Riccardo Boiani

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È l’11 marzo quando l’OMS classifica ufficialmente il virus Covid-19 come una pandemia: nessun Paese può quindi considerarsi risparmiato dall’emergenza sanitaria. La grande sfida di oggi è quella di risollevarsi da una crisi economica devastante che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale. Cosa cambierà in Cina, negli Stati Uniti e in Europa? Che tipo di ripresa ci sarà? Abbiamo raccolto l’opinione di Mariangela Pira, giornalista di Sky Tg24.

Mariangela, lei è stata inviata in Cina per anni e tutt’oggi scrive e si occupa della nazione orientale: ora che iniziano ad arrivare alcune notizie positive, tra cui la riapertura della città di Wuhan e la ripresa dei voli nazionali per il 40%, come vede lei l’economia cinese?

La Cina sta riaprendo ed è un bene non solo per i cittadini cinesi ma anche per l’intera economia globale: i dati parlano chiaro, la Cina ha una fortissima influenza sul commercio mondiale per via dei bassi costi di produzione e un export importante. La crescita prima di Covid-19 faceva passi da gigante, il pil registrava aumenti pari a circa il 6% annuo avvicinandosi sempre di più agli USA come prima potenza mondiale; il virus, invece, ha stravolto tutto. Molte aziende si affidavano alla forza cinese dal punto di vista delle catene globali di produzione, ora faranno diverse valutazioni al riguardo. Questo potrebbe portare ad un ridisegnamento delle catene globali di produzione e al ripristino di alcuni equilibri commerciali. La Cina si riprenderà in fretta, la domanda nei prossimi mesi crescerà ma in un mondo odierno cosi globalizzato anch’essa da sola non andrà da nessuna parte: serve una rinascita comune. Una delle poche cose positive che il virus potrebbe aver portato nella nazione orientale è il cambio di alcune abitudini di vita, soprattutto nell’ambito dei mercati di animali vivi, ma anche una diversa prospettiva sulla cooperazione mondiale.

Gli Usa, principali rivali della Cina dal punto di vista commerciale, stanno vivendo un periodo di fortissima crisi sanitaria ed economica. Le domande di disoccupazione sono arrivate a 16 milioni in sole 3 settimane ma già prima della crisi gli Stati Uniti erano in forte disavanzo commerciale, con un elevato debito pubblico: ora, con le recenti mosse di Trump, questa situazione potrebbe aggravarsi. Come vede lei l’economia statunitense?

Non c’è dubbio sul fatto che gli USA anche prima di questa crisi avessero qualche squilibrio commerciale e diversi problemi sul debito pubblico, ma proprio a questo riguardo gli americani sono molto diversi da noi europei: l’atteggiamento statunitense per fronteggiare le crisi è sempre stato molto aggressivo, basato sull’immettere forti liquidità nel sistema grazie ad una FED vitale per la sua economia e soprattutto su forti spese e importanti nazionalizzazioni, come fece Obama post crisi ’08.  Nel dibattito di queste settimane si è fatta largo la possibilità di sfruttare questa crisi per costruire ospedali, infrastrutture essenziali, proprio per non far perdere terreno all’economia, agevolando la ripresa alla fine del lockdown. Inoltre, un fattore che spinge gli USA a muoversi sempre con anticipo è quello di non avere una forte rete di protezione sociale come la nostra: le persone che perdono il lavoro hanno un sussidio per soli 6 mesi, con il peso sulle spalle del pagamento dell’assicurazione sanitaria; questi fattori spingono gli Stati Uniti a muoversi con rapidità, non dovrà quindi destare stupore se usciranno da questa crisi prima dei Paesi europei.

Proprio l’Europa è reduce da un Eurogruppo fondamentale, uno tra i più importanti negli ultimi anni: sono stati mossi circa 500 miliardi tra SURE, BEI e MES con condizioni leggere se usato per spese sanitarie. La novità consiste nel Recovery Fund, fondo di ripresa comune europeo di 500 miliardi i cui dettagli saranno definiti nel Consiglio Europeo del 23 aprile. È stato fatto abbastanza, secondo Lei?

Non c’è alcun dubbio sul fatto che siano stati fatti grossissimi passi in avanti: tutte le manovre descritte sopra sono al netto di quello che sta facendo la BCE; Christine Lagarde ha attuato un pacchetto molto massiccio di acquisto dei titoli di stato, e solo nel mese di Marzo, 15 miliardi di Btp sono stati acquistati proprio da Francoforte. Altro fatto rilevante è la sospensione del Patto di Stabilità, inimmaginabile fino a qualche mese fa, così che i paesi possano fare il deficit necessario senza il tetto del 3%. Il Covid-19 senza dubbio ha stravolto anche l’Europa.

Niente Eurobond/Coronabond però..

Personalmente sono molto attenta a dare giudizi su questo punto, partendo dal presupposto che in Europa si devono rispettare le regole all’interno dei trattati che sono stati firmati anche dall’Italia. Al contempo, però, la crisi che stiamo vivendo non è una riedizione di quella greca nel 2011: il coronavirus è stato uno shock che ha colpito tutti i Paesi europei, questo implica che debba scattare una solidarietà tra i Paesi membri. Il fatto che tra le varie nazioni ci siano squilibri di debito ovviamente non aiuta la creazione degli Eurobond, visto che il farsi garante verso debiti altrui non alletta paesi rigorosi come Germania ed Olanda; inoltre, per introdurre titoli di stato europei serve una politica fiscale comune europea, cosa che oggi purtroppo non c’è. Non dimentichiamoci però di che bene prezioso è l’Europa e dell’aiuto che in questo momento sta fornendo.

Un fattore da non tralasciare assolutamente è quello finanziario. Il sole 24 ore ha riportato come la FED abbia, nel mese di marzo, acquistato ingenti quantità di titoli di stato USA per non rischiare una mancanza di liquidita sul mercato: avere una situazione di incertezza può portare i mercati in fibrillazione causando anche una crisi finanziaria?

Le borse sono state molto agitate nelle scorse settimane, soprattutto nella metà di marzo con lo scivolone della Lagarde sulla possibilità della BCE di contenere lo spread. I mercati finanziari per ora stanno bene, negli ultimi giorni quasi tutte le borse europee ed estere hanno chiuso in rialzo anticipando forse un ottimismo di ripresa delle attività. Proprio per questo motivo vedo molto difficile che la crisi economica si trasformi in crisi finanziaria, soprattutto con il grosso lavoro delle banche centrali dei vari Paesi nel fronteggiare la crisi di liquidità.

Riccardo Boiani