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Giorno d’esame.
Seduto al tuo posto, fissi sconsolato il retro vuoto del foglio mentre il professore finisce di consegnare gli ultimi compiti.
Vuoto. Non ricordi nulla.

Motivazione o Fallimento?

La psicologa Elizabeth Loftus, esperta nel campo della psicologia cognitiva, ha delineato quattro ragioni principali per cui è possibile perdere la memoria: Decadimento, Interferenza, Fallimento e Motivazione.

Partendo da quest’ultima, si possono dire due cose sulla Motivazione: si divide in Soppressione e Repressione, a seconda che il processo sia intenzionale o meno ed è fonte di aspri dibattiti per le difficoltà di studio che essa comporta.

Il Fallimento è forse il processo più intuitivo, ed è facilmente illustrabile attraverso un esperimento del 1979 nel quale venne chiesto ad un gruppo di persone di disegnare nel modo più accurato possibile un nichelino; facendo poi il confronto con l’originale, risultò che la maggior parte dei dettagli era andata perduta. Non solo: mostrando ai candidati una serie di rappresentazioni scorrette della moneta, quasi nessuno riuscì ad individuare l’unica priva di errori.

Tutto ciò perché la memoria umana è governata dal principio della massima economia: solo l’essenziale, a meno di sforzi particolari, viene conservato. D’altronde si può fare a meno dei dettagli quando si tratta di riconoscere una moneta, decisamente meno in sede d’esame. Ecco quindi che ne è stato delle formule, viste evidentemente troppo in fretta. Ma le definizioni?  

Decadimento o Interferenza?

Per quanto riguarda tutte quelle informazioni che, in un modo o nell’altro, vengono immagazzinate, qualità e permanenza di queste dipendono principalmente dalla formazione ex novo delle relative connessioni neuronali, dette sinapsi, in specifiche regioni del cervello; in particolare nella formazione dell’Ippocampo, una delle più profonde e antiche, deputata principalmente alla produzione e conservazione della memoria.

Immagine che contiene tatuaggio

Descrizione generata automaticamente

(Ippocampo)

Secondo uno studio del 2016 condotto al Rothman Research Institute di Toronto i ricordi più definiti, conservati nell’ippocampo, sono soggetti a Decadimento, mentre i ricordi più sfumati, situati nelle regioni extra-ippocampali, risentono maggiormente del fenomeno di Interferenza. Ma cosa si intende con Decadimento e Interferenza?

Il primo si potrebbe romanticamente paragonare all’insistente operato delle onde che cancella le orme sulla spiaggia. In altre parole, ricordi poco considerati possono col tempo essere dimenticati.

Il secondo, proseguendo con la stessa metafora, assume invece la forma di un bagnante che calpesta le orme vecchie lasciandone di nuove; allo stesso modo, nuovi ricordi tendono ad interferire con quelli precedentemente accumulati (e viceversa) qualora le informazioni in gioco siano simili. In linguaggio più tecnologico il Decadimento equivale a cancellare un documento salvato, l'Interferenza è paragonabile alla sovrascrittura del documento stesso. Ecco dunque che fine hanno fatto anche le definizioni, con tutta probabilità vittime del fenomeno di Interferenza. Ma saranno davvero state tutte perdute?

È il momento. Il professore dà il segnale e i fogli vengono capovolti. Muovendo lo sguardo verso le domande, un brivido corre lungo la schiena; eppure, una volta letta la prima e la seconda e la terza qualcosa si accende.

Quasi meccanicamente, la penna comincia a muoversi. Ma come? Fino a un attimo fa era l’oblio, cosa è successo?  

Omeostasi sinaptica

Quando il cervello elimina di sua spontanea volontà quei collegamenti che non reputa più necessari, lo fa principalmente per due motivi: liberare spazio per nuove sinapsi e rafforzare quelle più utili già presenti. Quanto detto rientra nel complesso concetto di omeostasi sinaptica, ovvero quell’equilibrio incredibilmente dinamico tra sinapsi perse e acquisite, che ci permette di apprendere ogni giorno nuove nozioni senza sovraccaricare il sistema e che è alla base della cosiddetta plasticità, vale a dire la capacità di adattamento propria della nostra mente.

Immagine che contiene animale

Descrizione generata automaticamente

(sinapsi)

Come tutto questo avvenga è ancora oggetto di studio. In un articolo del 2013 venne suggerito che la cancellazione dei ricordi superflui potesse essere favorita dalla neurogenesi, quindi dalla formazione di nuovi neuroni che romperebbero vecchie connessioni per introdurne di nuove; tuttavia questo processo, di per sé abbastanza raro, non è stato riscontrato in tutte le aree dell’Ippocampo. Secondo quanto riportato recentemente su Science, invece, le cellule della microglia, la principale difesa immunitaria attiva del nostro sistema nervoso centrale, non sarebbero capaci di fagocitare (e quindi eliminare) unicamente organismi patogeni, ma anche sinapsi eccedenti. Inoltre, proteine quali Homer1a sembrerebbero coinvolte nel riconoscimento di tali sinapsi e nell’attivazione del meccanismo di “potatura”.

La resa dei conti

Arrivati a questo punto, manca solo un dettaglio: quando il cervello avrebbe deciso di tirarvi questo scherzo in vista dell’esame? Verosimilmente, mentre dormivate!
In una ricerca del 2017, Chiara Cirelli dell’Università del Wisconsin, lavorando insieme a Michele Bellesi dell’Università Politecnica delle Marche, hanno osservato che nei topi, durante il sonno, le sinapsi si riducono mediamente del 18%. Inoltre, solo un quinto delle connessioni indagate non veniva coinvolto nel rimaneggiamento, probabilmente proprio le più importanti e consolidate. In questo senso, il sonno sembrerebbe deputato a garantire l’omeostasi sinaptica, in quanto momento favorevole per l’assenza di esperienza sensoriale.  

Filippo Pennetta

Riferimenti Bibliografici:

Conti, F. (2010). Fisiologia medica (Vol.1). EdiErmes

In copertina: When memory takes flight … Fotografia: Brain light/Alamy Stock Photo

Immagine Ippocampo: piuchepuoi.it

Immagine sinapsi: lamenteemeravigliosa.it