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Di Mariano Scuotri

Lasciati soli.

Questa la scritta che potrebbe campeggiare sul collage fotografico che da anni, ogni 9 maggio, circola sul web: perchè Aldo Moro e Peppino Impastato avevano questo triste destino in comune. E si conoscevano benissimo, anche se non lo sapevano.

Due storie lontane. Aldo Moro era l’emblema del “Grande Statista”, uomo della DC, venuto dal Meridione per costruire la sua idea di politica sulle basi di una fermezza fatta soprattutto di umanità. Peppino Impastato era il ragazzo ribelle, schierato contro quel “sistema” che negli anni ‘70, nell’ entroterra siciliano fatto di scagnozzi e signorotti, era rappresentato esattamente da chi “faceva politica” per il solo gusto di sentirsi baciare le mani.

Due luoghi lontani. Roma, non ancora quella di Mafia Capitale (forse), ma quella della Magliana, delle periferie di Pasolini, del terrorismo, distava (e dista, ovviamente) 1492 Km da Cinisi, il paesino del Sud dove l’unica forma di “stato” era l’onore e dove il potere aveva un nome: Gaetano Badalamenti, il boss solo nel 2002 riconosciuto e condannato mandante dell’omicidio di Peppino.

Aldo Moro veniva da Maglie, in Puglia, e pensava che il ruolo della politica dovesse essere quello di servire lo Stato, concentrando tutte le forze in un’unica direzione, facendo convergere tutte le linee parallele delle diverse idee verso un’unica aspirazione: nella sua idea, le “convergenze parallele” avrebbero sorretto una società più giusta, dove ognuno si sentisse davvero rappresentato, dove ognuno, come egli stesso affermò, “potesse essere un po’ più se stesso”. E il senso della “Strategia dell’attenzione” verso il PCI era questo: e questo fu il motivo per cui chi per niente condivideva questo senso di democrazia condannò Moro alla prigionia di 55 giorni che lo condusse alla morte.

Peppino Impastato era di Cinisi e aveva anche lui una sua idea di politica: “fare politica” era fare qualcosa che fosse utile ad una comunità, la sua comunità. E egli stesso volle fare e fece qualcosa di utile, che servisse a far aprire gli occhi agli altri. Con i comizi in piazza sotto il municipio del sindaco-tipo colluso con Cosa-Nostra, con “Radio Aut”, la radio amatoriale che mise in piedi per raccontare con la classica irriverenza di noi ragazzi i giochetti fatti di cemento e sangue della mafia nemica e amica dello Stato nello stesso momento: Peppino desiderava che tutti si accorgessero che la bellezza di una terra moriva soffocata dalla fame prepotente di pochi.

Due volti vicini. Moro e Impastato sono morti entrambi il 9 maggio 1978, entrambi ritrovati lì dove i loro assassini li avevano lasciati: ed ecco che anche i chilometri si potrebbero azzerare. Perchè basta un niente per far scattare qualcosa che accomuna più di qualunque altra cosa: perchè la Renault 4 rossa di via Caetani, quella dove Moro fu ritrovato crivellato, è uguale al binario ferroviario sopra al quale Peppino giaceva dilaniato in mille pezzi. Sono uguali, sono lo stesso posto, perchè in entrambi i luoghi è morta la stessa cosa: la libertà di pensiero e di parola. La libertà di essere umani, davvero.