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Di Valerio Ziino

Il 15 Settembre 1993 la mafia inflisse l’ennesimo colpo alle istituzioni e alla Sicilia, macchiandosi dell’omicidio di Padre Pino Puglisi, convinta di riuscire ad estirpare le radici del suo lavoro e del suo amore per educare i ragazzi al rispetto reciproco. Eppure l’attività del sacerdote di Brancaccio, come sempre accade, è sopravvissuta al tentativo di mettere a tacere la sua esperienza al servizio di Dio e della sua terra. Il martirio di Don Pino Puglisi rappresenta una pagina di storia indelebile per tutti quei siciliani desiderosi di ricordare quell’esempio, di diffonderlo tra i giovani raccontando la vita di un maestro che riuscì a offrire orizzonti nuovi a ragazzi che rischiavano di essere coinvolti nei traffici della malavita. Questa testimonianza ci dimostra quanto fosse preziosa l’arma della cultura per parlare ai cuori dei bambini e alle loro molteplici sensibilità in cerca di modelli nuovi e d’ascolto. La mafia, infatti, non accettò mai che un insegnante coraggioso potesse squarciare il velo della rassegnazione per restituire un quartiere complicato come Brancaccio ai bisogni dei suoi abitanti, alla spensieratezza dei suoi giovani. Quando pensiamo che la Sicilia sia una terra irredimibile dobbiamo saper guardare avanti con speranza e con gratitudine al passato, alle eredità che ci consegna il sacrificio di tanti innocenti consapevoli che solo combattendo con gli strumenti della giustizia e attraverso una instancabile opera di sensibilizzazione possiamo trasformare la Sicilia e l’Italia in un luogo più giusto ,libero dall’oppressione e dalla violenza della mafia. Occorre continuare ad investire sulla cultura, sui progetti che educano le nuove generazioni, perché proprio guidandole verso un’alternativa alle tenebre del malaffare- come soleva fare Padre Pino Puglisi- riusciremo a completare l’opera generosa di uomini che hanno scelto di lottare affinché il sole della speranza tornasse a illuminare la nostra terra.