ORDEM E PROGRESSO, MA NE SIAMO CERTI?

Esteri apr 03, 2021

Il Brasile, guidato da Jair Bolsonaro, versa nello stato di crisi più grave della sua storia; tra le principali economie emergenti sul Pianeta, sembra condannato ad un crollo vertiginoso, e tutti dovremmo preoccuparcene.

È solo il Covid il pericolo?

La gestione della diffusione del Coronavirus in Brasile è stata sempre oggetto di critiche a causa delle dichiarazioni e decisioni controproducenti, rasentanti il negazionismo, prese dal Capo dello Stato. Fin dalla notifica del primo contagio nel Paese, un cittadino tornato nel marzo dello scorso anno dalla Lombardia, il Governo si è trovato in una situazione di contrasto costante, tanto al suo interno quanto con i Governatorati locali.

La Nazione presenta una struttura statale di tipo federale e, in base a quanto proclamato nella sua Carta costituzionale, promulgata nel 1988, si divide in 26 Stati Federati più il distretto federale, dove si trova la Capitale, Brasilia. Tale suddivisione territoriale implica necessariamente anche una ripartizione delle competenze e dei poteri tra il Governo centrale e quelli locali. Secondo quanto stabilito dall’Art. 22 della Costituzione, al Governo Federale spetta la competenza a legiferare su un gruppo di materie tassativamente elencate, le rimanenti sono lasciate agli Stati, tra le quali figura anche la sanità e, di conseguenza, la responsabilità per tutte le decisioni prese in caso di pandemia. Proprio questo è, dunque, il principale terreno di scontro degli ultimi mesi.

La linea politica tenuta dal Presidente del Paese è stata in questi mesi la principale causa delle polemiche. Più volte il Capo dello Stato si è espresso in merito alla gestione dell’emergenza, attaccando le chiusure e i lockdown stabiliti dai Governatori degli Stati Federati, accusandoli addirittura di essere degli “ammazza lavoro” in quanto con le loro decisioni danneggerebbero l’economia nazionale anche più del virus stesso, definito spesso nelle sue dichiarazioni come una semplice influenza. La mancanza di linee guida certe ha naturalmente contribuito a creare uno stato di incertezza generale che ha causato, ad oggi, 300mila vittime e 12 milioni di contagiati, portando il Brasile al terzo posto, dopo Stati Uniti e India, nella classifica mondiale.

In pieno dramma Covid, Bolsonaro rimpasta il governo e cambia i capi  militari

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Un Presidente tutt’altro che “immune” all’opposizione

La popolarità di Jair Bolsonaro è crollata nei sondaggi, fin dalle prime settimane della pandemia. Alle ultime elezioni comunali di novembre tali previsioni sono state confermate: tra i candidati sostenuti dal Presidente, solo cinque sono stati eletti, di cui nessuno nelle principali città del Paese. Molti candidati erano andati male già al primo turno mentre altri sono usciti dalla competizione prima dei ballottaggi. Il risultato peggiore però è stato quello di Rio de Janeiro, dove il sindaco uscente, Marcelo Crivella, sostenuto da Bolsonaro, ha ottenuto solo il 34% dei voti contro il 64% del suo predecessore di centrodestra, Eduardo Paes.

La sconfitta elettorale non è però l’unico fattore, insieme alla gestione della pandemia, che contribuisce all’impopolarità di Bolsonaro. Lo scorso marzo, infatti, il giudice del Supremo Tribunale Federale, Edson Fachin, ha annullato quattro sentenze di condanna, nell’ambito dello scandalo Petrobras, a carico dell’ex Presidente brasiliano Lula in quanto la Corte nella quale erano state pronunciate non aveva la giurisdizione su quei casi.

Sebbene non scagioni definitivamente Lula, il processo dovrà ricominciare da capo nel tribunale di Brasilia, questa decisione gli permette attualmente di ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali del 2022, per le quali viene già dato come favorito.

Oltre alle possibili minacce esterne, anche sul fronte interno il sostegno a Bolsonaro vacilla. Il Governo è attraversato da continui contrasti che non hanno smesso di aumentare nell’ultimo anno, tanto da essere scosso negli ultimi giorni da un vero e proprio terremoto. Il Capo dello Stato ha annunciato lo scorso lunedì, dopo le dimissioni volontarie dei ministri della Difesa e degli Esteri e dei tre Generali a capo di esercito, aeronautica e marina, la sostituzione di altri sei membri dell’esecutivo.

La decisione è giunta a seguito delle forti tensioni sorte in merito alla gestione dell’emergenza sanitaria, ricordiamoci che nell’arco di un anno si sono succeduti ben quattro diversi ministri della sanità, ma anche a seguito di una serie di pericolose dichiarazioni pronunciate dal Presidente dall’inizio del suo mandato. Bolsonaro, infatti, ha più volte ricordato nei suoi discorsi gli anni bui della dittatura militare in Brasile, elogiandoli come un esempio di buon governo.

The fires in the Pantanal raged across an estimated 7,861 square miles between January and August. 

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Amazon fire

Se voi oggi faceste una ricerca utilizzando le parole del titolo di questo paragrafo non trovereste come risultato le notizie riguardanti gli incendi in Amazzonia, ma un tablet in vendita su Amazon.

Seppur ironico, questo fatto dovrebbe farci riflettere in merito alla scomparsa tra i temi solitamente trattati dai nostri notiziari e giornali della questione dei grandi incendi nella foresta amazzonica, in gran parte situata nel territorio brasiliano. Se da un lato è comprensibile che la portata catastrofica della pandemia abbia facilmente distolto l’attenzione da questo tema, dall’altro ciò non vuol dire che non sussista tutt’ora.

In un articolo pubblicato il 10 novembre sul New York Times si stima che nel corso dello scorso anno la quantità di ettari di foresta mangiata dal fuoco e dalla deforestazione non è diminuita rispetto al 2019, segno che in questo settore non si è registrata, ovviamente, una diminuzione nella richiesta di terra e legname, ma semmai una diminuzione nella rilevanza pubblica data al tema e anche nei controlli.

L’articolo, inoltre, indica nel Pantanal l’area più complita dai recenti incendi, che sono stati documentati e analizzati dalla NASA tramite i propri satelliti. Questa immensa regione della foresta amazzonica accoglie durante la stagione delle piogge un’enorme quantità d’acqua che altrimenti inonderebbe le aree popolate più a valle, trasformandosi in un bacino idrico naturale dal quale queste stesse aree traggono gran parte dell’acqua potabile.

Naturalmente il processo di deforestazione è stato facilitato nell’ultimo perido non solo dalla diffusione del virus, ma anche dal comportamento complice del Presidente Bolsonaro stesso, che ha più volte attaccato individui, società e associazioni impegnati nella lotta per la preservazione della foresta. Le poche azioni intraprese dal Governo Federale sembrano avere più un carattere pubblicitario che un’efficacia concreta, soprattutto perché non mirate all’individuazione e cattura dei soggetti a capo delle organizzazioni responsabili degli incendi e del disboscamento illegale.

Arriverà una nuova alba

Attualmente il Brasile versa in uno stato di crisi profonda pressoché in ogni settore della sua economia e società, ma le possibilità di ripresa e ripartenza sono tutt’altro che basse.

La Nazione è ormai da tempo nel gruppo dei Paesi in via di sviluppo e può contare su un tessuto produttivo che ha dimostrato grandi capacità di resistenza negli anni passati, riprendendosi con grande rapidità dalla crisi economica del 2015-2016. Prima dello scoppio della pandemia i dati sull’economia brasiliana erano fortemente in positivo e tutti in crescita, tanto che anche in piena emergenza, in base agli ultimi dati forniti ad inizio marzo, il PIL sembra essere sceso solo del 4.1% rispetto all’8% previsto dal Fondo Monetario Internazionale.

Questi dati naturalmente non alimentano solo le speranze della popolazione brasiliana, ma anche quelle del Presidente Bolsonaro, e costituiranno probabilmente il maggior punto di forza del suo programma elettorale per puntare ad una rielezione in occasione delle prossime presidenziali. La ripresa sembra certa, ma a quale prezzo?

Vittorio Repetto

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Vittorio Repetto

Ciao, sono Vittorio Repetto, scrivo per il blog Generazione Millenials nella sezione esteri e, in particolare, mi occupo dell’analisi degli eventi che si verificano nel continente americano.