Millennials

Millennials

Leggi altri post di questo autore

Di Giorgio Ferrigno

Con 180 voti a favore,  71 contrari e sei astenuti, finalmente il biotestamento è legge.

Il voto finale è stato però preceduto da un lungo dibattito mattutino che vedeva esponenti Pd, M5S, Mdp e Sinistra Italiana a favore della proposta di legge; si oppongono invece i gruppi parlamentari cattolici e frequenti sono stati gli interventi di Forza Italia e Lega Nord.

In poche parole, il biotestamento è la manifestazione della volontà del paziente riguardanti i trattamenti ammessi (o esclusi) nella fase finale della malattia. Questo è fondamentale per malattie come la sclerosi multipla dove il malato arriva a non essere più in grado di esprimersi.

Il paziente può esprimere la propria volontà per iscritto o in audio che verranno poi tutelate dal fiduciario. Anche se l’estrema Destra dipinge il biotestamento come un’eutanasia all’italiana, la legge non va presa come una condanna di morte preordinata; infatti in caso di nuove terapie possibili, fiduciario e malato possono valutare se modificare o meno le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Come succede per gli aborti, anche in questo caso il medico può esprimere la propria obiezione di coscienza ma non la struttura sanitaria che dovrà comunque attuare la volontà del paziente secondo legge.

Presenti in aula esponenti dell’associazione Luca Coscioni, Mina Welby e l’esponente radicale per eccellenza Emma Bonino. L’associazione Luca Coscioni dal 2002 promuove l’ affermazione delle libertà civili e dei diritti umani. Nel concreto si dedica alla consapevolezza della società e al monitoraggio di leggi in materia di scienza e di auto-determinazione, sia in Italia che nel mondo. Mina Welby è invece moglie del defunto Piergiorgio Welby che lottò 88 giorni per una morte dignitosa: “Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti.” Così scriveva Piergiorgio al Presidente Napolitano nel settembre 2006. Oggi, dopo undici anni, la moglie è seduta alla Camera del Senato e all’ufficializzazione del voto si commuove: sorride, piange, gli occhi le si illuminano. Piergiorgio in 88 giorni non ha solo lottato contro un male lacerante e privante, ma contro chi, o per credo o per semplice dogma, pretende di sorpassare il volere di un singolo individuo. La sua lotta sofferta, la lotta di sua moglie, la lotta di tutti quelli che hanno creduto in questa causa, oggi ha portato a casa un nuovo successo civile di questa legislatura e di questo Paese.