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Di Maria Pappini

Un nuovo aspetto della “doppia morale”: il trasformismo programmatico dei 5 stelle

Uno dei vanti del Movimento 5 Stelle è sempre stata la ostentata trasparenza dei processi decisionali, attraverso principalmente l’utilizzo della rete come strumento di realizzazione della cosiddetta volontà popolare.

Leader del Movimento, Parlamentari, candidati ad ogni grado di elezione e soprattutto i programmivengono scelti, fin dalla fondazione, attraverso consultazioni on line su piattaforme ad hoc. Spesso le piattaforme e i processi utilizzati sono stati accusati da alcuni organi di stampa e soprattutto dagli altri Partiti di non riuscire a mantenere le promesse di trasparenza e legalità richiesti in una democrazia matura. Tutti noi ricordiamo chiaramente la frase, diventata quasi un mantra per i sostenitori, “fidatevi di me” pronunciata da Beppe Grillo all’indomani dei risultati, poco allineati ai desideri del comico, delle “comunarie” di Genova. Ciò che però è successo, secondo un articolo apparso ieri sul Foglio, supera qualsiasi giustificazione morale o politica possibile.

I 5 Stelle sono un Movimento e non un partito, per ciò non si devono rifare all’articolo 49 della nostra Costituzione in base al quale “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberalmente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Il programma del Movimento era formato 20 slides in formato .pdf, consultabili sulla piattaforma Rousseau, i cui requisiti minimi di sicurezza erano già stati messi a dura prova pochi giorni prima delle elezioni. Eppure il 7 marzo, appena tre giorni dopo la chiusura delle urne, i punti del programma rintracciabili sulla piattaforma on line gestita da Davide Casaleggio, erano molto diversi rispetto a quello ante-elezioni, senza contare l’aggiunta di quattro temi mai né discussi né votati dal militanti (Smart nation, Editoria, sport e Unione Europea).

Questa scelta sembrerebbe proprio dimostrare l’irrealizzabilità del programma del Movimento, sostituendolo con posizioni più morbide sia sul Reddito di Cittadinanza – che viene praticamente trasformato nel Reddito di Inclusione, uno dei vanti del Partito Democratico – sia sulla politica estera – che da terzomondista, radicale e filo russa, riabilita posizioni più moderate e filo atlantiche.

Ancora una volta, come in occasione dei processi che vedono indagati personaggi chiave del Movimento, la “doppia Morale” grillina viene prepotentemente messa a dura prova:

Da una parte i proclami di democrazia e trasparenza, dall’altra quando democrazia e trasparenza non incontrano le idee del leader designato possono essere accantonate.

In questo caso, però, non si tratta più solamente di un nome su una scheda elettorale: sono stati traditi i sogni e le speranze di quei 10 milioni di italiani che hanno scelto di dare fiducia al Movimento e anche i proclami di “leader e programmi eletti dalla gente” che tanti voti hanno portato ai 5 Stelle.