Cesare Manzaro

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La richiesta di prestito da parte di FCA Italia

Una delle realtà industriali e produttive più importanti del nostro Paese ha, come tutti, subito gravi perdite a causa del lockdown dei mesi precedenti. FCA rappresenta un pilastro per la nostra economia: in Italia conta 16 stabilimenti e 26 centri di ricerca e sviluppo, che danno lavoro a più di 55.000 dipendenti. Inoltre, la filiera produttiva del gruppo coinvolge direttamente 5.500 società specializzate e più di 200.000 dipendenti, senza dimenticare i 120.000 che sono impiegati nelle concessionarie e nei servizi di assistenza. FCA Italia ha quindi presentato una richiesta per un prestito di 6,3 miliardi (pari al 25% del fatturato del 2019, come previsto dal Decreto Liquidità) che dovrà essere garantito al 70% dallo Stato. Il prestito sarebbe erogato da Intesa Sanpaolo, con cui FCA ha già imbastito una trattativa, per sostenere le attività italiane del gruppo, pagare i dipendenti e i fornitori e per dare nuovamente slancio al mondo dell’automotive attraverso importanti investimenti sul territorio italiano.

La questione ha acceso un dibattito sui social tra partiti interni ed esterni alla maggioranza: alcuni esponenti politici come Orlando (PD), Calenda (Azione!), Fassina (LeU) si sono opposti immediatamente, così come il M5S; dall’altra parte invece il Premier Conte, Italia Viva, l'ala riformista del PD e i sindacati si sono dichiarati disposti ad appoggiare la proposta.

Perché no?

La richiesta di FCA darebbe adito a diverse controversie: i detrattori, a partire da Andrea Orlando, spingono perché questi finanziamenti (che reali finanziamenti non sono, trattasi bensì di prestiti e di garanzie su di essi) siano concessi a patto che l'intera holding FCA riporti la propria sede legale e fiscale in Italia. Sulla stessa onda Carlo Calenda, il quale sostiene che il gruppo “non ha mai rispettato il piano degli investimenti previsto per l’Italia” e, aggiunge, “avrebbe liquidità per sostenere il gruppo, ma la tiene nella capogruppo per distribuire un maxi dividendo pre fusione PSA”. Le argomentazioni mirano tutte nella stessa direzione, ovvero la delocalizzazione della sede legale e fiscale, site rispettivamente nei Paesi Bassi e nel Regno Unito, e il fatto che il gruppo della famiglia Agnelli non abbia reale necessità di questi soldi.

Perché sì?

Dall'altra parte  sono invece molti, politici e non, a sostenere quanto sia di vitale importanza concedere questi prestiti ad un’azienda che rappresenta da sola buona parte del PIL nazionale. Da FCA Italia (perché è questo il gruppo che ha fatto richiesta del prestito, non la holding olandese, né tanto meno quella britannica) dipendono direttamente ed indirettamente circa 10.000 PMI e il 40% dell’intero settore produttivo dell’automobile. Luigi Marattin e Matteo Renzi (IV) ritengono quindi necessario concedere la liquidità richiesta, poiché ogni anno l’azienda paga miliardi di tasse in Italia e la garanzia non sarebbe inserita nel calcolo del deficit, ma in quello del saldo netto da finanziare.

Con l'appoggio dei sindacati (Cgil e Cisl su tutti), e come chiarito anche dal Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, FCA Italia si impegna a non delocalizzare la produzione, a fare investimenti sul territorio che restituiscano ossigeno a tutto il mondo delle auto e a rientrare dal prestito in tre anni. Anche il Premier Giuseppe Conte ha dato il suo benestare all’operazione con toni decisamente più moderati, ricordando però che il dumping fiscale è un grande problema per il nostro Paese e che in quanto tale non va sottovalutato.

I poteri forti e le grandi imprese

Una delle tesi maggiormente sostenute in questa fase, ma che affonda le sue radici in una mentalità più profonda del popolo italiano, e soprattutto di una certa classe politica, è che le grandi aziende italiane e internazionali siano rappresentanti dei cosiddetti poteri forti e perseguano solo il proprio interesse. Ci dimentichiamo spesso però quanto siano fondamentali queste realtà per permetterci di proseguire il nostro cammino verso la rinascita. Senza questo ricco, brutto e cattivo che tiene per mano migliaia di persone e di aziende la nostra economia colerebbe irreversibilmente a picco.

Cesare Manzaro

Immagine di copertina tratta da: https://ilmanifesto.it/prestito-fca-ora-anche-a-destra-tutti-chiedono-che-torni-in-italia/