Marco Zini

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Quante volte abbiamo visto cortei in difesa delle foreste contro il disboscamento, immagini di incendi boschivi o estratti di comizi di Greta Thunberg che scuotono il grande pubblico e toccano l’animo delle masse.


L'ideologia dilagante


La difesa dell’ambiente è stata al centro dell'attenzione europea e mondiale a partire dalla seconda metà del Novecento, ovvero da quando ci si è resi conto degli effetti dell'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera, dei suoi effetti deleteri e degli effetti inquinanti di molti composti chimici utilizzati nelle attività antropiche. La concezione della madre terra  generosa che protegge gli uomini, visti come suoi figli prediletti, e della vita agreste come modus vivendi, che rievoca il paradiso terrestre perduto da Adamo ed Eva, sono elementi ricorrenti nella storia della letteratura e della filosofia. A partire dalle evidenze scientifiche sullo sfruttamento umano delle risorse terrestri, il crescente interesse verso la salvaguardia dell’ambiente e dagli aspetti  antropologici sopracitati, si è giunti oggi alla spasmodica ricerca del concetto di naturale; ciò si basa sulla concezione per cui naturale sia sinonimo di bontà in una visione edulcorata della realtà. Il culmine di questa mitizzazione è rappresentato dalla coltivazione biologica, il sistema ideologico più seguito, la quale prevede che la filiera produttiva di un prodotto alimentare debba essere caratterizzata dall'assenza di input di sintesi. A partire da questa chiara definizione, risulta scontato il divieto di utilizzo di agrofarmaci di sintesi (volgarmente detti pesticidi) per la protezione delle colture. Questi prodotti sono infatti stati demonizzati a causa di una crescente chemiofobia generalizzata, in maniera molto simile a quello che accade nell’ambito medico nei confronti dei vaccini da parte di taluni movimenti. Può sorgere quindi spontanea la seguente domanda: perché sono così ampiamente utilizzati se esiste un metodo alternativo che permette comunque una produzione agraria, senza inquinare l'ambiente, e sono così pericolosi per l’uomo?
La risposta a questa, più che lecita, domanda non risiede in illogiche cospirazioni di multinazionali o altre fantasticherie ma bensì nel bisogno di difendere adeguatamente le colture agrarie, cosa che, ad oggi, il metodo biologico non garantisce appieno. A questo si aggiungono importanti perdite produttive che lo rendono non sostenibile per sfamare l’intera popolazione mondiale e per una gestione delle risorse ottimizzata. Infatti, se convertissimo ad agricoltura biologica l’intera superficie agricola mondiale non basterebbe a sfamare la domanda alimentare globale; ciò porterebbe a ricercare nuovi terreni, a discapito di boschi e foreste, similmente a quanto già accaduto nell’Alto Medioevo a seguito della crescita demografica.


Il raggiungimento della food security e della food safety IL RAGGIUNGIMENTO DELLA FOOD SECURITY (2) E DELLA FOOD SAFETY (3)


La società odierna, in particolare quella occidentale, è stata in grado di svilupparsi grazie al fatto che chiunque, in seguito alla Green Revolution (ovvero l'avvento della chimica, della meccanica e della genetica in agricoltura negli anni 50’), ha potuto nutrirsi con alimenti sempre più abbondanti, più salubri, economici e senza rischi di fluttuazioni dei prezzi dovuti a produzioni quantitativamente inadeguate. Sebbene negli ultimi 70 anni siano stati fatti enormi passi avanti nella protezione delle piante, ad oggi, il 40% delle produzioni agrarie nel mondo vengono perse a causa di funghi, insetti e altri organismi che colpiscono le colture agrari, minacciando la food security soprattutto nei paesi meno sviluppati del globo (Dati FAO).  Se, da un lato, l'impiego di fitofarmaci efficaci permette una disponibilità quantitativamente soddisfacente di alimenti allo stesso tempo porta ad un miglioramento qualitativo dei prodotti alimentari. Umberto Veronesi , il famoso oncologo recentemente scomparso, parlava in questi termini riguardo all’assunzione di contaminanti mediante cibo: “fa più morti di tumore la cattiva alimentazione che non lo smog” [1], riferendosi ai preoccupanti livelli di aflatossine e micotossine cancerogene presenti nella polenta e nel latte.
Queste due classi di sostanze non sono altro che molecole prodotte dalle muffe che provocano seri danni all’organismo se assunti i regolarmente, anche a bassi dosi, nel lungo periodo [2]. Questo passo in avanti è avvenuto anche grazie all'avvento degli agrofarmaci che ha permesso di proteggere le coltivazioni di frumento e di mais dall’attacco di questi patogeni, riducendo drasticamente il rischio che questi composti entrino nella catena alimentare umana.  A riprova si possono portare due esempi che convalidano questa tesi: il primo riguarda una famosissima ditta che si occupa di baby food (1) la quale monitora, ed eventualmente obbliga, la protezione dei cereali dai funghi sopracitati; di conseguenza, gli agricoltori che aderiscono alla filiera, si applicano al fine di non avere residui di questo tipo all'interno del prodotto finale. Il secondo, all’opposto, è quello storicamente documentato della caccia alle streghe di Salem, provocata da una intossicazione di massa da Claviceps purpurea. La Claviceps purpurea è un fungo che colpisce la segale e che provoca la cosiddetta “segale cornuta”, ritenuta anche alla base del Fuoco di Sant’Antonio medievale, che provoca forti allucinazioni in coloro che si nutrono di alimenti contaminati [3]. Esso è tuttora presente ma la problematica è stata risolta e non vi sono casi di intossicazione recenti, grazie all’applicazione di idonei fungicidi alla semente di questo cereale.
Un grande demone che aleggia sopra questi composti è l’annosa questione dei residui nelle derrate alimentari, sono però rassicuranti i risultati delle analisi effettuati dagli enti preposti sui prodotti importati e prodotti entro i confini nazionali. Questi indicano come la quasi totalità (>99%) dei prodotti alimentari, in Italia, contiene quantità ben al di sotto della soglia di danno, stabilita tramite ricerche di laboratorio, di tali sostanze imposte dalla legge europea [4]. Alla luce di questi fatti, pare logico che questa odierna crociata contro i prodotti fitosanitari sia quanto più sbagliata poiché rischiosa sotto molti punti di vista e non basata su una vera considerazione scientifica.


La necessaria consapevolezza delle sfide future


Detto questo rimane, ovviamente, indubbia la pericolosità di taluni composti, non tanto per quanto riguarda il consumatore finale, bensì riguardo l’utilizzatore professionale che entra in contatto nel lungo periodo e a dosi ben più elevate rispetto all’utente finale della filiera. Per quanto riguarda invece la questione ambientale sono stati effettuati grandissimi passi avanti sia nello studio di formulazioni, sempre più selettive, sia nei riguardi della distribuzione in campo di questi, riducendo le possibilità di colpire organismi non target (api, mammiferi, pesci). La strada non è però semplice né conclusa in quanto i cambiamenti climatici portano a nuove sfide da affrontare, con sempre maggiore frequenza. Per questo motivo gli addetti ai lavori (università, aziende chimiche, agricoltori, tecnici…) sono perennemente al lavoro per garantire un prodotto salubre ed economicamente abbordabile, in grado soddisfare le crescenti richieste mondiali.
In questa situazione storica, in cui  la sicurezza occidentale viene messa a dura prova da agenti biologici, è quindi doveroso soffermarsi anche sull’idea che la nostra disponibilità alimentare non è così scontata, e non dovrà mai esserlo, in quanto anche essa minacciata da organismi di questo tipo.


Marco Zini


NOTE:
(1) Baby food: prodotto destinato all’alimentazione dei bambini in svezzamento ed in post-svezzamento.
(2) Food security: La possibilità da parte di una popolazione di soddisfare i propri bisogni alimentari primari con continuità temporale e in un’ottica di piena accessibilità economica
(3) Food safety: La possibilità da parte di una popolazione di soddisfare i propri bisogni alimentari attraverso cibi salubri dal punto di vista tossicologico.
BIBLIOGRAFIA:
[1] Corriere della Sera, 29 marzo 2005. I veri rischi di latte e polenta Carla  Favaro, Roberto La Pira
[2] Patologia Vegetale, Belli et al., 2012 Capitolo 9
[3] Samorini, 1992. Neurotossicologia delle graminacee e dei loro patogeni vegetali. Un’introduzione
[4] Sicurezza alimentare, relazione sul controllo delle micotossine negli alimenti, dati 2018