Cesare Manzaro

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Ci troviamo di fronte ad una crisi economica importantissima e, parlando chiaramente, lo Stato non può pensare che la soluzione sia prendere il controllo del mercato e delle imprese, ponendo dei paletti ad una ripresa che sarà già di per sé complicata.

Prezzo calmierato per le mascherine

Il 26 aprile il commissario Arcuri ha espresso la necessità da parte del Governo di intervenire sul prezzo delle mascherine, ritenuto ormai fuori controllo. Il tetto dei 50 centesimi più IVA fissato per i dispositivi di protezione è stato da subito criticato, non soltanto dalle forze politiche avverse al Governo ma anche da imprenditori e farmacisti, in quanto direttamente toccati da questa misura. L’intervento dello Stato rischia di essere dannoso poiché, come hanno spiegato bene economisti di ogni tempo e Manzoni nei Promessi Sposi, fissare un basso prezzo per un bene di prima necessità non può che generare un eccesso di domanda rispetto all’offerta. In questi giorni stiamo infatti assistendo alle inevitabili conseguenze di questa decisione: Federfarma ha lamentato come non sia possibile per i farmacisti ottenere dei ricavi dalla vendita delle mascherine ad un prezzo così basso e di come le scorte delle farmacie siano terminate immediatamente, a causa della mancanza di un limite di acquisto per persona. Si sta rivelando difficile anche garantire l’approvvigionamento dei dispositivi medico-sanitari dalla Cina, dato che i cinesi preferiscono spostarsi su mercati che possono pagare di più.

Lo Stato, nell'intervenire per controllare l’economia e il mercato, non ha considerato che in quest'ultimo esistono delle leggi precise, intrinseche ad esso, che lo fanno funzionare. Per assurdo, per imporre queste decisioni bisognerebbe vivere in una realtà economica totalmente differente, in cui non solo i prezzi delle mascherine ma anche tutto l’apparato economico del Paese dovrebbero sottostare alle decisioni del Governo.

Le imprese e lo Stato

Gli interventi fatti fin ora dal Governo a sostegno delle imprese si sono rivelati piuttosto inefficienti: tante imprese non hanno ricevuto i finanziamenti previsti con il Decreto Liquidità e si trovano ora con l’acqua alla gola. Le anticipazioni al Decreto Rilancio, invece, state accompagnate da molteplici dichiarazioni piuttosto controverse: tra le tante, quella che ha suscitato più scalpore è stata un’intervista del vice presidente del PD Andrea Orlando, il quale ha espresso la necessità per lo Stato di valutare l'ingresso nelle imprese per un determinato periodo al fine di garantire che queste mantengano gli impegni assunti a fronte dei finanziamenti ricevuti; secondo Orlando, lo Stato dovrebbe quindi fare da garante nei confronti della collettività per l’utilizzo delle proprie risorse.

Le reazioni, sia all’interno che all’esterno della maggioranza, non si sono fatte attendere, con Renzi e Calenda sul piede di guerra per l’intenzione di “sovietizzare” l’Italia; anche all’interno del PD le reazioni sono state contrastanti. Il ministro dell’economia Gualtieri ha però specificato che lo Stato non ha intenzione di prendere posto nel CdA delle imprese, ma che comunque “non rinuncia a dare un indirizzo su dove vuole andare il Paese”.

Il risveglio dello statalismo

Queste scelte in termini di economia fanno risorgere sentimenti che si pensavano ormai lontani, per lo meno all’interno della nostra classe dirigente. Le scelte di questo Governo, invece, sono caratterizzate da forti sfumature antiliberiste, veicolate da quella parte della maggioranza che dell’odio della ricchezza e del progresso economico ha fatto la propria bandiera. Assistenzialismo è dunque diventata la parola d’ordine in Parlamento e nelle piazze: ne sono prove lampanti i soldi spesi per dare sussidi alle persone senza lavoro, come il reddito di cittadinanza, piuttosto che investire per creare nuovi posti di lavoro e incentivare la crescita economica.

A prescindere dalle ideologie, è corretto che i soldi elargiti dallo Stato non vadano a chi non ne ha necessità, com'è corretto che ci si accerti che quei finanziamenti siano spesi per le aziende e non per altro. Non è ammissibile però lo Stato decida di influenzare la libertà d'impresa.

Dovremmo pertanto accettare, una volta per tutte, che la crescita economica e la ricchezza non sono il nemico, e che continuare a denigrarle in nome di un insaziabile populismo economico  non ci porterà fuori dalla crisi.

Cesare Manzaro