Pistoia città di crucci, il gioiello verde nel cuore della città

Ambiente nov 09, 2020
«[…] T'amo, città di crucci, aspra Pistoia,
pel sangue de' tuoi Bianchi e de' tuoi Neri,
che rosseggiar ne' tuoi palagi fieri
veggo, uom di parte, con antica gioia.»

(Gabriele D'Annunzio, Le città del silenzio: Pistoia)

Città dei Crucci è una celebre definizione data alla città di Pistoia che Gabriele D’Annunzio ha coniato e ha inserito nel poema “Pistoia”, incluso nell'opera "Le città del silenzio" dedicata ai centri storici italiani considerati splendide sedi di raffinata civiltà.

Il Vate, prendendo spunto dalla proverbiale litigiosità dei pistoiesi, descriveva Pistoia utilizzando, appunto, il termine “crucci” (ossia, il sentimento di afflizione e tormento, ma anche l'atto d’ira o di sdegno) indicando, con tale espressione, i rimpianti per le occasioni perdute, per tutto quello che avrebbe potuto essere, ma non è stato: una grandezza sfiorata, appena assaporata, mai raggiunta e, almeno per ora, mai ritrovata.

Pistoia, tuttavia, ha una storia tanto antica e bella, quanto, ahimé!, strana, perché risulta essere poco conosciuta ai più, sicuramente da molti, ivi compresi gli stessi pistoiesi, assai sottovalutata e quasi certamente considerata solo una piccola, sonnolenta cittadina dallo scarso fascino e dalle ancor minori attrattive, almeno considerando quanto siamo riusciti a farla conoscere al mondo.

Quante volte è capitato, infatti, a noi pistoiesi, al momento di presentarci a persone nuove conosciute in vacanza o in viaggio, di sentirci rispondere: «Ah, Pistoia…sì...mmm», leggendo, in modo alquanto palese, nell'espressione del nostro interlocutore, la muta domanda: “… ma dove sarà?!”. Al che, tristemente assuefatti da tale reazione, sconsolati, ci sentiamo in obbligo di precisare: «Pistoia è vicino a Firenze..».


Eppure, la storia di Pistoia comincia ben prima di tante altre città che l’hanno poi sorpassata in fama e importanza, la stessa Firenze nacque decenni dopo, come semplice accampamento dove i soldati delle legioni romane riposavano dopo le tante battaglie affrontate!

Sarebbe giusto fosse maggiormente conosciuta e apprezzata perché non sono molte le città, sia in Italia che in Europa, a poter vantare dei gioielli che hanno mantenuto quasi per intero il loro fascino medievale, come per esempio, solamente in Piazza del Duomo, si può apprezzare il Palazzo di Giano, la Cattedrale e il suo campanile, il Palazzo dei Vescovi, il magnifico Battistero e l’imponente Tribunale, che, con un sol colpo d’occhio, ci riportano indietro nel tempo; o, ancora, a pochi passi da lì, la splendida Piazza della Sala, con il suo amato “pozzo del leoncino” e con il suo vestito verde in primavera , o la grandiosa Cupola della Chiesa della Madonna.

Ma, ancora, potremmo pensare alle decine di opere d’arte nascoste tra le chiese e i palazzi pistoiesi: il capolavoro di Giovanni Pisano nel pulpito di Sant’Andrea, per esempio, o le formelle di della Robbia al vecchio ospedale del Ceppo, o il famoso altare argenteo di San Jacopo conservato nella cappella del Crocifisso (o del Giudizio) della cattedrale della città, o altre bellezze spesso sconosciute anche a tanti pistoiesi.

Che dire, forse (e ribadisco il forse!) Pistoia non sarà al livello della Città Eterna, la c.d. “caput mundi”, ma, sicuramente, vi sono innumerevoli e pregiate ricchezze da scoprire e da non perdersi.

Il Parco Puccini: le opere, la cultura e l'amore per la musica: un vero gioiello di Pistoia, però, purtroppo non sufficientemente valorizzato, è il Parco Puccini situato nei dintorni della “Villa Puccini di Scornio”, più facilmente conosciuta col nome di “Villone Puccini”.

Il giardino del Villone Puccini, voluto per desiderio dell'omonima famiglia, al momento della sua costruzione e progettazione (nel 1822), fu uno dei più grandi e bei giardini all’italiana del tempo.

Il parco, in particolare, può dirsi a tutti gli effetti una creatura di Niccolò Puccini, che durante il corso di tutta la vita si è prodigato ad allestirlo e rifinirlo, ampliandolo fino a raggiungere, alla metà dell’Ottocento, la ragguardevole estensione di circa 123 ettari.

Il magnanimo signore di Scornio, anche attraverso tale parco, promosse la sua attività filantropica, politica ed educatrice negli anni che preparavano l’unità d’Italia, allestendolo secondo le suggestioni dei giardini all’inglese da lui ammirati nei suoi numerosi viaggi in Europa, facendo si che natura e artificio si fondessero per generare le fascinazioni del sublime, tra specchi d’acqua, rovine classiche, castelli e torri medievali.

In particolare, dopo la morte del Puccini e il successivo smembramento delle proprietà, la villa e una parte del parco, con il lago grande e il suo isolotto, è diventata di proprietà comunale ed è sede della rinomata “Scuola di Musica e di Danza Teodulo Mabellini” e della “Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo”.

Il parco, oltre ad essere uno dei pochi polmoni verdi a pochi minuti dal centro storico, offre la possibilità di andare a rilassarsi all’ombra dei bellissimi alberi secolari o di fare una passeggiata o una corsetta al suo interno, o, ancora, di giocare nei campi da calcio o da basket adibiti nell'area.

Non solo, dalla villa partono sentieri ombrosi che, attraverso le fronde di alberi secolari, permettono di godere di scorci suggestivi sugli originari monumenti del giardino: il Tempio gotico diroccato, il Castello gotico con il monumento a Francesco Ferrucci, il Panteon agli uomini illustri, fino a raggiungere il lago grande di Scornio.

Il Tempio greco pistoiese: un gioiellino da mostrare al mondo: ecco, la vera chicca di questo Parco, che dovrebbe essere fatta risaltare quanto più possibile, è l’isolotto al centro del lago.

All'interno del lago, infatti, ricoperto ormai da una fitta e inesplorata vegetazione, è nascosto l’affascinante riproduzione del tempio greco dedicato a Pitagora che Niccolò Puccini ha fatto realizzare come luogo di meditazione e riflessione.

Ormai da tempo un sogno rapisce la mia mente e mi fa sperare di vedere realizzato nel corso della mia vita un progetto ricco di bellezza e ambizione per una città che se lo merita.

Desidererei vedere questo isolotto accessibile grazie ad un raffinato ed elegante ponticello che lo colleghi alle sponde del lago, così da permettere alle persone di recarvisi per raccogliere i propri pensieri e dar libero sfogo alla propria mente.

Non solo, la speranza è anche quella di vederlo ripulito dalla impenetrabile vegetazione presente al suo interno per creare un palco naturale in cui dar vita a concerti unici, ove musicisti, cantanti e gruppi

talentuosi e appassionati possano affascinare il pubblico all'interno di un Parco suggestivo e magico come è proprio quello del Villone Puccini.





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Gianmarco Torrigiani

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