Filippo Pennetta

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Una premessa
Con “Perché dimentichiamo le cose?” abbiamo dato l’avvio ex abrupto a questa rubrica e, come un attore che entra troppo nella parte, mi rendo conto solo ora di aver completamente dimenticato di fare le dovute presentazioni. Ecco quindi una piccola dichiarazione d’intenti: MedTalk, come suggerisce il nome, non è altro che una chiacchierata; seguendo questa linea, il linguaggio utilizzato sarà semplice, specialistico solo quando necessario. Non sono un professore, né tantomeno un medico (se ne riparla tra 3 anni, se Dio vuole) e non ho la pretesa di insegnarvi alcunché. Nonostante ciò, riporterò sempre fonti e testi di riferimento, non solo per una corretta divulgazione, ma anche nella speranza di spingere qualcuno di voi ad approfondire (e chissà che non ci riesca!).
Bene, mi sembra ci sia tutto. Possiamo partire.

Una rivoluzione silenziosa
La scorsa volta ci siamo lasciati parlando di uno dei motivi per cui dedichiamo quasi un terzo della nostra vita a dormire, ovvero l’omeostasi sinaptica. Oggi, invece, ci concentreremo proprio sul sonno, sul ruolo che esso ha avuto nella nascita della nostra civiltà e al declino a cui ci stiamo esponendo trascurandolo.

Contrariamente all’idea di Mao-Tsé-Tung, la rivoluzione (della specie) a cui diede inizio Homo Erectus fu decisamente pacifica. Ovviamente, il nostro “eroe” non ne era minimamente conscio e se un bel giorno si ritrovò a colonizzare il suolo fu verosimilmente per via di una deriva genetica che lo portò ad avere le braccia più corte dei propri simili e una postura eretta.
In ogni caso, sopravvivere in un ambiente ostile popolato da mostri come lo Smilodonte fu sicuramente un atto eroico, in particolar modo nelle ore notturne, quando la maggior parte dei predatori era in circolazione e i nostri antenati (considerando il comportamento degli altri primati) si ritiravano per non meno di 10 ore. Un grande alleato in tal senso fu probabilmente il fuoco (si ritiene che Homo Erectus sia stato il primo ad utilizzarlo), ma evidentemente non bastò: passare tutto quel tempo addormentati diede infatti luogo ad una pressione evolutiva tale per cui vennero selezionati solo quegli individui che dormivano di meno e in maniera più efficiente. In questo modo, si è arrivati a dedicare il 25% (su 8h) del nostro sonno alla fase REM, contro il 5/9% (su 15h) dei nostri progenitori. Cosa significa tutto ciò?
Facciamo un passo indietro.

Sonno REM e non-REM
Per comprendere le conseguenze di questo adattamento è necessario distinguere le fasi del sonno, in particolare la fase REM da quella non-REM (dove “REM” sta per “Rapid-Eye-Movement”). Queste due, qualitativamente differenti tra loro, caratterizzano momenti distinti del sonno, alternandosi all’incirca ogni novanta minuti, con un rapporto NREM/REM che varia drasticamente dalla sera al mattino successivo.

Ipnogramma

Come si può vedere dall’ipnogramma, realizzato registrando l’attività elettrica cerebrale durante il sonno, in condizioni di salute il rapporto sonno NREM/REM tende, ciclo dopo ciclo, ad invertirsi a favore di quest’ultimo. Il perché di ciò non è ancora chiaro: una delle teorie a riguardo, proposta dal Prof. Matthew Walker nel suo libro “Why we sleep”, è legata a doppio filo con la funzione di queste due fasi differenti.
Secondo Walker, la fase NREM che ci accompagna prevalentemente nelle prime ore del sonno è deputata al trasferimento delle informazioni da una sede di stoccaggio temporaneo (l’Ippocampo) ad una di stoccaggio permanente (la corteccia cerebrale), eliminando al contempo tutto ciò che viene ritenuto ridondante e superfluo (deja vu?). La fase REM, invece, ha il compito di rafforzare questi ricordi, creando collegamenti non solo nozionistici, ma anche e soprattutto emozionali. Riciclando la metafora usata nel libro, si pensi ad un artigiano che lavora l’argilla: dapprima rimuove il materiale in eccesso creando la bozza e, via via che il vaso prende forma, passa a definire sempre più dettagli. E se è vero che Dio sta nei dettagli…

REMando verso il Sapiens
Tornando al nostro Homo Erectus, perché è tanto importante la fase REM?
Scopo di questa fase, come già accennato, è quello di creare nuovi collegamenti fra le informazioni collezionate durante la giornata: immagini, suoni, profumi, ma anche idee, calcoli, problemi, tutto viene rivisitato, rimescolato come in un quadro di Dalì ed intrecciato a ciò che forse più distingue l’essere umano dal resto del mondo animale: le emozioni. Va da sé che questa passeggiata onirica stia alla base della creatività e dell’intuizione propria dell’Homo Sapiens che, tra le altre cose, ci ha permesso di arrivare sulla Luna (o di crederlo un complotto che a ben vedere richiede una certa creatività). Ancora più importante, però, è la manipolazione della componente emotiva, grazie alla quale siamo in grado sia di metabolizzare la nostra esperienza personale, sia di riconoscerla e comprenderla, almeno in parte, negli altri individui; requisito fondamentale, questo, per la costruzione di una società complessa ed integrata come la nostra.
Appare dunque chiaro il circolo virtuoso innescato da Homo Erectus nel momento in cui “scelse” la vita sul suolo: minori quantità di sonno richiesero percentuali di sonno REM sempre maggiori; col tempo, mano a mano che i nostri circuiti cerebrali si facevano sempre più sviluppati, emotivi e creativi, anche la nostra società si evolveva, contribuendo non solo all’interconnessione tra i vari individui, ma anche all’esperienza intellettuale del singolo, vero pane per la macchina rielaborativa del sonno.
Ma oggi?

Perché non dormiamo?

Insonnia


Venendo ai giorni nostri, si potrebbe dire che stia prendendo piede un’inversione di tendenza. Se andiamo a recuperare il nostro ipnogramma appare evidente come, ritardando l’addormentamento con una sveglia ormai fissa tra le 6 e le 8 di mattina, si finisca per mutilare sempre più il cuore della fase REM. Scenari del genere sono all’ordine del giorno: jetlag, cattive abitudini e insonnia le cause principali. Riguardo a quest’ultima, c’è da considerare la condizione dei cosiddetti “gufi”, ovvero quegli individui selezionati appositamente dall’evoluzione per salvaguardare il gruppo durante le ore notturne, il cui ritmo circadiano mal si coniuga con quello della società contemporanea, modellata secondo le abitudini delle “allodole”.
Riguardo agli effetti deleteri della privazione del sonno nella popolazione occidentale gli articoli si sprecano: si parla non solo di deterioramento della memoria a breve termine, ma anche di un’aumentata incidenza di cancro, diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari.

Un pisolino può salvarti la vita
Chiarita quindi l’importanza del sonno per la qualità della nostra vita, lasciatemi fare un’ultima precisazione. Finora si è parlato di sonno notturno, ma, a scanso di equivoci, è bene puntualizzare l’efficacia della proverbiale pennica post-prandiale. Una ricerca portata avanti dall’Università di Harvard  alla fine del secolo scorso, coinvolgendo oltre 23 mila uomini e donne greci, riportò che tra coloro i quali abbandonarono (durante lo studio) l’abitudine del pisolino pomeridiano la probabilità di sviluppare coronaropatie e ictus aumentò sensibilmente, in particolar modo tra i lavoratori (oltre il 60%).
Tutto questo per dire che nonostante la frenesia della vita moderna non sia affatto d’aiuto al nostro sonno, né da un punto di vista quantitativo né tantomeno qualitativo, vale la pena interrogarsi sulle conseguenze a cui questa negligenza possa portare e, nel nostro piccolo, chiederci sinceramente: dormo abbastanza bene?
A questo proposito, vi lascio un paio di strumenti  utili a valutare la qualità del vostro sonno e, per finire, 12 consigli  per portare avanti la vostra personale rivoluzione; d’altra parte i tempi sono favorevoli e quale modo migliore (e lecito) per fuggire dalla quarantena se non attraverso i sogni?

Filippo Pennetta

QUESTIONARIO https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3902880/#FS1(questionario SATED)

12 CONSIGLI PER DORMIRE

https://needforgreen.it/12-consigli-per-addormentarsi-velocemente/

Link

https://www.bbc.com/news/health-47238070

https://www.nature.com/articles/nn0601_567

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1087079212000986

https://www.japi.org/october_2012/08_oa_sleep_and_type_2.pdf

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0753332204800076

https://www.health.harvard.edu/newsletter_article/Siestas_and_your_heart_Can_you_nap_your_way_to_health

Riferimenti Bibliografici:
Conti, F. (2010). Fisiologia medica (Vol.1). EdiErmes
Walker,M. (2017). Why we sleep. Unlocking the Power of Sleep and Dreams. Scribner
In copertina: https://lacapannadelsilenzio.it/
Immagine Ipnogramma: https://medicinaonline.co/
Immagine insonnia: https://profilatticodautore.wordpress.com/