Millennials

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Di Giorgio Ferrigno

Omicidi, rapine, stupri, violenze varie: la società attuale è piena di queste parole e in molti le usano per descrivere un’Italia che non riconoscono più, priva di valori e di serenità.

A sentire alcuni politicanti, l’Italia sembra una Nazione allo sfascio senza precedenti e ovviamente non poteva che non essere colpa di un certo partito.

Il tema della sicurezza ormai va a braccetto con l’immigrazione e leader come Matteo Salvini ne hanno fatto la bandiera del loro programma elettorale e oggi della loro propaganda al Governo.

Eppure da anni i dati pubblicati dal Ministero dell’Interno rivelano una realtà nettamente opposta da quella proclamata nei talk show o nei comizi.

Nel 2016 sono avvenuti circa 300 omicidi in tutta la penisola. Venticinque anni prima il numero di omicidi superava addirittura i 2000 casi.

Nel 1991 non c’era ancora stata l’ondata migratoria dalla Jugoslavia, o quella dal Nordafrica, o quella dall’Est Europa; eppure in Italia sono morte per omicidio tante persone quanti gli abitanti un qualsiasi paesino di provincia.

Uno sterminio in confronto al tasso di criminalità che stiamo vivendo in questi anni.

Questa paura costante però è un sintomo interiore dei nostri concittadini oppure è indotta da certe fonti?

L’esempio più rilevante è il Comune di Cascina, in provincia di Pisa. La Sindaca eletta Susanna Ceccardi (Lega) ha vinto con un programma politico completamente puntato sulla tutela dei cittadini dalla delinquenza degli immigrati. Intervistando gli abitanti del paese, in molti la sostenevano ed erano d’accordo su quanto la loro zona fosse più pericolosa a seguito dell’aumento di extracomunitari. Eppure nel Comune sono anni che non si verifica una rapina, uno stupro o un omicidio.

Cascina è una chiara descrizione del sentimento italiano attuale: la situazione gradualmente migliora ma questo miglioramento non viene percepito.

Ma davanti ai numeri della verità, come rispondono gli esponenti del “criminalità-immigrazione”?

Intendono che gli immigrati commettano più crimini degli italiani nonostante siano solo un dodicesimo della popolazione.

La loro tesi non è sbagliata, è solo drasticamente semplicistica.

Sempre più spesso gli immigrati si ritrovano a vivere in difficoltà economiche e senza vie d’uscita. Queste condizioni sono alla base della creazione di ghetti: gli slums in Inghilterra o le banlieus in Francia. Sono tutti esempi di realtà povere e malfamate in cui gruppi etnici (non per forza stranieri) vivono insieme. In questi quartieri l’autorità degli abitanti più forti sostituisce lo Stato creando un rete di criminalità organizzata e di piccoli ma frequenti atti criminali.

Ricorda qualcosa? L’Italia è un Paese troppo giovane per aver completamente sperimentato situazioni sociali del genere ma la mafia è una giusta similitudine.

Quando l’ANAC indaga su un caso di infiltrazione mafiosa, dà la colpa al popolo siciliano o calabrese? Spero proprio di no.

L’integrazione gioca un ruolo necessario affinché gli immigrati e soprattutto le seconde generazioni non si avvicinino alla criminalità.

Istruzione, serenità economica e familiare e un’infanzia tutelata sono le basi per una società pacifica e il meno violenta possibile: tutte soluzioni che limiterebbe sia la criminalità italiana che quella straniera.

Caro Ministro Salvini, più che agli immigrati, pensi all’unico crimine che invece di diminuire sta vergognosamente aumentando: il femminicidio.