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Di Paolo di Falco

“Quando saremo grandi faremo riaprire Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni, ebrei di…”

Queste parole sono state pronunciate da un ragazzo di Ferrara nei confronti di un bambino ebreo, aggredito fisicamente e verbalmente nella palestra della scuola media da un gruppo di compagni di classe. Quello che è accaduto è molto grave: innanzitutto perché è un fenomeno di razzismo e poi perché si è verificato all’interno di una scuola, il posto dove si impara, si apprende e per dirlo con le parole di Malcom X: “La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo”.

Oltre a essere un fatto molto grave, è anche qualcosa di inaccettabile: come può un ragazzo nel 2019 pronunciare quelle parole? Come può un ragazzo “minacciare” di compiere un genocidio di massa?

Noi crediamo che un episodio del genere sia inaccettabile e ci rattristiamo profondamente nel constatare che questo si inserisce in un quadro più ampio. Basta aprire il sito dell’osservatorio antisemitismo per accorgerci, iniziando dalla nostra penisola, quanti sono stati dall’inizio dell’anno i comportamenti, gli insulti contro gli ebrei: dai cori antisemiti dalla curva della Lazio all’Olimpico di Roma agli insulti al giornalista Gad Lerner durante una manifestazione di Forza Nuova a Prato.

Tutto questo deve farci riflettere: com’è possibile che ancora oggi succedano queste cose? Per chi fa finta di non ricordare, magari di ignorare perché è più conveniente, quando il 27 gennaio 1945, l’Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, emerse, in tutta, la sua drammaticità, l’orrore per lo sterminio di un popolo, le cui crude immagini, immortalate dagli operatori sovietici e mostrate al processo di Norimberga, come prova contro i crimini nazisti, sconvolsero il mondo intero, che prese finalmente coscienza dell’agghiacciante e sistematico stermino di ben 6 milioni di ebrei. Uno sterminio che non è stato portato avanti solamente dai soldati tedeschi, ma anche da tutti coloro che vedevano tutte quelle persone entrare all’interno dei campi di concentramento e non li vedevano più uscire, da tutti coloro che sono rimasti in silenzio. In quei campi di concentramento, al cui interno gli ebrei erano trattati al pari degli animali, nonostante la presenza di moltissime persone, incredibile a dirsi vi era un grande silenzio. Un silenzio che sapeva di paura, di rassegnazione in quanto tutti sapevano che una volta entrati dentro non sarebbero mai più usciti.

Solo tramite quel fumo grigio “si acquistava la libertà”. Noi ragazzi ci rifiutiamo di accettare che ancora oggi le persone di religione ebraica debbano subire tutto questo. Ci rifiutiamo di accettare un futuro in cui vi è più razzismo che uguaglianza. Infatti il razzismo è un fenomeno da condannare a prescindere verso chi sia diretto.

Sarebbe interessante capire per quale motivo l’uomo si ostina tanto a non accettare che alla fine siamo tutti uguali. Forse per ignoranza? O forse perché deve assolutamente trovare un modo per “primeggiare”. Il ruolo della scuola nella lotta al razzismo è davvero importante per cercare di cambiare il clima di odio verso “il diverso” che regna in Italia.

Secondo i dati risalenti al 2017 del Pew Research, organizzazione che produce statistiche a livello mondiale su un gran numero di temi, gli italiani risultano di gran lunga il popolo meno tollerante in Europa occidentale. O per dirla in altri termini, rispetto agli altri risultano avere molto più frequentemente atteggiamenti nazionalisti, anti-immigrati e anti-minoranze (come nel caso dei rom e i fatti degli ultimi giorni ce lo dimostrano). Come potete notare il dato si riferisce al 2017 in quanto vi sono poche organizzazioni che si occupano di fornire dati aggiornati sui fenomeni di razzismo, e da ciò possiamo ben capire come questo fenomeno sia quasi “accantonato” e tirato fuori ogni volta che succede qualche atto del genere. Non dimentichiamoci che proprio l’articolo 3 della nostra Costituzione, che tutela l’uguaglianza tra tutti i cittadini, recita:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale  e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Bisogna affrontare sempre di più il tema del razzismo, ma non solo nelle scuole, anche sui media che possiamo definire come “il luogo” in cui i ragazzi di oggi (ergo i cittadini di domani) passano più tempo e si informano.  Non solo la politica, ma anche tutti noi dobbiamo essere in prima fila nel combattere questo fenomeno che non si sconfigge di certo restando in silenzio.

Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti.
(Martin Luther King)