Millennials

Millennials

Leggi altri post di questo autore

Pubblico e ricatto la festa del monatto

Il mestiere del monatto, consegnato alla tradizione letteraria dal racconto manzoniano della peste, si emancipa dalla pagina risciacquata in Arno per il suo effetto retroattivo e insolitamente attuale. A distinguere la Quarantana del letterato milanese dalla quarantena a cui siamo sottoposti intervengono fattori cronologici e fonetici, ma, indubbiamente, non tematici.
La penna provvidenziale di Vinicio Capossela, intinta in un inchiostro dalla nuance medievale, ha tagliato il traguardo dell’attualità con un anno di anticipo. Prodotto da La Cùpa e distribuito da Warner Music, nel maggio 2019 esce l’album intitolato Ballate per uomini e bestie, in cui il cantautore stigmatizza l’istinto individualistico che incoraggia nella rete informatica la proliferazione di dati e informazioni mai vagliati prima della condivisione.
I sintomi della peste di cui si ascolta nell’omonima traccia non sono bubboni, brividi e febbre alta, ma si propagano per contagio e connivenza tra coloro che virtualmente incorrono in assembramenti sospetti, indossando una mascherina simbolica che ne impedisce volontariamente la denuncia a voce alta.
La rielaborazione di +Peste – brano dedicato a Tiziana Cantone, morta suicida perché vittima di Revenge Porn («Pubblico e ricatto la festa del monatto / E stai facendo il video brava, brava/ Ti taggo e ti sputtano / Fino a che ti ammazzi») – è stata presentata in anteprima nel supplemento culturale de La Repubblica, ove Capossela descrive la collaborazione con il trapper Young Signorino in occasione della pubblicazione del video nel mese d’esordio del 2020.  
“La peste dell’odio in rete, della delazione, della diffamazione, del linciaggio, dello squadrismo, dell’oscenità esibita, del circo massimo del like o dislike, del mascheramento, della fake news, delle virulenze epidemiche, ha per me in musica il suono dell’autotune, della trap dei nativi digitali. Volevo contaminare con questo suono il tema e lo svolgimento e così ho cercato l’artista che più stimo nella globosfera della rete contemporanea, il giovin signore Young Signorino.”

Vinicio Capossela e Young Signorino, il video in anteprima. Su ...
https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2020/01/16/105857272-31bb6af8-403a-4543-a93b-56b40c43b03a.jpg

Il Marilyn Manson della nostra Penisola ha accettato la sfida di un Capossela travestito con il costume magico e mortifero dei medici della peste, i quali erano soliti indossare una lunga tonaca nera e una maschera col becco contenente la teriaca, un composto di oltre 55 erbe che avrebbe funto da antidoto contro gli agenti infettanti presenti nell’aria avvelenata.
Con un ritmo dal sapore antico e mediorientale fuso a sintetizzatori e autotune, il dottor-Vinicio denuncia la meravigliosa peste virale dell’Internet, l’altra grave pandemia di cui il tempo presente può fregiarsi a suon di scandali su Telegram.

Rabdomante senza requie

Metafisica e folklore di cui si nutre l’abitatore di strade chiassose e vecchie macchine risiedono nella sua stessa autodefinizione, che lo dipinge come un “rabdomante senza requie”. La sua arte divinatoria consiste nella famelica ricerca di suoni, tradizioni, popoli e storie che rivivono nelle musiche sospese e profondamente influenzate da Tom Waits, Paolo Conte e Luigi Tenco.
Il Virgilio in musica Francesco Guccini, dopo aver appreso il talento del cantautore presso i circuiti artistici emiliani, ne orienta il neonato cammino affidandolo agli arrangiamenti di Antonio Marangolo e alla produzione di Renzo Fantini.
Inizia così il viaggio del randagio Capossela, che eredita i toni swinganti dei sodali di Conte all’interno del suo primo long playing dal titolo All'una e trentacinque circa (1990), ricco di atmosfere ubriache e vicine alla sua giovinezza modenese trascorsa nei bar della città («Noialtri giovani di provincia emiliana / Cerchiam di bruciar con un po' di grandeur»).
Divenuto ormai propheta in patria, il rabdomante si fa errante alla scoperta di ritmi tarantati del Sud, polke, ribetici, twist, toni balcanici, reggae e altri, che si affiancano alle ballate e al gusto blues e jazz delle origini.
I passeggeri che viaggiano con lui nella Volvo musicale concorrono alla creazione di un’atmosfera che straripa dai confini italiani, per fagocitare l’essenza di suoni e atmosfere di un molteplice altrove.
L’organico degli album pluripremiati vanta - tra le tante - la collaborazione degli ottoni della macedone Kočani orkestar, diretta dall’istinto gitano di Naat Veliov, della voce del soprano giapponese Mayumi Torikoshi, della chitarra di Marc Ribot e, infine, delle suggestioni elettroniche di Gak Sato.

capossela banner final
https://www.viagginews.com/wp-content/uploads/2020/03/Vinicio-Capossela-tour-2016-concerti-693x420.jpg


Marciano i suoni vengon per noi

L’autore di Che coss'è l'amor, brano immortalato dall’Italia-Marocco di Aldo, Giovanni e Giacomo, disputa la partita vincente anche sul piano testuale, dove è possibile riscontrare una raffinata ascendenza letteraria, che gli permette di raggiungere facilmente la vetta del monte delle Muse.
Non a caso, Vinicio Capossela si porta dietro ab origine il destino letterario che caratterizza i suoi scritti. È, infatti, il Nobel per la letteratura polacco Henryk Sienkiewicz a orientare il padre Vito nella scelta del nome “Vinicio”, preso in prestito dal protagonista del romanzo storico Quo vadis (1894).
La geniale amalgama di suoni e letteratura si manifesta a partire dall’album che inaugura il nuovo millennio, Canzoni a manovella, in cui il barocco lessicale di Capossela si manifesta prepotentemente e si pasce della lettura di Louis-Ferdinand Céline e di Alfred Jarry, padre della patafisica, ovvero la scienza delle soluzioni immaginarie.
La traccia d'apertura dell’album, Bardamù, è ispirata al protagonista del romanzo di Céline dal titolo Viaggio al termine della notte, in cui l’autore dipinge in un affresco di parole l’inaridimento della vita umana all’epoca delle grandi guerre novecentesche («La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte»). Decervellamento è, invece, un brano interamente foggiato sulla Chanson du décervelage di Alfred Jarry, contenuta all’interno del ciclo a cui appartiene la sua opera teatrale Ubu roi (1896).
La bibliografia di Capossela, tuttavia, non trascura gli autori nostrani, tra cui spicca l’intellettuale di Recanati. Le suggestioni notturne di Signora luna («Signora luna che mi accompagni / Per tutto il mondo / Puoi tu spiegarmi / Dov'è la strada che porta a me») ricordano il vano dubitar del pastore leopardiano («Dimmi, o luna: a che vale / Al pastor la sua vita, / La vostra vita a voi? dimmi: ove tende / Questo vagar mio breve, / Il tuo corso immortale?»).

Vinicio Capossela, nuovo disco tra "marinai, profeti e balene ...
http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2011/11/ischia8_Vinicio-Capossela_Marinai-Profeti-e-Balene_@foto-credit_Elettra-Mallaby.jpg

Acqua, acqua, acqua in ogni dove

Il “cannocchiale caposselico” non guarda solo ai corpi celesti, ma analizza e reinterpreta i racconti marini che hanno cavalcato l’onda del tempo fin dall’età più antica.
I primi sintomi del fascino suscitato nel cantautore dalla distesa salata risalgono a Ovunque proteggi (2006), album contenente la straziante preghiera dal titolo S.S. dei naufragati, rimodellata sui versi di The Rime of the Ancient Mariner di Coleridge («Questa è la ballata di chi si è preso il mare / Che lapide non abbia, né ossa sulla sabbia»).
Parte da qui la navigazione di Capossela, che nel 2011 approda sulle coste di Marinai, Profeti e Balene, una vera e propria marina commedia, un’opera totale in cui l’arsenale di suoni che ne caratterizza la poetica incontra il suo preziosissimo culmine. Diciannove canzoni per un’ora e mezzo di durata immerse in una «fantasmagoria di ballate, gighe, prison songs, canzoni da giaccone, da scafandro, o pezzi di pura evocazione, brevi e perfette colonne sonore della vita tra i flutti», secondo la definizione di Marco Castellani. (1)
Quello in questione è un album dalle dimensioni epiche, registrato tra Ischia, Berlino, Roma, Milano e Creta in compagnia di un equipaggio straordinario. Nel mare magnum di musicisti spiccano il cretese Antonis Xylouris, considerato lo Zeus della lira, Marc Ribot, Cabo San Roque, Calexico, le donne sarde di Actores Alidos, il Coro degli Apocrifi, le Sorelle Marinetti, Jimmy Villotti, Ares Tavolazzi, le voci bianche dei Mitici Angioletti e altri ancora.
L’opera ciclopedica si articola in due capitoli, di cui uno oceanico, l'altro omerico e mediterraneo.
Il leitmotiv del primo disco è il Moby Dick di Herman Melville, tradotto per la prima volta in italiano da Cesare Pavese nel 1932. Dalla lotta epica tra Achab e la balena bianca, simbolo del dualismo interiore dell’uomo, prendono le mosse Il grande Leviatano, I fuochi fatui, La bianchezza della balena e L'oceano oilalà, tracce che condividono la navigazione con brani trasportati da altre correnti letterarie.
Lo xilofono di Lord Jim è per l'appunto percosso delle avventure dell’omonimo marinaio di Joseph Conrad («Non esiste nulla che alletti, disincanti e renda schiavi quanto la vita di mare»), mentre lo Scandalo negli abissi (1950), soggetto per cartone animato di Louis-Ferdinand Céline, che tratta del triangolo amoroso tra la seducente sirenetta Pryntyl, Nettuno e Venere, è parafrasato in un “sirenese” swingy che riecheggia la disneyana In fondo al mar.

Marinai, Profeti e Balene di Vinicio Capossela in concerto a ...
http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2011/11/orecchie-piombo-rgb-web_foto-di-Elettra-Dallimore-Mallaby.jpg


Itaca ha dato il viaggio

Dopo aver esplorato le acque del Novecento, il cantautore nel secondo disco si avventura negli abissi omerici. Il più giovane dei due poemi epici, l’Odissea, accoglie nelle sue pagine il fardello del viaggio di Ulisse, che fin dal principio mostra il suo carattere multiforme e la sua astuzia.
L’eroe è costretto per sette anni a giacere con la ninfa Calipso, bramando in prossimità del mare la petrosa Itaca e i suoi cari. «Solo sullo scoglio / Piango la mia anima ospite / Il mare è una cintura di spine / Che cinge il ritorno» scriverà Capossela in Calipso.
L’itacense rinuncia per questo all’immortalità promessagli dall’eden di Ogigia, facendosi archetipo delle peregrinazioni e delle angosce quotidiane dell’uomo contemporaneo. A guidare il suo viaggio inquieto sono, infatti, virtute e canoscenza, che suscitano i motivi del folle volo punito nell’Inferno dantesco («Nostos nostos, perdere il ritorno / Batti le ali, fare da remi al volo / Ali al folle volo!»).
La finissima psicologia del signor Nessuno anima anche Vinocolo, neologismo creato dal cantautore per descrivere l’incontro tra Ulisse e il mostruoso Polifemo nella Terra dei Ciclopi. «Un nessuno / Mi ha vinto col vino / Mi ha orbato la luce dell'occhio / E poi si è nascosto in un nome» canta il ciclope tratto in inganno dall’uomo greco con il succo dell’uva.
Il viaggio di ritorno di Ulisse non avrebbe motivo di esistere senza qualcuno in attesa. Ad attenderlo è la sposa Penelope, sempre intenta a tessere e a disfare la veste funebre di Laerte, respingendo le domande di matrimonio dei Proci.
Il lamento di Penelope («Tramontate son le Pleiadi / Notte Alta / Io dormo da sola») si innalza fino al cielo stellato, che lei prega perché illumini la via del ritorno del marito. Pazientemente indugia nella speranza lei che è icona di fedeltà, bellezza, astuzia e stabilità emotiva, quella che anima il longevo sentimento per l’amato Ulisse.
La stessa fedeltà vivifica l’attesa di chi resta in ascolto di Vinicio Capossela, da sempre in grado di stupire l’ascoltatore con le sue musiche e i suoi testi impegnati e, al contempo, sublimi.


Sofia Trisolino

Note
(1) Marco Castellani è il bassista con cui Vinicio Capossela ha registrato Billy Budd, traccia contenuta in Marinai, Profeti E Balene (La Cùpa, 2012)