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Di Giovanni Maria Macca

Antonio era un ragazzo di 29 anni che nella vita faceva il “pennivendolo-radiofonico” (per usare un termine coniato da qualche esponente politico di maggioranza qualche settimana fa).

Ed era felice di esserlo!

A ventinove anni, si hanno tante idee, progetti, sogni, e Antonio stava lottando per realizzarli.

Antonio è morto, mentre era fuori per lavoro, il suo lavoro.

Quel lavoro, che sfruttava per parlare e diffondere un grande ideale e progetto nel quale credeva fortemente, e per il quale ha perso la vita: l’Europa!

Antonio un’europeista, vittima di un jihādista.

Già, Antonio è morto; ma non si è spento.

Le idee, la passione, la dedizione al lavoro che ha trasmesso ai suoi cari e ai molti che, come me, lo hanno conosciuto in questi giorni di tensione e speranza non possono finire.

Non possono cedere dinnanzi allo sconforto, non possono piegarsi dinnanzi all’odio di chi vorrebbe attribuire tutte le colpe all’Islam.

Antonio non è vittima dell’Islam.

Antonio è vittima dell’odio.

Un odio che annebbia la mente, che annerisce i cuori e conduce ad uccidere nel nome di un Dio.

Un Dio che chiede sangue e non amore.

Un Dio della morte, delle morti innocenti, un’entità che qualsiasi mente razionale rinnegherebbe.

Un Dio che non esiste.

Non possiamo ripagare questo odio irrazionale, con altro odio, non possiamo combattere il terrorismo seminando guerre.

Le faide, la legge del taglione lasciamole ai barbari e alle legge delle dodici tavole!

La morte di Antonio, deve portarci a raccontare della sua vita.

La morte, così come la vita di Antonio, non possono non farci ricordare Valeria Solesin.

Stessa età, stessa tragica fine.

Ma Antonio e Valeria oltre che vittime della follia umana, rappresentano una generazione che non teme di fare le valigie, per seguire i propri sogni.

Antonio e Valeria, rappresentano la nostra generazione che è pronta a lasciare le proprie famiglie, i proprio affetti, i propri amori, sperando di poter realizzare il proprio il futuro.

Il futuro in cui credevano Antonio e Valeria, non era lontano da casa, perché il loro sogno comprendeva un’Europa forte, un Europa che fosse la casa dei giovani! Ed è nostro dovere continuare a lottare per questo loro sogno, che dobbiamo rendere pure il nostro.

Siamo abituati a parlare dell’Europa della moneta, quella che dietro ai numeri e le virgole , divide le varie correnti politiche.

Antonio e Valeria, sono morti credendo anche in un’altra Europa, non opposta ma complementare alla prima.

L’Europa dei valori, delle opportunità.

Antonio e Valeria, così come Churchill nel 1946, credevano e sognavano gli Stati Uniti d’Europa, ed è nostro dovere salvaguardare e alimentare la fiamma della speranza in un’Europa Unita.

Perché solo un’Europa unita, può combattere la follia umana, solo un’Europa unita può mettere fine a un’epoca che non è più del terrorismo ma del terrore.

Ciao Antonio, in questi giorni l’Italia si fermerà per te, ma dovunque tu sia, sappi che qui non molliamo, le tue idee il tuo sorriso non ci lasciano, e come te e Valeria continueremo a credere e lavorare per la NOSTRA Europa.