Cecilia Ferrari

Leggi altri post di questo autore

Il premier Giuseppe Conte, nel corso dell’ultima conferenza stampa tenutasi il 10 aprile, ha parlato delle modifiche alle misure restrittive imposte dall’emergenza Coronavirus. Oltre a questo, il primo ministro – all’indomani di un lungo confronto a livello europeo sulle contromisure da intraprendere per fare fronte all’emergenza economica - ha voluto sottolineare come le forze politiche di opposizione abbiano diffuso fake news sulla questione del MES. Conte ha voluto fare “nomi e cognomi”, rivolgendosi in particolare ai capi dei due maggiori partiti di opposizione, Matteo Salvinie Giorgia Meloni. La scelta del premier di attaccare così esplicitamente i suoi avversari politici durante una conferenza stampa è stata subito criticata da molti (tra tante si  è alzata anche la voce del direttore del Tg La7 Enrico Mentana) e la pronta risposta dei leader del centro-destra non si è fatta attendere.

Salvini, via Twitter, ha contestato l’uso della tv di Stato sostenendo che Conte l’abbia utilizzata “per dire falsità e fare un comizio contro Salvini e contro l’opposizione: roba da regime, da Unione Sovietica. Dall’altra parte Giorgia Meloni, in un video postato su Instagram, ha criticato il fatto che non sia stata data possibilità di replica alle opposizioni, definendolo un comportamento da Corea del Nord.

Forse a Salvini e Meloni non è chiarissimo cosa accadeva in Unione Sovietica e cosa accade tutt’ora in Corea del Nord. Tra l’altro, i due leader hanno deciso di citare Paesi geograficamente lontani quando per parlare di un Paese in cui la democrazia vacilla sarebbe bastato rifarsi a quanto sta accadendo in questi giorni all’Ungheria del loro amico sovranista Viktor Orbán.

Se l’Italia si comportasse davvero come la Corea del Nord, Salvini e Meloni non avrebbero nemmeno avuto modo di criticare il governo, neanche attraverso i social: da quelle parti, infatti, l’accesso a internet è consentito soltanto previa un'autorizzazione speciale rilasciata dal Ministero dell’Unità, per soli scopi governativi o per gli stranieri; in più, nonostante la Costituzione nordcoreana garantisca la libertà di parola, nella pratica le critiche al governo sono assolutamente proibite e per gli autori di affermazioni di tal genere sono previsti l’arresto e la reclusione in quelli che vengono chiamati “campi di rieducazione”.

Tutte le organizzazioni extra-governative sono allineate con l’ideologia sostenuta dal Partito del Lavoro, il partito del dittatore Kim Jong-un, pertanto la situazione attuale della Corea del Nord non si discosta molto da quella dell’Unione Sovietica di un tempo. Anche nell’URSS, infatti, non c’era possibilità di critica nei confronti del potere e la libertà di parola non era contemplata: ciò implicava che tutti i media dell’epoca, quindi televisione, radio, libri e giornali, fossero esclusivamente sotto il controllo dello Stato, e chi la pensava diversamente finiva nel gulag.

Dunque, quando Salvini e Meloni accusano Conte e il governo di assumere atteggiamenti dittatoriali, è bene che entrambi ricordino cosa accade davvero in una dittatura. La possibilità di replica, quand’anche non fosse loro consentita sulle stesse reti nazionali, è comunque consentita loro perché in Italia la libertà di parola è un diritto che per fortuna non viene mai meno.

E’ quindi lecito criticare la scelta di Conte di nominare i leader dell’opposizione in quella che dovrebbe essere una dichiarazione ufficiale del governo, in una sede istituzionale, ma il premier non è l’unico a dover riflettere sulla natura delle proprie parole.

Cecilia Ferrari

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c2/The_statues_of_Kim_Il_Sung_and_Kim_Jong_Il_on_Mansu_Hill_in_Pyongyang_%28april_2012%29.jpg