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In diversi Paesi, con il pretesto di introdurre misure volte a combattere la diffusione del Covid-19, si stanno vergognosamente violando i diritti umani di diverse minoranze, in particolar modo quella delle persone transgender e transessuali.

Disforia di genere, transgenderismo, transessualità: di cosa si tratta?

Prima di parlare delle loro battaglie, conosciamo le persone di cui stiamo parlando: i/le transessuali e i/le transgender sono persone il cui sesso biologico non corrisponde alla loro identità di genere. Dalla disforia di genere, questo il nome di tale condizione, derivano quindi il transgenderismo e la transessualità: nello specifico, si parla di transgenderismo quando una persona rifiuta la logica sessuale binaria cisgender (maschio/femmina) non identificandosi permanentemente con nessuno dei 2 sessi; per transessualità si intende, invece, quando una persona, identificandosi permanentemente con il genere opposto al proprio sesso biologico, ha come obiettivo il cambiamento del suo corpo anche attraverso interventi medico-chirurgici di "transizione".

La disforia di genere si può manifestare nell’età prepuberale ma anche nell’infanzia e si acuisce durante la pubertà, periodo in cui entrambi i sessi sviluppano le proprie caratteristiche sessuali. Occorre comunque specificare che non tutte le persone disforiche vogliono necessariamente cambiare il loro corpo: la transizione è un percorso lungo, in cui non tutte le tappe sono obbligatorie e ognuno può scegliere fin dove arrivare. I diversi step di questo percorso sono:

  • la valutazione psicologica : questa fase dura minimo 6 mesi e serve a capire se ci si trova di fronte ad un reale caso di disforia;
  • la certificazione di disforia: una volta accertata la disforia di genere tramite la valutazione psicologica si riceve una certificazione;
  • la valutazione medica: è molto importante e serve per accertarsi dello stato di salute della persona.
  • la valutazione di un endocrinologo, per determinare con precisione la terapia ormonale da seguire. La ricetta prescritta è specifica per ciascun individuo ed ha una tempistica di somministrazione da rispettare ma ciò non è sempre possibile a causa della scarsa reperibilità degli ormoni che varia in base alla posizione geografica.
  • La fase chirurgica

Di conseguenza, le persone disforiche non solo si trovano a combattere contro l’arretratezza culturale che spesso li circonda, sia all’interno della società che delle famiglie, ma devono anche affrontare i problemi economici dovuti alle costose spese mediche di questo percorso.

Quali diritti sono garantiti in Italia?

Grazie alle lotte del MIT (Movimento Italiano Transessuali), il 14 Aprile 1982 è stata approvata la legge 164: questo provvedimento dispone “la rettificazione di attribuzione di sesso”, ovvero si consente agli individui transessuali e transgender di richiedere un incontro presso una struttura o un’associazione a tutela della loro salute e benessere, al fine di intraprendere il percorso di transizione.

Inoltre, per aiutare i disforici più giovani esistono (anche se fortemente criticati con lo slogan transfobico "Farmaci Gender”) dei bloccanti ipotalamici capaci di interrompere temporaneamente lo sviluppo della pubertà. Frenare lo sviluppo ormonale non serve a fare “cambiare di sesso ai bambini”, com’è stato detto polemicamente ed offensivamente affermato, bensì può impedire che i ragazzi e le ragazze rifiutino violentemente il loro corpo assumendo comportamenti autodistruttivi; in più, fa sì che la transizione fisica da adulti diventi più facile e meno invasiva.

Il 25 Febbraio 2019, l’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) ha finalmente stabilito l’estensione della prescrivibilità e della rimborsabilità di questo tipo di medicinali. Ogni caso va comunque valutato singolarmente e la somministrazione di estrogeni o testosterone per la mascolinizzazione o femminilizzazione del corpo è possibile soltanto a partire dai 16 anni di età; gli interventi irreversibili, ovvero le operazioni chirurgiche, sono invece previsti di norma dopo la maggiore età.

Cosa sta accadendo in Ungheria?

Il 30 marzo 2020, proprio in occasione del Transgender Visibility Day, il primo ministro ungherese Viktor Orbàn ha ottenuto i pieni poteri dal Parlamento con il pretesto di contrastare la diffusione del Covid-19. Orbàn, già noto per le sue posizioni xenofobe e omofobe, ha invece sfruttato l'emergenza sanitaria per imporre un regime personalistico, basato sulla sua visione cisgender ed eteronormata.

Il recente inserimento del "sesso di nascita" come unica caratteristica determinante il genere delle persone ha difatti eliminato ogni possibilità per le persone transgender di cambiare nome o di intraprendere il proprio percorso di transizione: non saranno infatti concesse né le terapie ormonali né le operazioni chirurgiche necessarie. Già prima di questo “colpo di stato” l’Ungheria non era tra i paesi più avanzati in materia di diritti LGBT, ora però la minoranza delle persone trans è più discriminata che mai.

Il gesto di Orbàn ha inoltre evidenziato la debolezza dell'UE nella tutela dei diritti della comunità LGBT: nonostante esistano già diverse leggi contro la discriminazione in base all’identità e all’orientamento sessuale, l'Unione non possiede ancora adeguati e concreti strumenti per intervenire contro l’Ungheria.

E in Gran Bretagna?

Il 22 aprile 2020 il ministro delle donne e delle pari opportunità Lizz Truss ha annunciato, nell’ottica di una riforma del “Gender Recognition Act”, che non sarà possibile avviare il percorso di transizione per cambiare sesso prima dei 18 anni di età. La riforma, attesa da tempo, avrebbe dovuto invece semplificare le pratiche per la transizione di genere anche sui documenti di identità, ma secondo Truss quest’inversione di tendenza servirà a “salvare i minori dalle decisioni che potrebbero prendere” in merito a processi irreversibili.

L’opinione pubblica britannica si è quindi divisa in due fazioni: c’è chi si è espresso a favore di questa legge e chi, come gli attivisti LGBT e le persone legate alla comunità trans, l’ha subito percepita come un atto di violenza nei confronti delle persone transgender e come una nuova forma di discriminazione nel sistema sanitario britannico. Un genitore si è opposto dichiarando in un'intervista: “Mio figlio ha tanti diritti di decisione sul proprio corpo quanto gli adolescenti che richiedono contraccettivi, che optano per l’aborto o che rifiutano una vaccinazione. Anche tutte queste cose hanno conseguenze irreversibili”.

Il piano di Trump per gli USA

Ultimo di una serie di sfortunati eventi è stato l’annuncio del presidente degli USA Donald Trump di escludere dalle norme sanitarie volte a fronteggiare il Covid-19 i membri della comunità LGBT. Il piano sarebbe quello di stravolgere la norma 1557 dell’Obamacare, che prevede l’assistenza medica per tutte le persone senza discriminazioni di etnia, sesso, orientamento sessuale, età o disabilità. Per sventare questo piano si può ancora sperare nella Corte Suprema: starà infatti ai giudici individuare una protezione per le persone appartenenti alla comunità LGBT nel Civil Rights Act del 1964 per poter considerare reato la discriminazione messa in atto da Trump.

Verso la piena integrazione sociale

In questo momento così difficile, ci sono moltissim* ragazz* transgender e transessuali che sono confinati in famiglie omofobe e transfobiche e che ogni giorno soffrono a causa di aggressioni psicologiche e/o fisiche. Pertanto la società, e in primo luogo la politica, dovrebbero progredire al punto da non limitarsi a “tollerare” la presenza delle persone transgender e transessuali riconoscendo loro alcuni diritti fondamentali, arrivando invece a favorire concretamente la loro integrazione sociale.

Occorre partire in primis dall’istruzione, dato che molto spesso alcun* adolescenti trans abbandonano gli studi a causa delle discriminazioni in ambito scolastico; è necessario inoltre legiferare in maniera appropriata per combattere i pregiudizi anche nel mondo del lavoro, uno degli ambienti in cui è più difficile integrare gli individui disforici. Cosa ancora più importante è ricordare alle persone che non sono gli individui trans ad essere “contro natura”, è la società che non li riconosce ad essere malata.

Linda Marsili