Giovanni Odone

Giovanni Odone

Torinese | classe 2000 | Scienze internazionali dello sviluppo e della cooperazione presso UniTo. Appassionato di politica estera e viaggi con lo zaino in spalla.

Dalla Russia con amore

È la notte del 22 marzo e all’aeroporto militare di Pratica di Mare atterra il primo dei nove aerei russi Ilyushin Il-76. Sono aerei da trasporto, carichi di mascherine, ventilatori polmonari ma anche di brigate mediche specializzate nella disinfezione batteriologica, portano con sé camion militari e un laboratorio da campo; ci si accorge subito che il personale russo è stato inviato dal Ministero della Difesa di Mosca e fa impressione ad alcuni, vedere la colonna di mezzi dell’esercito transitare nelle autostrade verso il nord Italia. La potremmo chiamare la geopolitica degli aiuti ma l’ambasciatore di Russia in Italia Sergey Razov, assicura che lo scopo dell’iniziativa è quello di venire “in aiuto al popolo italiano nei momenti difficili” mettendo quindi da parte le ipotesi avanzate da giornalisti e analisti che vedono nella missione di soccorso, un secondo fine, molto più geopolitico piuttosto che sanitario.

La solidarietà dei popoli amici

Ma la Federazione russa è soltanto uno dei tanti Paesi che in queste settimane ha deciso di fornire il proprio aiuto all’Italia; diverse province cinesi per esempio già a metà marzo avevano donato 10 tonnellate di materiale sanitario (ventilatori, mascherine, tute protettive) E non solo queste due grandi potenze stanno contribuendo allo sforzo, ma anche stati più piccoli che vedono l’Italia come un Paese amico, presente nel momento del bisogno. E così, l’Albania invia 30 medici che come ricorda il Primo Ministro albanese combatteranno il nemico invisibile insieme al nostro personale sanitario perché, e cito il Premier Edi Rama, “non siamo ricchi ma nemmeno privi di memoria e non possiamo permetterci di dimostrare all’Italia che gli albanesi abbandonano l’amico in difficoltà”

Sono parole forti e toccanti capaci di provare il fatto che il nostro Paese possa in questi momenti, contare sulla solidarietà di Paesi amici. Oltre all’Albania anche Cuba, Turchia e gli Stati Uniti d’America da dove arriva l’annuncio del presidente Trump determinato a fornire al nostro Paese cento milioni di dollari in materiale chirurgico, sanitario e una serie di ventilatori polmonari; si potrebbe dire che il materiale non manca ma ciò non è del tutto vero.

(Photo by YAMIL LAGE/AFP via Getty Images)

Gli aiuti internazionali, vanto o debolezza?

Queste gesta solidali sono sicuramente apprezzate dal Ministro degli Affari Esteri Luigi di Maio che non perde occasione in ogni sua diretta Instagram e Facebook di ricordare quanto questi aiuti siano frutto di una politica estera personalmente guidata dal palazzo della Farnesina (sede del Ministero degli Esteri); ma tutto ciò è veramente un bene? Prima di formulare un qualsiasi pensiero è doveroso ringraziare quei Paesi che sono all’opera per soccorrerci, fatto ciò si consideri l’influenza e l’impatto che ogni cargo di materiali e personale può avere sulla geopolitica italiana ed europea. L’Italia è stata per secoli un territorio di “prova” per varie potenze straniere e ancora oggi è considerata l’alleato instabile del sistema di sicurezza americano in Europa; si pensi all’implementazione del 5G Huawei, il memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta cinese e alle vicinanze di certi partiti politici italiani con la Russia di Vladimir Putin. I primi aerei carichi di mascherine arrivano dalla Cina poi dalla Russia e ancora da Cuba; solo dopo giorni se non settimane atterrano a Pratica di Mare gli aiuti dei tradizionali alleati e i vari cargo di materiale acquistato dal nostro Governo.  Queste diverse dichiarazioni, tempistiche, quantità di merci e servizi offerti al nostro Paese dimostrano quanto in realtà la politica estera di Roma sia incerta. Sia chiaro, le mascherine sono un fondamentale strumento di difesa ed è proprio per questo motivo che il Governo avrebbe dovuto evitare una tale carenza di coordinamento tra la Farnesina e le ambasciate d’Italia nel mondo. Poco coordinamento che ha innescato ritardi e blocchi dei cargo di mascherine acquistate da Roma. Le ricadute di tali scelte non affliggeranno soltanto il nostro sistema Paese, la sicurezza sanitaria e le successive strategie geopolitiche della Farnesina (la Russia prima o poi vorrà qualcosa in ritorno) ma anche parte della generale opinione pubblica italiana.

Conclusioni

La verità è che la politica estera italiana è poco gestita e di conseguenza poco coordinata. Gli atteggiamenti di Roma nei confronti dell’UE e delle diverse strategie di acquisto di materiale sanitario dall’estero (fondamentale per la sicurezza sanitaria nazionale) devono necessariamente essere meglio organizzati, così come la Comunità europea in questa grande sfida. Ora più che mai serve un’Europa unita altrimenti il sogno europeo sarà un’altra pesante vittima del Covid-19 e nella tomba ci si porterà anche quell’ultima influenza esercitata dai paesi europei nel mondo.

Giovanni Odone.

(Photo by Aeronautica militare via aeronautica.difesa.it)

(Photo by YAMIL LAGE/AFP via Getty Images)