Per chi non lo conoscesse, Marradi è un piccolo paesino di circa 3 mila abitanti, costruito sulle rive del fiume Lamone che si trova al confine tra la Toscana e l'Emilia Romagna. Molto celebre per la festa delle castagne, è in realtà molto di più.

Le origini

La storia di questo piccolo paese nascosto tra le montagne dell’appennino tosco-romagnolo risale all’epoca degli insediamenti delle popolazioni dei Liguri, degli Etruschi e dei Galli. Già al tempo dei romani il paese compariva sulle carte sotto il nome di “Castellum”, corrispondeva a un punto di sosta per i viandanti e faceva da collegamento tra le città di Faenza e Forlì con quelle di Firenze e di Lucca. Solo in un secondo momento gli è stato dato il nome di “Marradi, derivante probabilmente dal termine “Marrato” ovvero “zappato”, che era il nome di un podere costruito sulla riva destra del Lamone.

Durante il Medioevo

Nel 1302 il sommo poeta Dante Alighieri sostò nel paese durante il suo cammino da Firenze a Ravenna. A questo periodo risale un aneddoto che è rimasto indelebile nella memoria popolare marradese. Si racconta che non appena Dante arrivò nel paese, gli venne rubato il cavallo, che aveva lasciato per poco per salutare un amico. Il poeta iniziò subito a inveire contro i marradesi, fino a che non intervenne uno del posto in difesa dei propri compaesani, definendoli “gente per bene”. Questa risposta spinse Dante a pronunciare la celebre frase: “Galantuomini sì, ma...radi”. Opinione contrastante è quella dello scrittore fiorentino Niccolò Machiavelli, il quale ricorda in modo particolarmente positivo il paese e i suoi abitanti. Difatti scrive “Benché sia sanza mura, nondimeno il fiume, i monti e gli abitatori lo fanno forte, perché gli uomini sono armigeri e fedeli”.

Dante ricorda il territorio marradese anche nel canto XXVII dell’Inferno. Nel girone dei consiglieri fraudolenti, il Poeta fiorentino inserisce Maghinardo Pagani, condottiero e politico a lui contemporaneo, che riuscì a creare una signoria sulle valli del Lamone, del Senio e del Santerno, comprendendo l’area di Marradi fino a Faenza e Imola.

Il castellone

La storia del castello del paese, chiamato in dialetto “Castellone”, è la testimonianza di un altro aspetto della storia locale. Inizialmente chiamato “Castrum Leonis” e poi “Castiglionchio”, era un punto strategico, soprattutto di vedetta, tra il territorio toscano e quello romagnolo. Alla morte di Maghinardo Pagani, il dominio su Marradi passò ai Manfredi di Faenza i quali però, al termine di una disputa con i fiorentini, ne persero il controllo, provocando l’annessione del territorio marradese alla Repubblica di Firenze. Essendo un punto così importante per entrambi gli schieramenti venne spogliato di tutti gli armamenti e arredamenti, per prevenire eventuali attacchi. Oggi è divenuto una rocca a causa dei numerosi terremoti che hanno interessato la zona nel corso dei secoli. Parte della storia locale è, infatti, anche l'intensa attività sismica che negli anni ha provocato persino il crollo di alcune abitazioni.

La battaglia delle Scalelle

Nel 1358 si combatté nel paese la battaglia delle Scalelle. Si tratta di un avvenimento molto importante nella storia del popolo marradese, tanto che la piazza principale ne porta il nome. All'epoca, nei dintorni di Marradi, il Conte Lando, o meglio Corrado di Wurtemberg conte di Landau, e la sua compagnia di ventura saccheggiavano e oltraggiavano gli abitanti del luogo. Stanchi di queste continue angherie, i Marradesi tesero loro un’imboscata e, grazie alla loro conoscenza del territorio appenninico, vinsero contro la compagnia.

L'identità marradese

Questo piccolo paese sconosciuto ai più, grazie alla sua posizione geografica è stato partecipe di molti avvenimenti che sono parte della storia italiana. Anche aver dato i natali al poeta Dino Campana e essere stato luogo dell’eccidio di Crespino del Lamone ha contribuito ad incrementare l’importanza del luogo. Uno degli aspetti più interessanti da osservare ancora oggi è l’identità marradese, ovvero persone toscane sulla carta che però si sentono romagnole. Per questo ho scelto proprio come titolo la “Romagna toscana” al posto della “Toscana romagnola” perché è l'espressione che secondo me meglio incarna il “sentimento marradese”. Per una questione storica (come abbiamo visto) e per una questione geografica (Marradi è molto più vicina alla pianura romagnola che al Mugello) i marradesi si sono sempre trovati scissi tra un’identità romagnola ed una toscana, che hanno profondamente influenzato, nel corso della storia, le tradizioni locali. È proprio questa unione di tradizioni diverse in un’unica cultura che rende l’identità dei marradesi così interessante ed affascinante.

Linda Marsili