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Di Francesco Giani

Le Olimpiadi sono un evento che coinvolge sia i singoli sia la collettività, un momento quasi magico per una città. Infatti, durante lo svolgimento delle gare, si riscoprono a livello diffuso valori e sentimenti come: la lealtà, il rispetto dell’avversario, un positivo sentimento nazionale, l’impegno che porta al successo e in tutti coloro che osservano la fiamma del braciere olimpico ardere sopra quei celeberrimi cinque cerchi qualcosa accade: le persone ritrovano il sorriso camminando per strada, molti balconi hanno esposta una bandiera sventolante, amici e parenti di qualsiasi età trascorrono qualche serata insieme davanti a un maxischermo o in uno stadio, sconosciuti esultano insieme gioiosi per la vittoria della propria nazionale.

E oggi, più che mai, questi pensieri ci invitano a riflettere sul valore di un’opportunità, quella delle Olimpiadi Invernali del 2026, che, almeno a Torino, è definitivamente tramontata. Non si è stati in grado di mostrarsi compatti di fronte a una grande sfida, eppure, poco più di 10 anni fa, Torino aveva iniziato, proprio ospitando le Olimpiadi, un positivo percorso di rinascita culturale e urbana.

Il fallimento del nuovo sogno olimpico nasce dai forti contrasti tra alcuni elementi della maggioranza e la sindaca Appendino, la quale, per non perdere elementi importanti in consiglio comunale, propone al Coni il 3 luglio 2018 una delibera e un dossier sulla candidatura singola di Torino pieni zeppi di paletti, atti quasi a voler ottenere un rifiuto da parte del Coni stesso e tenere unita una maggioranza fin lì spaccata tra i favorevoli e non a Torino 2026. La posizione di Torino quindi diventa molto più debole, viste anche le continue richieste, di esponenti grillini nostrani, di dimissioni di Giovanni Malagò e la richiesta ancora più assurda di istituire una commissione di inchiesta su Torino 2006! Ci chiediamo come sia possibile chiedere una commissione di inchiesta su un evento che ha portato moltissimi benefici alla città e per di più portare avanti questa proposta proprio nell’iter di una nuova possibile candidatura olimpica! Un’idea atta proprio a sabotare un nuovo evento olimpico a Torino.

Tuttavia il Coni, non avendo alcun interesse nell’aprire uno scontro politico con il MoVimento 5 Stelle e con la nostra amministrazione comunale inserisce ugualmente, nello scorso mese di Agosto, Torino nel progetto della tripla candidatura italiana.

La storia poi è ben nota: dopo la presentazione del dossier ideato dal Coni per la tripla candidatura, Torino insorge per le poche gare che le sono state assegnate e perché solo Sestriere, tra tutte le località montane che avevano ospitato i Giochi nel 2006, era stata scelta come destinazione per un gara, mentre Milano richiede che le venga assegnata la governance, considerato il prestigio internazionale della città e l’ottima riuscita di Expo 2015.

Dopo l’estate prosegue la ricerca di un accordo tra le 3 città, ma il 18 settembre il governo si dichiara contrario a finanziare il progetto, considerate le eccessive frizioni tra i 3 partecipanti; allora la sindaca Appendino trova, nel rifiuto del governo di sostenere economicamente i Giochi, il pretesto per ritirare la candidatura della città, dimostrando per l’ennesima volta da una parte l’incapacità della giunta nel promuovere la città adeguatamente e dall’altra la volontà di rendere Torino una città sempre più isolata e inconsistente, più provinciale, e quindi più povera sia economicamente sia culturalmente. Intanto Cortina e Milano stanno iniziando a costruire un dossier insieme.

In tutto ciò, tralasciando il rimpallo di responsabilità avvenuto tra le varie amministrazioni che, come troppo spesso accade, non fa altro che indebolire un progetto, è evidente l’incapacità del MoVimento 5 Stelle di gestire e organizzare un qualsiasi evento che non sia una piazza dove urlare insulti contro coloro che definiscono la “casta”.

Pensiamo che proprio qui si renda esplicita la differenza tra noi e loro. Noi siamo quelli che ci provano, che si sporcano le mani per un progetto, che non dicono che tutto è marcio e che non fanno naufragare ogni possibilità per paura che durante la gestione di questa qualcosa possa andare male, noi siamo quelli che la corruzione la combattono, non quelli che credono che basti dire no a tutto per debellarla, noi siamo quelli che credono nelle infrastrutture e negli eventi, non nella decrescita, noi siamo quelli che credono nel confronto civile tra le persone, non quelli che vanno nei cantieri a Chiomonte a minacciare e usare violenza contro militari e operai, noi siamo quelli che credono nella bellezza delle opportunità, non nella paura della gestione e dei fallimenti.

Ci si chiede quindi quale sia, se c’è, il progetto dell’attuale amministrazione torinese, perché sembra che, in fondo, interessi solamente vivere giorno per giorno senza una visione seria per una città che senza eventi, senza un’idea di più ampio respiro, senza coinvolgere i giovani e senza guardare al domani, nel breve futuro rischia di tornare quella città grigia e poco attrattiva che era fino ad una decina di anni fa.