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Che ruolo gioca oggi la Cina a livello internazionale? Il Dragone cinese, che sta lentamente imboccando la via della ripresa dopo l’emergenza Covid-19, è più che mai impegnato in una sfida internazionale per recuperare credibilità e affidabilità agli occhi del mondo e in particolare dei Paesi in cui intende investire nei prossimi anni. Con un cocktail di soft e hard power, la Cina di Xi Jinping punta a scrollarsi definitivamente di dosso l’etichetta di “untrice” del virus. Poche settimane fa è arrivato in Italia un carico di 25 tonnellate di materiale sanitario: circa 1.5 milioni di mascherine, 155 ventilatori polmonari, 205.000 guanti in lattice, 1000 kit diagnostici e altrettante tute protettive. Quest’operazione è stata prontamente accolta con soddisfazione su Twitter dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che all’interno dell’esecutivo è sicuramente il più entusiasta del rapporto tra Cina e Italia.

“China 2049”: il piano di Xi che rischiava di fallire

Di certo, quando Xi Jinping intervenne al XIX Congresso nazionale del Partito Comunista cinese (ottobre 2017), non si sarebbe mai aspettato di dover fronteggiare un’emergenza sanitaria del calibro del Coronavirus solo pochi anni dopo. Difatti, durante quel Congresso, Xi fissò tre obiettivi per il proprio paese: il primo da raggiungere entro 2020, il secondo nel 2035 e l’ultimo nel 2049. Un piano totalmente proiettato nel futuro per costruire una “società moderatamente prospera”: qualcosa è andato storto e Xi, proprio nell’anno del raggiungimento del primo obiettivo designato, si è trovato un Paese bloccato; la Cina sta però dimostrando di voler e poter sfruttare questa emergenza a suo vantaggio.

La Cina contende l’Italia agli USA

In Europa, il piano cinese si è fortemente concentrato sull’Italia, a partire dall’accordo per la cosiddetta “Nuova Via della Seta” firmato nel marzo 2019 dalla Cina e dal governo Conte I. L’emergenza Covid-19 ha ulteriormente aumentato il peso strategico del nostro Paese, inasprendo il confronto tra USA e Cina entrambe interessate ad una special relationship con l’Italia. Gli Stati Uniti, infatti, fin dal 1946 con il Piano Marshall, hanno intessuto una relazione con l’Italia basata su un aspetto non soltanto economico ma anche militare: non dimentichiamo le diverse basi NATO e USA presenti sul nostro suolo, come quelle di Camp Darby, Aviano, Vicenza (sede oggi del comando United States Army Africa) e soprattutto Sigonella, base dei droni armati con i quali gli States hanno eliminato a gennaio il numero due del governo Iraniano, Soleimani.

Il sostanziale disinteresse dell’amministrazione Trump per gli affari del nostro Paese, aggravato dalla decisione di porre dei dazi su alcuni prodotti Made in Italy, ha però attirato l’interesse cinese a colmare il “vuoto” che si stava venendo a creare: la Cina, che ha già investito enormi risorse in Africa, ha infatti colto l’opportunità di stabilire un legame forte con l’Italia, offrendole la partecipazione alla Belt and Road Iniziative e cercando al contempo di fare suo il mercato del 5G nel nostro Paese. Pertanto, la possibilità che l’emergenza sanitaria offre oggi all’ex Impero Celeste è quella di trovare nei Paesi maggiormente in difficoltà (tra cui l’Italia) un possibile Eldorado in cui investire.

La risposta degli Stati Uniti, però, è arrivata tempestivamente, con l’invio in Italia di attrezzature e materiale sanitario per un valore di ben 100 milioni di dollari. Con un memorandum della Casa Bianca, il Governo Trump ha dato il via alle operazioni di aiuti per l’Italia, ricordando che “la Repubblica Italiana è uno degli alleati più stretti e di vecchia data” ma soprattutto che “gli USA si impegnano a dimostrare la loro leadership di fronte alla disinformazione di Cina e Russia”.

La sfida

In conclusione, quella che si pone davanti al nostro Paese è una sfida: l’Italia potrebbe rappresentare un avanzato punto di incontro tra la sfera di influenza statunitense e quella cinese, traendo notevoli vantaggi da questa posizione; per riuscirci dobbiamo però farci trovare pronti, con un piano e una nazione coesa, fattori che ad oggi sembrano mancare entrambi.

Pierluigi Frontoni