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La Casa Bianca (Foto tratta dal sito thewhitehouse.gov)

I candidati "dem"

Attualmente il solo candidato rimasto in corsa per l’elezione è Joe Biden, che fino a pochi giorni fa era in lizza per l’elezione con Bernie Sanders. Il primo è noto per essere stato vicepresidente degli USA durante la presidenza Obama, il secondo per aver tentato già precedentemente la candidatura alle presidenziali con i democratici nel 2016. Nelle settimane e mesi precedenti, infatti, tutti gli altri candidati che partecipavano alle primarie si erano ritirati dichiarando o meno il sostegno all’uno o all’altro dei rimanenti sfidanti; tra di essi figurano personaggi di spicco, come il plurimiliardario Mike Bloomberg, ex sindaco di New York, o Elizabeth Warren, che dal 2008 al 2011 ha presieduto la commissione di supervisione economica del congresso degli Stati Uniti per la stabilizzazione economica del sistema bancario americano. Il fine principale che ha guidato tutti i partecipanti è stato, naturalmente, affrontare e battere Donald Trump, considerato da tutto il panorama democratico come una figura pericolosa per l’intero sistema statunitense. Proprio in quest’ottica va inquadrato anche il ritiro di Sanders, con quasi un mese di ritardo rispetto agli altri candidati, motivato principalmente dal fatto che ora più che mai va posto avanti l’interesse nazionale a causa della diffusione rapida del coronavirus.

Election 2020 Debate

Joe Biden e Bernie Sanders si scambiano a Washington il saluto con il gomito in occasione del confronto televisivo dello scorso 15 marzo.

(Foto ricavata dal sito del Los Angele Times Evan Vucci / Associated Press)

Progressisti o più progressisti?

Ogni candidato, sfruttando le carenze e gli errori compiuti dalla presidenza Trump, ha tentato di raccogliere determinate fasce dell’elettorato del partito, che si è orientato anche in base alle passate esperienze di ognuno. Sanders è stato sostenuto principalmente dagli afroamericani, dai giovani e dagli ispanici per il suo programma profondamente progressista ed innovativo; facendo leva sulle crescenti diseguaglianze economiche, ha spinto per avere equità sociale, per diffondere la sanità gratuita a tutti e per stringere sulla regolamentazione delle banche e di Wall Street. Biden, invece, è stato appoggiato fin dall’inizio da gran parte dell’elettorato bianco e anche da una buona fetta degli afroamericani, dopo aver ricevuto l’appoggio dell’ex presidente Obama. Il programma di quest’ultimo si incentra soprattutto sul miglioramento delle infrastrutture americane, sul miglioramento delle condizioni economiche della classe media e in generale sul proseguimento delle riforme avviate dalla presidenza Obama.

Elezioni Stati Uniti 2020, la guida: candidati, sondaggi e regolamento

Il vincitore

Dai sondaggi più recenti risultava già che Biden, dopo un inizio incerto, fosse in grande vantaggio sul suo avversario specialmente per la sua esperienza e conoscenza del sistema politico statunitense; questo lo ha reso, quindi, un soggetto sufficientemente forte per scontrarsi con Trump. Le elezioni che si erano già svolte in questi mesi hanno dimostrato le previsioni e l’ex vicepresidente risultava già in vantaggio con 1.219 delegati, contro i 915 di Bernie Sanders. Le votazioni si sono svolte secondo il metodo dell’elezione semi-diretta, così come avviene per le elezioni presidenziali. Ogni Stato elegge i cosiddetti “delegati”, che dichiarano il loro sostegno ad un candidato prima delle votazioni. Questi si vanno ad aggiungere ad un gruppo minoritario di “super-delegati”, slegati dal voto popolare, e insieme eleggono il candidato del partito democratico per le presidenziali in occasione della convention nazionale nel mese di luglio. Il numero dei delegati eleggibili dai singoli Stati varia in proporzione alla popolazione; ciò spiega perché i candidati, con un maggior numero di Stati nei quali hanno vinto, potrebbero perdere per numero di delegati.

Vittorio Repetto