Antonella Consoli

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Il ratto d’Europa

Il nome Europa è quello di una principessa fenicia rapita da Zeus, il padre degli dèi greci. Il mito racconta che a Tiro, oggi nel Libano, viveva una principessa il cui nome era Europa, figlia del re Agenore. Una notte Europa fece un sogno: due Terre, che avevano assunto l’aspetto di donne, si disputavano la sua persona. Una, la Terra d’Asia, voleva tenerla presso di sé, l’altra, la Terra della sponda opposta, voleva portarla via sul mare, per ordine del re degli dèi: Zeus. La principessa Europa, svegliatasi, andò a cogliere fiori lungo la costa fenicia. Un toro possente, ma mansueto, emerse dalle onde e convinse la principessa a salirgli in groppa, si innalzò poi in volo e le rivelò di essere Zeus. Dopo averla condotta nella grande isola greca di Creta si unì a lei, essa divenne madre di nobili figli tra cui Minosse, destinato a diventare il primo e leggendario re di Creta, iniziatore della civiltà minoica, la più antica nel territorio europeo a conoscere la scrittura. L’Europa nasce in Grecia, dove è nata la pòlis, la prima forma di partecipazione democratica, il luogo in cui sono nati i concetti di Stato e di diritto.

Nascita ed evoluzione dell’UE

Per comprendere l’Europa di oggi è importante ripercorrere la sua storia: a ridosso dei due grandi conflitti mondiali, tra il 1945 e il 1950, alcuni statisti, come Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Winston Churchill, che durante la guerra avevano auspicato il crollo dei regimi dittatoriali ed il superamento degli antagonismi nazionali, diedero avvio ad un processo finalizzato a porre le basi per una pace duratura. Si impegnarono a guidare i popoli dell’Europa occidentale verso una nuova era, caratterizzata dalla creazione di strutture istituzionali basate su interessi comuni, fondate su trattati destinati a garantire il rispetto delle leggi e l’uguaglianza fra le nazioni. Il primo passo fu fatto nel 1951 quando Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, successivamente denominati stati membri, firmarono il Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA): questi Stati vollero garantire la comune produzione del carbone e dell’acciaio. Nel successivo Trattato di Roma del 1957, che istituì la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), si sviluppò l’idea di un mercato comune. La CEE mirava a creare un’unione doganale, abolire gli ostacoli alla libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi e armonizzare le politiche economiche, sociali e fiscali. Dopo l’Atto unico europeo del 1986, che era finalizzato a risolvere i problemi che ancora ostacolavano la fluidità degli scambi tra gli Stati membri dell’UE, si attuò completamente il "Mercato unico”. Con gli anni Novanta vennero inaugurati due importanti trattati: il trattato di Maastricht sull’Unione europea (1993), gettando le basi per l’unione monetaria europea, e il trattato di Amsterdam (1999), che si occupa principalmente della stabilità e della crescita, decretando ad esempio il principio di sussidiarietà, e di come i paesi europei possano collaborare in materia di difesa e sicurezza. Nel nuovo millennio vengono ratificati altri due importanti trattati: il Trattato di Nizza del 2001, che riforma alcune istituzioni europee per garantire un migliore funzionamento dopo l’allargamento ai paesi dell’est, e il Trattato di Lisbona del 2007, entrato in vigore nel 2009 (1), che rende l'UE più democratica, efficiente e preparata, per affrontare problemi di portata mondiale parlando con un'unica voce. In esso si definiscono chiaramente le competenze dell’UE, dei paesi membri e le competenze condivise.

L’Europa necessaria: unita nella diversità

Uniti nella diversità” è il motto scelto per l’Unione Europea, sottolineando come l’Europa sia costituita da diversi popoli che nel corso dei secoli hanno rafforzato la propria cultura, lingua, tradizione e religione, e come questa sia anche la sua forza. Diverse culture, a partire dal 1950, hanno lanciato una sfida: tentare di diventare un tutt’uno, una stessa organizzazione economica, politica, dal 2001 di darsi una stessa Costituzione e di stabilire per i nuovi cittadini d’Europa dei diritti fondamentali. Eleanor Roosevelt ha affermato che “il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”. Il futuro sono le nuove generazioni che controllano quanto avviene nel mondo, i giovani dell’Erasmus, e hanno il compito di portare avanti il sogno europeo. Aspetta loro il compito di rendere possibile la convivenza tra popoli di culture diverse, di diversa etnia, di popoli poveri accanto a quelli ricchi. L’Europa non è solo un continente, è l’incontro tra culture diverse. Serve un’Europa che veda la vita, la libertà e la sicurezza come diritti inalienabili; un’Europa che sappia correre ma anche andare al passo dei più deboli; un’Europa attenta all’aria che respiriamo; un’Europa umana e solidale, aldilà di ogni colore politico; un’Europa che guardi al futuro ma che non dimentichi le origini. Un’Europa aperta all’apertura, facendo riferimento all’insegnamento terenziano alla base della cultura occidentale: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto”(2). L’Europa è formata da tutti i suoi membri, con le loro abitudini e tradizioni; nessuna legge a limitare le libertà, piuttosto mani che si tendono in cerca di una stretta solidale. Il salto di qualità è stato proprio raggiunto con il passaggio dell’Europa verso un progetto di integrazione europea che esprime, chiaramente, la volontà di sigillare un patto di pace, e di fedele alleanza, tra quelle stesse mani, così da unirsi sotto un’unica bandiera. L’età dolce è quella della Pace che l’Europa sta vivendo da settant’anni, non c’è motivo di rimpiangere l’epoca precedente, segnata da povertà e guerre, da dolori quotidiani e violenze. Nell’era dolce il medico rimpiazza il guerriero, la pietà del buon Samaritano succede alla spietatezza di Napoleone; gli antichi ideali della forza e del coraggio hanno ceduto il passo alla cura, che mira a proteggere i deboli, anche se lo strepito dei violenti, diffuso dai media, non smette di trovare consenso. Il passato non era certo meglio di adesso, ricorda Michel Serres (3), ma è nelle nostre mani far sì che il futuro non sia peggio. La storia ci insegna che non servono muri e separazioni ma bisogna avere la capacità di cooperare. L’Unione Europea ha bisogno in questo momento di un forte carburante; il combustibile migliore sono tutte quelle persone che ancora credono fortemente nella concezione di Europa unita, che abbia a cuore il valore umano. L’Europa bisogna amarla, perché solo chi la ama può renderla migliore.                                                                                                                                                                  

Antonella Consoli

Note:
1) Converti, A. Istituzioni di diritto dell’Unione Europea, 2005, Halley Editrice
2) Terenzio Afro, Heautontimorùmenos, 165 a.C.
3) Michel Serres, Contro i bei tempi andati, 2018, Bollati Boringhieri