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Di Mateo Hernandez George

Centoundici anni fa nacque Alterio Spinelli. La sua è una storia straordinaria, che ha segnato il corso degli eventi. La storia di un Politico con la ‘P’ maiuscola.

Alterio nacque a Roma il 31 agosto 1907. Iniziò la sua attività politica nel Partito Comunista quando aveva 17 anni e per questo nel 1926 fu arrestato dai fascisti e fu mandato prima in carcere, poi al confino a Ventotene. Proprio lì, a Ventotene, nacque in lui una coscienza che ispirò la sua idea di Europa: insieme ad altri prigionieri politici scrisse il ‘Manifesto di Ventotene’, uno dei primi documenti in cui si sostiene una Costituzione europea.

In quel manifesto Spinelli affermò che era inutile vincere il fascismo se ciò non avesse portato a una revisione del sistema europeo, non più basto su Stati-nazioni, ma su una federazione di stati uniti, sotto l’egida dei valori antifascisti, di pace e di libertà.

Alterio Spinelli non smise mai di combattere per questo suo sogno, ed oggi è una delle persone che ha influenzato più profondamente il concetto di ‘Europa’, ma soprattutto i valori fondanti dell’Unione.

Oggi più che mai Alterio Spinelli ci indica la strada da proseguire se vogliamo che il concetto di Stati Uniti d’Europa venga attuato. Egli, infatti, ha sempre posto l’accento sul principio di libertà e di dignità dell’uomo, che non deve essere mero strumento altrui, ma ‘un autonomo centro di vita’. L’Europa di Alterio Spinelli non era un’alternativa di governo, ma un modo di creare ‘un potere democratico europeo’, un potere che era in mano a cittadini che si sentivano facenti parte di un qualcosa di più grande, non solo utile, ma necessario.

L’Europa di Spinelli aveva come baricentro la solidarietà sociale e doveva portare all’emancipazione le classi sociali più svantaggiate e realizzare per esse delle condizioni più di vita più umane.

Oggi l’Europa è sotto attacco e non è più quella che immaginava Spinelli. Ma è proprio dalla sua figura che dobbiamo ripartire: da quella visione che mette in primo luogo i valori, le aspirazioni, i sogni grandi e piccoli dei cittadini.

Non basta più ribadire che l’Europa ci ha garantito il più lungo periodo di pace e prosperità economica e sociale della storia. Non ci basta neanche più ribadire come l’Unione Europea abbia aiutato la stabilizzazione politica ed economica di molti suoi paesi membri. Non ci basta più dire che il mercato unico ha creato opportunità di crescita e di competitività che altrimenti non avremo avuto. Non ci basta più fare l’elenco di ragioni per cui oggi, l’Unione europea, è il miglior posto in cui stare.

Ora dobbiamo tornare a parlare di valori, soprattutto in vista delle europee.

E soprattutto di futuro: il nostro futuro, ma non solo, anche quello dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Vogliamo vivere in un’Europa che crea unificazione culturale, scambio di modelli di vita, di idee, di capitale umano o invece vogliamo chiuderci in un provincialismo che nel mondo globalizzato ci renderà sempre meno importanti e influenti?

Vogliamo vivere nell’Unione che grazie alle sue politiche ambientali sta cercando di combattere il climate change, attraverso la promozione di energie rinnovabili e nella valorizzazione della biodiversità e soprattutto nella condivisione di dati, tecniche e soluzioni scientifiche a tutti i suoi membri?

Ma sopratutto: vogliamo o no essere guida nel mondo? Vogliamo o no cercare grazie alla nostra guida culturale e politica di essere quelli che ‘civilizzano la globalizzazione’, quelli che mettono l’economia di fronte alle sue responsabilità sociali?

Senza l’Unione europea, non possiamo fare nulla di queste cose, ma siamo condannati dalla nostra ignoranza geopolitica a contare sempre meno, ma soprattutto a garantire un futuro con meno opportunità e un presente con meno stabilità.

L’Unione europea è la nostra casa, deve essere la nostra casa. Essere europeisti però, non vuol dire accettare supinamente tutto ciò che fanno le istituzioni. Significa anche e soprattutto combattere per apportare i cambiamenti necessari che l’Unione deve fare per essere più efficace di quello che è oggi. Per essere più sogno. Per tutti.

Abbiamo, noi nuove generazioni, un ruolo da protagonisti in questo momento, in cui l’Europa è attaccata dalla peggior destra, che grazie al suo cieco nazionalismo sta cercando, non di cambiare, ma di far soccombere il progetto di Spinelli.

Ecco perché dobbiamo a gran voce urlare che noi in Europa vogliamo più democrazia, una centralità più importante del parlamento. Vogliamo che la nostra Europa sia quel luogo in cui possiamo condividere e risolvere tutti insieme le sfide più grandi del nostro periodo. Vogliamo un’Europa che combatta per la libertà dei suoi cittadini, che sia il motore della ridistribuzione della ricchezza, che sia il luogo in cui i diritti dei lavoratori vengano portati avanti senza sé e senza ma. Vogliamo che l’Europa diventi il faro della difesa e dell’applicazione dei diritti umani, civili e politici. Vogliamo che i nostri studenti possano viaggiare, conoscere, leggere, incontrare persone da loro diverse. Vogliamo che l’Europa diventi scambio di capitale umano, di peculiarità nazionali, di ambizioni moderne. Non vogliamo un’Europa di burocrati, o di economisti: vogliamo un’Europa di popolo, di cittadini, di sentimenti.

Chi vuole disunire l’Unione si deve prendere, oltre che una responsabilità politica, una responsabilità storica e sociale: L’Unione Europea non è solo il mercato unico, le istituzioni, ma è una scelta di campo ben precisa. Il modo in cui abbiamo deciso di essere società, di rapportarci con gli altri, di vivere. Questa scelta è nata con Spinelli, e da lì in poi, per più di 70 anni, è la scelta che stiamo portando avanti, in cui stiamo investendo umanità, idee, riflessioni, progettualità, energia, sogni. In cui stiamo spendendo, insomma, la nostra idealità politica.

L’Europa deve ritornare ad essere questo: una scelta di vita. Abbiamo tanta strada da fare.

Noi non vogliamo l’Europa che stanno disegnando Orban o Salvini. Vogliamo gli Stati Uniti d’Europa. Vogliamo l’Europa di Alterio Spinelli.