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Da Schopenhauer a Battiato: l’amore come pietà

La cura è il più grande successo di Franco Battiato; edita nel 1996 è stata scritta a quattro mani dal cantautore siciliano e dal filosofo Manlio Sgalambro. Il significato della canzone è riassunto totalmente nella prima strofa e nel ritornello:

«Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via, dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali lo spazio e la luce per non farti invecchiare; e guarirai da tutte le malattie. Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te»

L’amore recitato nella canzone è un sentimento puro, svincolato da ogni piacere egoistico. Questa tematica è ripresa da uno dei più importanti filosofi dell’epoca moderna: Arthur Schopenhauer. Il filosofo prussiano naturalizzato tedesco in Mondo come volontà e rappresentazione afferma che l’amore non è altro che uno stratagemma di cui si serve la volontà di vivere (l’essenza stessa dell’essere) per sedurre gli individui e per perpetuare la vita. In questo passaggio quindi l’amore viene relegato a mero strumento di conservazione della specie che, nella visione schopenhaueriana, è destinata alla sofferenza; l’atto procreativo è così visto come vergognoso e peccaminoso. Il filosofo però ipotizza una soluzione, l’amore da perseguire non è quello erotico ma quello disinteressato della pietà, dove si raggiunge la compassione (com-patire, ossia patire insieme) del dolore altrui:

«Quel che dunque bontà, amore e nobiltà possono fare per altri, è sempre nient’altro che lenimento dei loro mali; e quel che per conseguenza può muoverle alle buone azioni e opere dell’amore, è sempre soltanto la conoscenza dell’altrui dolore, fatto comprensibile attraverso il dolore proprio, e messo a pari di questo. Ma ciò che risulta il puro amore è, per sua natura, compassione»

Il concetto di amore di Schopenhauer è ripreso, e totalmente condiviso, da Battiato nella sua canzone; un bellissimo esempio di come la musica possa veicolare alla massa un messaggio importante che altrimenti, ai più, sarebbe sconosciuto.

La rappresentazione del mondo nel rap

Pacman XII è un rapper il cui nome ancora non è consolidato nel panorama musicale italiano, ma questo non significa che sia meno valido. La sua musica è un mix ben riuscito di idee e influenze; le basi sono contaminate da suoni punk rock e metal che, uniti ad un rap fluido e ad una scrittura quasi cantautorale, rendono la sua proposta artistica interessante. Nel suo album "Delta", edito nel 2016, è presente un pezzo molto interessante intitolato "DEMIURGOS- il mondo"; nella prima barra della canzone viene offerto un importante spunto filosofico. Il testo recita:

«il mondo, il mondo, il mondo cambia a seconda di come guardi con gli occhi»

Schopenhauer ha espresso esattamente il pensiero riportato nella canzone: il mondo come mia rappresentazione. Per il filosofo prussiano naturalizzato tedesco, la rappresentazione della realtà ha due aspetti essenziali ed inseparabili, il soggetto rappresentante e l'oggetto rappresentato, la cui distinzione costituisce la forma generale della conoscenza. Tutto ciò che esiste non esisterebbe se non ci fosse qualcuno a pensarlo, perciò la realtà esiste solo dentro la coscienza. Schopenhauer non nega l'oggetto ma ritiene che le nostri menti siano corredate da tre forme a priori: spazio, tempo e casualità. Senza queste non saremmo in grado di conoscere la realtà e formare così un legame in cui soggetto ed oggetto sono due facce della stessa medaglia, entrambe imprescindibili per la rappresentazione fenomenica.

The masterplan e la storia del destino

Era il 1995 quando gli Oasis, storica band di Manchester capitanata dai fratelli Gallagher, pubblicarono l'album che fece decollare definitivamente la loro carriera, What's the story, morning glory. In quel capolavoro musicale sono presenti brani che, tutt'ora, sono delle vere e proprie hit, basti citare Champagne supernova, Don't look back in anger e Wonderwall. La b-side di quest'ultimo brano è intitolata The Masterplan, un brano dalla musicalità classica mescolata al rock and roll tipico del primo periodo degli Oasis. Il testo è un inno al lasciare che tutto scorra visto che, per quanto forte sia la nostra volontà di influire nel mondo, siamo tutti pedine di un "piano superiore", in cui il nostro ruolo è prestabilito e immutabile. Questo pensiero è descritto perfettamente nel ritornello:

«And then dance if you wanna dance, Please brother take a chance, You know they're gonna go, Which way they wanna go, All we know is that we don't Know how it's gonna be, Please brother let it be, Life on the other hand, Won't make us understand, We're all part of the masterplan»

In filosofia il concetto contemporaneo di destino è rappresentato meglio dalle parole fato e provvidenza, la cui differenza deve però essere chiara. Il fato è tutto ciò che accade perché deve accadere, per necessità, mentre con provvidenza si intende che tutto ciò che avviene è prestabilito da un'entità oltremondana. Il concetto di fato nasce con lo stoicismo, corrente filosofica sviluppatasi nel 300 a.C. ad Atene, che attribuisce la paternità del "masterplan" al logos, essere unico e principio di tutto. La provvidenza invece, occupa maggiore rilevanza nelle filosofie religiose, in cui le sorti dell’avvenire sono decise da un dio onnipotente e la possibilità dell’uomo di incidere in questo disegno divino varia a seconda del culto di riferimento. Queste due concezioni si sono protratte fino ad oggi senza che una delle due prevalesse sull'altra; nel caso specifico di questa canzone il fatto che non venga mai menzionata alcuna figura divina e che l'autore, Noel Gallagher, si dichiari ateo, suggerisce che il significato si avvicini più al concetto stoico di fato che a quello di provvidenza cristiana.

Questi sono solo tre esempi di come i grandi filosofi hanno cambiato il mondo e di come l'arte sia inevitabilmente contaminata da teorie che, anche se espresse migliaia di anni fa, risultano valide e affascinanti.

Matteo Scelfo

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