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Avete mai visto la serie tv “Il Caso O.J. Simpson”? In una delle scene finali (tranquilli, niente spoiler) il procuratore Marcia Clark afferma: “Vendetta per le vittime. Ecco cosa è la giustizia per me”.  Questo tipo di frasi mi terrorizzano ma se affermazioni di questo tipo fossero rimaste circoscritte al mondo delle serie tv americane presumibilmente non avrei sentito alcun brivido dietro la schiena: purtroppo, oggi le parole “Giustizia” e “Vendetta” (che di per sé dovrebbero costituire un ossimoro) vengono sempre più impropriamente accomunate. Per farsi un’idea basta leggere alcuni commenti apparsi sul web in seguito alle recenti proteste di alcuni detenuti delle carceri: non importa a nessuno di come sovrappopolamento e scarse condizioni igieniche possano comportare il diffondersi all’interno delle carceri del Covid-19, i carcerati sono ormai considerati “cittadini di serie b” e per questo meno meritevoli di ricevere le cure e l’assistenza sanitaria riservate agli onesti cittadini.

La crisi dello Stato di Diritto

Negli ultimi 20 anni lo Stato di Diritto ed il diritto penale sono stati più volte calpestati: è sufficiente pensare alle recenti riforme in tema di prescrizione, alla spettacolarizzazione dei maxi-processi e in generale alla sempre più diffusa cultura del sospetto, per nulla garantista e totalmente vittimo-centrica. Non fraintendete, non ho alcuna intenzione di sminuire il peso dei torti arrecati alle vittime: tuttavia, ritengo che il bisogno di vendetta percepito dalle persone offese non possa in alcun modo coincidere con la giustizia di un ordinamento liberale. La ricerca di vendetta è umanamente comprensibile: la vittima vuole che il colpevole soffra almeno la metà rispetto al danno arrecato; uno Stato di Diritto non può però sposare l'irrazionalità della persona offesa. I colpevoli vanno certamente puniti, ma senza alcuna lesione dei loro diritti costituzionalmente garantiti.

Spesso, i media invitano nei propri salotti le vittime (o i loro cari) affinché queste possano mostrare agli spettatori il proprio dolore: così facendo, l'imputato viene immediatamente additato dall'opinione pubblica come colpevole, al punto che eventuali assoluzioni vengono costantemente percepite dai cittadini (e di riflesso da alcuni movimenti politici) con sdegno, come se fossero un’ingiustizia. Nonostante un imputato sia innocente fino a prova contraria, per l’opinione pubblica vale questo principio: “It is true because i feel it”. Non importa quale sia il verdetto finale, non importa quale sia la verità: l'importante è che ci sia vendetta in nome della vittima. Al giorno d’oggi, come brillantemente affermato dal Professor Filippo Sgubbi ne "Il Diritto Penale Totale" (opera che consiglio a chiunque avesse intenzione di approfondire l’argomento), "Il diritto non è più destinato a stabilire la giustizia, bensì ad affermare la vittoria dell'uno sull'altro".

Il garantismo non è un’opinione

Chissà cosa penserebbe oggi dei suoi connazionali il povero Cesare Beccaria. Trovo spaventose, ad esempio, frasi come “Non chiedetemi se sono garantista o se sono giustizialista. Queste contrapposizioni manichee vanno bene per i titoli dei giornali”, specie se a pronunciarle sono politici che ricoprono importanti ruoli istituzionali. Dove possiamo trovare spiragli di certezza del diritto, se oggi per comprendere se un comportamento sia penalmente rilevante o meno occorre leggere la norma incriminatrice, le varie interpretazioni dottrinali, gli orientamenti giurisprudenziali, la coscienza comune e il sentire sociale (parametri del diritto vivente)?

Cos'è quindi la giustizia?

La mia idea di giustizia non sarà mai come quella di chi è favorevole alla pena di morte, di chi invoca la castrazione chimica o di chi considera colpevole un imputato prima della sentenza definitiva; la mia idea di giustizia non sarà mai come quella di chi chiede “pene più severe” e detenzioni disumane. La mia idea di giustizia è quella di Calamandrei, padre costituente, che affermava che “La giustizia sociale non è pensabile se non in funzione della libertà individuale”. La mia idea di giustizia è quella di Voltaire, il quale affermava che “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”.

La mia idea di giustizia è, e sempre sarà, distante anni luce dal concetto di vendetta.

Gianluca Parrinello