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Origini ed evoluzione

Facendo un passo indietro verso il settembre di otto anni fa, ci si imbatte nella fondazione del cosiddetto Fondo Salva-Stati, chiamato comunemente MES.  Questo strumento originariamente aveva il nome di “European financial stability facility” e fu ideato per far fronte alla crisi del debito greco nel 2010. Difatti, l’obiettivo che sta alla base della nascita di questo fondo è quello di aiutare economicamente tutti quei Paesi dell’eurozona che faticano a trovare finanziamenti sul mercato.  La cifra predisposta per questo meccanismo  fu di 704,8 miliardi di euro, con una capacità massima di prestito di 500 miliardi. Nello specifico, se l’Italia vi avesse fatto ricorso le sarebbe spettata una quota pari a ben 125,3 miliardi, dopo averne versati appena 14.

Dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19 l’Eurogruppo ha inserito il MES tra gli strumenti volti a limitare i danni economici dei Paesi facenti parte dell’UE, modificandone le condizionalità per andare maggiormente incontro alle esigenze degli Stati Membri.

Da questo momento in poi si è scatenato  in Italia uno “scontro” tra diverse forze politiche, alcune favorevoli al MES (tra cui Pd e Italia Viva), altre contrarie (in particolare Lega e Fdl). Questi ultimi si stanno opponendo fermamente, dal momento che considerano l’accedere al MES come uno “stare ai rigidi piani di Bruxelles”, facendo continuamente riferimento alle cosiddette condizionalità. Sul fronte M5S invece, persiste l’incertezza: per ora il Movimento sembra orientato verso il “No MES”, una posizione che si può riassumere come un “no” puramente ideologico.

Le “condizionalità”

In realtà queste note “condizionalità” non esistono. L’unico vincolo che impone l’UE ai Paesi che desidereranno accedere a questa forma di prestito è quello di destinare le risorse esclusivamente alle spese legate alla sanità. Il tasso di interesse è pari allo 0,13%, decisamente molto basso, pertanto è proprio quest’ultimo aspetto il vero vantaggio del MES: è decisamente più conveniente di qualsiasi altro finanziamento, dunque, nel caso non lo accettassimo, come ci finanzieremmo? Molti risponderebbero “sul mercato”: il vero problema è che il tasso di interesse sarebbe sicuramente più alto, per cui questa scelta si rivelerebbe un "autogol".

In termini di prestiti riceveremmo circa 36 miliardi di euro, ripartiti tra le varie regioni, da restituire entro dieci anni: la quota di denaro maggiore spetterebbe alla Lombardia, pari al 16,64% del totale. È interessante comprendere come ogni singola regione potrebbe trarre enormi benefici dal MES: l’esempio più concreto di questa affermazione lo si ritrova nel fatto che un domani l’indotto della nostra sanità sarà più pronto magari ad affrontare (anche se si spera di no) situazioni estremamente complicate come quella che abbiamo vissuto e che ancora stiamo vivendo in parte. Sono soldi presi a debito? Sì, ma è un debito utile.

Come spendere i 36 miliardi?

Anche e soprattutto pensando alla catastrofica crisi sanitaria, la più difficile degli ultimi novant’anni, mi sorge spontaneo riflettere su quante cose non abbiano funzionato dall’inizio dell’emergenza: i tamponi, i posti letto in terapia intensiva, le Rsa sono solo alcuni dei tanti problemi che si sono presentati soprattutto nei mesi di marzo e aprile. Proprio partendo da questi presupposti urge la necessità di un miglioramento del nostro intero sistema sanitario: quasi una rivoluzione, oserei dire.

Nella fase più acuta dell’emergenza abbiamo visto tutto il nostro personale sanitario faticare e lavorare con turni estenuanti, il tutto finalizzato a salvare ogni singola vita umana. Questo è un concetto che non dovremmo mai stancarci di ripetere: la vita di ognuno conta, non siamo solo numeri.

Tornando a ciò che non ha funzionato, sono tre, a mio parere, i punti su cui spendere in modo intelligente il prestito: una prima spesa da affrontare,qualora prendessimo i soldi del MES, è legata sicuramente all’edilizia sanitaria. Ampliare i nostri ospedali con nuovi posti letto o addirittura costruire nuove strutture capaci di assistere ogni singolo cittadino. Sarebbe un investimento utile, a maggior ragione per non ricadere negli stessi errori del passato.

Un secondo punto, sicuramente necessario, è dotare queste strutture di nuove apparecchiature e strumentazioni mediche all’avanguardia. Un esempio concreto i respiratori per le terapie intensive, ma questo è solo uno di tanti.

Il terzo ed ultimo punto è legato alle assunzioni di nuovo personale, con relativa formazione e retribuzione. Quante volte in questi mesi si è sentito parlare di regioni che, pur trovando ulteriori posti letto, non disponevano del numero necessario di personale, dagli infermieri agli anestesisti?. In questo contesto si sono distinti coloro che per generosità e amore si sono presentati alle strutture sanitarie per dare una mano al “fronte”: sono medici o infermieri  in pensione e giovani laureati in medicina senza ancora alcuna specializzazione. Per questo sarebbe utile e corretto utilizzare una parte delle risorse del MES per nuovi reclutamenti di personale: ne abbiamo fortemente bisogno, sia per non rivedere lo stesso film che abbiamo vissuto nel nostro Paese, sia perché porterebbe beneficio al mondo del lavoro.

In conclusione, è importante dedurre quanto siano decisamente maggiori i vantaggi che deriverebbero dall'accettare questo prestito: ne va del futuro del nostro amato Paese.

Alessandro Carancini