Cecilia Ferrari

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Di recente il Ministro per le Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, ha proposto di regolarizzare gli oltre 600.000 migranti che vivono in Italia e lavorano nel settore agricolo come "irregolari", in quanto sprovvisti del permesso di soggiorno e di un vero e proprio contratto di lavoro.

Sul tema si è subito aperto un acceso dibattito politico: Matteo Salvini, leader leghista ed ex Ministro dell’Interno, si è scagliato contro Teresa Bellanova sostenendo che la sua proposta porterebbe alla regolarizzazione di un esercito di clandestini e che il Governo dovrebbe pensare prima agli italiani. Della stessa opinione Fratelli d’Italia, mentre da Forza Italia si è alzata la voce di Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, che ha rilanciato il “modello Maroni”, aprendo quindi ad una sanatoria su colf e badanti. In sostanza, la critica principale posta dall'opposizione è che ci sarebbero problemi più grandi da risolvere in questo delicato momento attraversato dal nostro Paese. All’interno della maggioranza, però, non sembra esserci ancora un accordo: se da un lato Italia Viva supporta la proposta della sua Ministra, con il Partito Democratico che segue a ruota, seppur tiepidamente, dall'altro il Movimento 5 Stelle vi si oppone. Il viceministro dell’Interno Vito Crimi, capo politico ad interim pentastellato, ha da subito respinto la proposta sostenendo che la soluzione non sta nella regolarizzazione dei braccianti irregolari.

Il punto fondamentale del progetto della Ministra Bellanova che la maggior parte dei partiti tende a non capire, o forse a ignorare, è che la regolarizzazione di questi lavoratori non è solo una questione di dignità personale – posto che le condizioni in cui vivono molti di loro sono disumane, all’interno di villaggi in cui spesso non vi è acqua corrente né luce o gas – ma anche e soprattutto una questione economica. La pandemia da coronavirus ha portato a una mancanza di manodopera nei nostri campi e questa proposta mira quindi anche a limitare i danni di una crisi del mercato agricolo. In un Paese come l’Italia, in cui il tasso di irregolarità del lavoro nel settore primario arriva quasi al 40%, non si può pensare di ignorare il problema e fingere che all'interno della filiera tutto sia legale, o addirittura mettere a rischio i nostri raccolti e l’approvvigionamento del mercato interno. Non si può allo stesso modo ignorare che l’irregolarità di tanti lavoratori essenziali tende a generare una concorrenza sleale nei confronti di quelle aziende che invece lavorano nella legalità, e che senza adeguati provvedimenti migliaia di lavoratori sottopagati rischiano di rimanere schiavi delle mafie o della criminalità organizzata.

Lo Stato deve farsi carico della vita di queste persone o sarà la criminalità a sfruttarla”, ha detto Teresa Bellanova. D’altronde non è la prima volta che la Ministra si occupa di situazioni di sfruttamento: già come viceministro allo Sviluppo economico, nel 2016, contribuì alla approvazione della legge sul caporalato. In una situazione così complicata non si può neppure parlare a colpi di slogan, tra i più ricorrenti dei quali il “prima gli italiani”, facendo finta che non ci siano già più di 20.000 italiani che, rimasti senza lavoro, hanno dato la loro disponibilità a lavorare nelle nostre campagne: la regolarizzazione dei contratti di lavoro avvantaggerebbe anche loro, non soltanto i lavoratori stranieri. Forse il problema della proposta della Ministra è proprio questo: aiuta gli italiani aiutando anche i lavoratori stranieri.

Le opinioni sono varie, i pareri diversi, ma Teresa Bellanova ha sempre risposto alle critiche costruttive con la serietà e l’educazione che dovrebbero caratterizzare ogni ruolo istituzionale. Eppure, nonostante si sia sempre comportata correttamente con i suoi avversari politici e anche con i cittadini, la Ministra è diventata oggetto di scherno e di ingiurie via social, che sempre più di rado rappresentano uno spazio di proposta e confronto e sempre più spesso diventano un’arena in cui prevale il turpiloquio. Nessuna proposta alternativa, soltanto le solite parole d’odio, scritte con l’unico scopo di offendere. In un post su Instagram Teresa Bellanova ha invece replicato agli insulti con la delicatezza che la contraddistingue (lei che è già stata criticata per il percorso scolastico e per il modo di vestire), affermando che non avrebbe risposto all’odio con altro odio, perché chi ricopre un ruolo istituzionale deve essere il primo ad essere d'esempio con le proprie parole. Almeno su questo, ideologie politiche a parte, dovremmo essere tutti d’accordo.

Cecilia Ferrari