Cesare Manzaro

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Le stragi del ‘92

Le stragi che avvennero nel 1992 furono la punta dell’iceberg di tutto quello che la lotta alla mafia aveva comportato. Uomini giusti e straordinari, come Falcone e Borsellino, caddero sotto gli ignobili colpi dei mafiosi. Ci fu strappato un pezzo di giustizia, fu spazzato via dalle bombe uno dei pilastri fondamentali del nostro Stato. Il ricordo dei magistrati e il loro messaggio di coraggio e verità, però, riuscirono a sopravvivere agli attentati, riuscirono a sconfiggere il terrorismo dei criminali. A distanza di 28 anni in noi è ancora forte la presenza di certe immagini e sensazioni, per chi le ha vissute direttamente o per chi le ha studiate sui libri di storia. È importante che sopravvivano anche altri ricordi, più silenziosi. Ci sono alcune storie che mi hanno colpito delle vicende che ricordiamo ogni anno: le storie degli agenti di scorta. Il 23 maggio 1992, a Capaci, oltre a Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo morirono anche tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

https://video.corriere.it/cronaca/note-silenzio-poliziotti-scorta-morti-falcone-borsellino/d576e28e-9c41-11ea-aab2-c1d41bfb67c5

Legalità, giustizia e libertà

Se è difficile esprimere a parole ciò che rappresenta una professione come quella del magistrato antimafia, credo che sia ancor più complicato dare una definizione di agente di scorta. Persone che scelgono di donare completamente la propria esistenza, e in molti casi anche la vita, per un bene maggiore, per proteggere coloro i quali ne hanno bisogno e per permettere loro di proseguire il cammino. La dicitura “servo dello Stato” trova la sua più nobile espressione in queste persone, l’incarico lavorativo diviene qualcosa di superiore, si trasforma in una grandissima e potentissima chiamata esistenziale espressa perfettamente nei valori di legalità, giustizia e libertà. Il 23 maggio 2020, come tutti gli anni, la Polizia di Stato ha ricordato gli agenti caduti nelle stragi di Capaci e via d’Amelio, sulle note de “Il Silenzio”, una melodia stupenda che rappresenta la missione di queste donne e uomini.

Ombra e silenzio, queste sono le parole che caratterizzano la vita di questi agenti. Una vita in silenzio e nell’ombra, diventando loro stessi ombra della persona da proteggere. Una scelta, una vocazione, per chi decide di aggiungere un ulteriore addestramento volto alla preparazione e all’aggiornamento delle tecniche di protezione. In un’intervista rilasciata ad Elisa Chiari per Famiglia Cristiana il vice direttore del Centro di addestramento e istruzione della Polizia di Stato, Domenico Comunale, definisce il profilo dell’agente di scorta “accanto alle attitudini di base, estremo equilibrio, buon senso, capacità di gestire lo stress, formazione deontologica […] intuito, intelligenza, capacità di osservazione degli scenari, capacità di previsione” aggiunge poi “il più efficace agente di scorta è quello che riesce a gestire il rapporto con la persona protetta in modo da avere una collaborazione attiva”. Un ruolo estremamente complicato, che prevede competenze tecniche ma anche una grandissima capacità di relazione e di adattamento per poter funzionare al meglio.

Il ricordo del sacrificio

Vito, Rocco, Antonio, Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter, Claudio, Oreste, Domenico, Raffaele, Giulio, Francesco. Questi sono i nomi degli agenti che hanno perso la vita nelle stragi di Capaci e via d’Amelio e nel rapimento di Aldo Moro, ma sono solo alcune delle vittime del dovere, di coloro i quali sono stati capaci di donare se stessi e la loro vita, basti andare nel Sacrario dei Caduti della Polizia di Stato per capire quanti siano questi eroi.

È fondamentale che si mantenga vivo il ricordo di queste persone, o meglio il ricordo del sacrificio.

Cesare Manzaro

Fonte immagine di copertina: https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php?article91