L'effetto delle misure anti-covid sull'ambiente

Ambiente gen 14, 2021

Ecco come il lockdown e le altre misure di contenimento hanno inciso sul benessere dell'ambiente

La pandemia da Covid 19 ha stravolto le nostre vite sotto molti aspetti, specialmente nei primi mesi del 2020, quando non sapevamo ancora bene come fosse questo virus e come gestirlo. In quei mesi, fino all’inizio dell’estate, il mondo si è fermato; molti paesi hanno adottato misure restrittive: lockdown, quarantena e coprifuoco sono diventate parole all’ordine del giorno nel nostro vocabolario.
Probabilmente tutti noi ricorderemo queste parole con amarezza, ma c’è qualcuno, anzi, qualcosa, che ha tratto un grande beneficio da queste misure: la natura, nei mesi senza attività umana, ci ha mostrato la sua abilità di riprendersi e fiorire come non mai.

Milioni di persone sono state costrette a lavorare o studiare da casa, le fabbriche hanno chiuso, i viaggi aerei erano strettamente limitati e le macchine rimanevano nei garage se non per casi di emergenza; tutto questo ha portato a un netto miglioramento della qualità dell’aria. Il primo paese a registrarlo è stata la Cina, i cui livelli di NO2 sono scesi drasticamente da gennaio a febbraio, periodo in cui la Cina ha attuato il primo lockdown. Il biossido di azoto è un gas tossico che gioca un ruolo fondamentale nelle reazioni atmosferiche che producono ozono e particolato, entrambi molto dannosi per l’atmosfera e per la nostra salute. Non solo la Cina, ma molte città che hanno attuato misure contenitive hanno registrato lo stesso calo.


Un altro dato importante è la riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, che in aprile erano più basse del 17% rispetto ad aprile 2019. L'unico settore ad aver registrato un leggero aumento di emissioni è quello residenziale, dovuto al fatto che le persone, stando a casa, hanno utilizzato di più il riscaldamento. Anche i livelli di particolato nell’atmosfera sono diminuiti durante i lockdown. Nuova Delhi, una delle città con i più alti livelli di inquinamento atmosferico al mondo, ha registrato una diminuzione di pm 2.5 del 60% rispetto allo scorso anno, mentre città come Seoul del 56% e Los Angeles del 36%. Il miglioramento della qualità dell’aria non è stato solo osservato dagli studiosi, ma è stato visibile ad occhio nudo. In molte città la tipica nebbia causata dall’inquinamento è sparita, lasciando spazio a cieli azzurri e nuvole bianche.

Altri aspetti positivi sono stati sicuramente la diminuzione della pesca, che ha permesso a numerosi pesci e crostacei di riprodursi e ripopolare mari e oceani; la riduzione del traffico navale ha reso la qualità delle acque molto più pulita, e uno degli esempi è proprio la città di Venezia. Inoltre, molte persone hanno rivalutato le proprie scelte alimentari, ed è stato registrato un aumento degli acquisti di frutta e verdura. Un sondaggio di onepoll ha anche registrato che il 40% degli americani ha provato a mangiare più vegetale, cambiamento necessario per la salvaguardia del nostro pianeta.


Nonostante i segnali positivi, però, non possiamo permetterci di abbassare la guardia proprio adesso ed essere troppo ottimisti. L'effetto positivo delle misure di contenimento covid sull’ambiente è durato ben poco. Quando queste misure sono iniziate ad essere meno stringenti, le fabbriche hanno riaperto e le persone hanno potuto spostarsi di nuovo, i livelli di inquinamento atmosferico hanno
subito un’impennata. A luglio 2020, la riduzione di emissioni di Co2 era solo del 5% rispetto all’anno precedente, non abbastanza per tenere l’aumento di temperatura al di sotto di un grado e mezzo. Come stabilito negli accordi di Parigi, per raggiungere questo obiettivo le emissioni dovrebbero essere ridotte almeno del 7.6% ogni anno. Inoltre, se calcoliamo la media dell’intero 2020, l’osservatorio Hawaiiano Mauna ha riscontrato un aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera rispetto al 2019, passando da 414.8 ppm a 417.2 ppm. Un aumento è stato rilevato anche per la concentrazione di N02.

Inoltre, l’ambiente si trova ad affrontare un nuovo potenziale pericolo: le mascherine, i guanti e tutti gli altri rifiuti ospedalieri che non possono essere riciclati. Si calcola che nel 2020 la popolazione globale abbia utilizzato 129 miliardi di mascherine e 65 miliardidi guanti monouso. Questi rifiuti non possono essere riutilizzati o riciclati, e siccome spesso mancano cestini dove gettarli (anche se ciò che manca la maggior parte delle volte è un po’ di buon senso,milioni di mascherine vengono gettate a terra. L’Unione Europea ha ipotizzato che, se i loro dati
sono corretti, circa il 75% di tutte le mascherine utilizzate finirà in discarica o, peggio, negli oceani.


Se da un lato le misure di contenimento e lo stop forzati delle attività ci hanno dimostrato che il pianeta è in grado di riprendersi e mostrare visibili miglioramenti anche in poco tempo, dall’altro abbiamo capito che non bastano quei tre mesi per cancellare anni di inquinamento e sfruttamento delle risorse. Se l’attività umana continuerà ad essere così poco sostenibile e non ci sarà una svolta verso politiche più green, il quadro potrà solo peggiorare, e avremo perso una grande opportunità di trarre un insegnamento e un segnale positivo da questo periodo buio della nostra storia.

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