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Di Nicolò Roffi

Dopo alcuni mesi di attesa sono state pubblicate le prime relazioni riguardanti i tempi di attuazione del Reddito di cittadinanza promesso da uno dei due rami dell’Esecutivo.

Il movimento Pentastellato continua a pubblicizzare tale misura, promettendo l’erogazione dei 780 euro al mese a chi non ha lavoro e lo cerca tramite il Centro per l’impiego.

Da qui nasce il dibattito sul fatto che il reddito di Cittadinanza sia una pura forma di assistenzialismo che concede denaro alle persone anziché immetterle nel mercato del lavoro tramite i Centri, ad oggi saturi e molto difficili da riformare.

Per la rinascita dei Centri sono necessari fino a due anni, un periodo che è in dura contraddizione con le affermazioni di Luigi di Maio, il quale afferma che il tutto sarà fatto entro tre mesi.

La riforma dei Centri per l’impiego necessita di interventi strutturali senza i quali anche il Reddito di cittadinanza non potrà essere erogato, tra i quali: l’unificazione delle banche dati del lavoro per poter incrociare domande e offerte di lavoro provenienti da tutta la penisola italiana, dato che ad oggi tra le Regioni non esiste un rapporto di collaborazione per lo scambio dei dati e per tutto ciò necessaria una legge ad hoc.

Un altro punto fondamentale è l’instaurazione di un dialogo tra Inps, Agenzia delle Entrate e Miur per la circolazione delle informazioni riguardanti le volontà di chi è in cerca di lavoro, delle competenze che possiede e delle precedenti esperienze.

Come ultimo aspetto fondamentale ma nemmeno citato nella manovra abbiamo il supporto economico solo alle Regioni che rendono i servizi, per cittadini e imprese, efficienti e che abbiano tempi di risposta brevi (per esempio nel Lazio i tempi di attesa per i cittadini che aspettano di essere richiamati sfiorano i due anni).

Riuscirà il Ministro Di Maio a fare tutto questo entro 3 mesi come promesso? O sarà l’ennesima bugia?