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Di Giorgio Ferrigno

I pilastri della democrazia tremano sotto il peso dell’ignoranza e di chi si autocelebra come il salvatore della patria. Le ultime ore sono state forse le più destabilizzanti per la nostra Repubblica e abbiamo vissuto uno stravolgimento delle carte in tavola che nemmeno la fantapolitica ha mai potuto immaginare.

Tutto ciò per un nome: Savona. Il particolare candidato giallo-verde al Ministero dell’Economia e della Finanza che non poco tempo addietro proponeva di portare lo spread a 600 per “mettere in ginocchio” l’Europa; dimenticandosi tra le tante cose che l’Europa siamo anche noi.

È proprio in situazioni di questo genere che l’articolo 92 della Costituzione riserva al Presidente della Repubblica il potere arbitrario di poter porre veto sulla scelta di un Ministro.

“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.”

Il premier può solamente proporre una lista di nomi che dovrà poi passare sotto la verifica del Presidentedella Repubblica: garante della Costituzione e dei diritti fondamentali dei cittadini.

È proprio su questi ultimi che Mattarella si è basato nell’ affermazione di questo veto: dall’alto della sua figura istituzionale ha sentito il dovere di tutelare i risparmi dei cittadini italiani, delle loro vite e delle loro imprese.

La decisione è stata presa dai partiti di maggioranza come un avvenimento eclatante. Di Maio ha mobilitato la comunità di militanti per farli scendere in piazza a Fiumicino. La Meloni è stata la prima ad urlare all’alto tradimento, seguita dallo stesso leader dei 5Stelle che intende procedere con lo stato di accusa del Presidente.

Condizioni simili non sono invece mancate nella storia repubblicana. Berlusconi, per esempio, la subì due volte. Il primo ad imporla fu Pertini che disse no a Cossiga sulla carica assegnata a Darida. Il più recente è stato Napolitano che ha posto il veto su Gratteri come Ministro della Giustizia del Governo Renzi.

Le forze in campo per formare un esecutivo volevano mettere il futuro dei risparmi italiani nelle mani di un’economista a dir poco estremista e più volte confutato dai maggiori germanisti come Pierluigi Ciocca e Angelo Bolaffi.

I nuovi fenomeni della politica minacciano seriamente la Repubblica e non rispettano la Costituzioneche con tanta passione difesero due anni fa.

Non cadiamo nella trappola demagogica di due ciarlatani e smettiamola di vedere poteri forti dove invece ci sono curricula falsi e teorie economiche post-apocalittiche.