Millennials

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Di Chiara B.

I dati Istat dell’ultimo rapporto sulla lettura confermano un posto in classifica preoccupante per l’Italia: circa una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa e il 63,2% ne possiede “solo” 100. Questo ci stupisce visto che è un triste primato che l’Italia “patria della Cultura” si guadagna da oltre vent’anni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare.

Questo dato mostra uno scenario ancor più preoccupante se  incrociato con una lieve ripresa del mercato editoriale (il 2016 segna un + 3,7% di titoli pubblicati) e con la costante crescita di quello dell’editoria digitale (un libro su tre di quelli pubblicati si trova anche in formato e-book).

Permangono alcuni fattori che demarcano una distribuzione varia dei lettori: più numerosi al Nord (48,7%) e più presenti nelle famiglie con genitori lettori (66,9% dei ragazzi fra i 6 e i 18 anni).

Sebbene gli editori individuino il basso livello culturale della popolazione e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura come cause determinanti del mancato interesse per quest’arte meravigliosa, nell’analisi pesano altri due aspetti che ci evitano considerazioni affrettate: da un lato, sono leggermente cresciuti i prezzi dei libri, dall’altro il digitale (e-book e libri online) si sta progressivamente diffondendo, soprattutto tra i giovani e in particolare, segna un 4% di lettori che non acquistano libri cartacei.

Che sta succedendo? In un articolo de Il Giornale.it Massimiliano Parente lamenta (a ragione) il fatto che nonostante il ruolo di fanalino di coda tra i Paesi europei, siamo capaci di inventare una scusa sempre diversa per giustificarci  (la crisi economica, il tempo che manca, etc.). Come spesso mi accade (forse perché leggo molto?), non sono troppo d’accordo con le conclusioni tranchant di Parente, ovvero che siamo lettori senza “principio di autorevolezza”, che corrisponde a dire che non siamo (più?) in grado di riconoscere un grande autore; sono piuttosto persuasa che manchi chi sappia educare alla lettura, utilizzare la stessa freschezzadi uno youtuber o di un influencerper comunicare non tanto il contenuto della lettura (a volte difficile, maiuetico e non sempre frizzante e “pop”), quanto il suo valore.

I film in questa cosa riescono perfettamente: un riadattamento cinematografico, attraverso il potere del cinema che riesce ad affascinare ed emozionare, fa nascere subito un desiderio di rivivere l’esperienza attraverso la lettura del libro da cui è stato ispirato.

Allora cosa manca? Manca la capacità di promuovere i “benefici” di un libro. È certamente un ottimo poggia tazza di tisana bollente quando sono ammalata o un efficace supporto per scrivere quando sto viaggiando in treno, ma la verità è che quel libro mi ha arricchita molto di più: se in una giornata di malattia ho trovato conforto nelle parole di un autore che mi ha messo allegria, se in una trasferta di lavoro verso Roma ho trovato una bellissima metafora della vita che mi farà sentire meno sola e ho deciso di appuntarmela su un pezzo di carta per non dimenticarla mai, questo lo devo a un libro.

Non passo un momento della mia vita senza un libro attorno, infilato da qualche parte che mi consiglia. E mi trovo spesso a pensare: “Cosa avrebbe fatto tal personaggio nella mia situazione?”  O a pensare: “Potrebbe essere diverso da così, potrei sempre fare come (altro personaggio)”.

Leggere dà qualcosa che nessun altro mezzo può: la libertà. Ed è una libertà molto particolare, è la libertànon solo di vivere tutte le esperienze possibili immaginabili, senza bisogno che divengano spaventosamente reali (a volte la vita fa un po’ paura!), ma soprattutto sono le vite come io decido che siano: nessuno potrà mai leggere nel mio stesso modo, immaginare ciò che legge con le mie stesse immagini e in questa libertà coltivo il mio essere originale, poter parlare del mondo con le mie parole, aiutata certo delle parole degli autori, che però mi rendono meravigliosamente attiva nella mia parte.

Non importa cosa leggi, non serve trovare delle “spiegazioni” dentro i libri. I romanzi, con le loro cavalcate nell’animo umano, possono rivelarci molto più di qualsiasi tecnicismo. Siamo esseri straordinari e questo non lo dobbiamo soltanto alle “nozioni” che possiamo apprendere nel corso di una vita, non siamo macchine finalizzate verso obiettivi preordinati. Abbiamo il potere del buon senso, una caratteristica speciale, che sarà la nostra forza per tutelarci come specie: ponderare, valutare, immaginare, credere, sentire, immaginare. Tutte cose che danno voce ai nostri pensieri e riescono a immaginare: il mondo com’è, il mondo come lo desideriamo, il mondo che ci fa paura, e il mondo come mai sarà.

Prendetevi il lusso di essere speciali!