Elia Bonci

Elia Bonci

Classe 96, scrittore esordiente, ha pubblicato Diphylleia, un romanzo per combattere omofobia e discriminazione. Sta affrontando un percorso di transizione e racconta la sua storia su Instagram.

Onda Pride da brividi per questo 2019, che sembra essere un barlume di speranza per questo nostro secolo disperato e in cui l’umanità e il rispetto dell’altro paiono esser divenuti solo un fanalino di coda. Sorprendente la quantità di giovanissimi, e non solo, che stanno scendendo nelle strade delle loro città per gridare al mondo che qualsiasi amore che sia amore è giusto e che siamo tutti uguali, non esistono differenze.

Omofobia e razzismo, discriminazione in generale, non sono altro che un residuo di barbara usanza che dovrebbero star stretti all’uomo del nuovo millennio. Nonostante questo, ci ritroviamo ancora oggi davanti a fatti gravissimi e dichiarazioni aberranti che dovrebbero farci allarmare sul dilagante clima di odio verso il diverso e mirato alla minoranza che non possono passare inosservati.

Come ogni anno, quasi come fossimo rimasti impantanati nel passato senza poterci liberare, nel mese del Gay Pride si scatenano le proteste contro la suddetta parata, la quale viene giudicata come una pagliacciata o un semplice modo per mettere in mostra le nostre nudità. Affermazioni che non possono essere giudicate nient’altro che errate, se si considera il fatto che il Pride è uno spazio inclusivo che lascia le porte aperte a tutti e che sa abbracciare chiunque andando oltre etichette e stereotipi. È questo il motivo per cui, durante questa parata, vediamo scendere in piazza non solo persone appartenenti alla comunità lgbtqi+, ma anche stranieri, persone diversamente abili, eterosessuali e famiglie. Un arcobaleno di 800mila persone è andato a colorare le strade della capitale romana, a dimostrazione che l’unione fa la forza e che essere è un diritto.

Ognuno è e deve essere libero di essere libero e soprattutto di essere sé stesso. Sembra un’Italia che si risveglia dal suo sonno della ragione, questa, che vede una così grande partecipazione al Pride non solo a Roma, ma in tutte le altre capitali e province della penisola. Di particolare interesse è stato la parata svoltasi a Frosinone, la prima nella storia del capoluogo ciociaro.  Nonostante il Pride del frusinate sia stato oggetto di gravissime critiche e pesantissimi insulti, non ricevendo neanche il patrocinio del sindaco, sono scese tra le vie del centro più di 8mila persone per liberare la città dal pregiudizio e dalla paura. Ciò che maggiormente ci dà speranza per un futuro migliore e per una presa di coscienza collettiva che ci faccia cambiare rotta verso una maggior apertura mentale e una maggior tolleranza verso il diverso è la presenza massiccia di famiglie, omogenitoriali e non, che stanno partecipando ai vari Gay Pride. Le parate sono state completamente inondata da bambini che, come supereroi, alzavano le bandiere arcobaleno al cielo sulle spalle dei propri genitori.

E tutto questo cos'è se non una dimostrazione che qualsiasi amore che sia amore è giusto e che siamo tutti uguali, senza distinzioni?