Millennials

Millennials

Leggi altri post di questo autore

L’articolo 1 della Costituzione afferma: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

“Repubblica democratica” indica una forma di governo in cui le cariche pubbliche sono espressione del consenso diretto o indiretto dei cittadini. La democrazia così come la conosciamo affonda le sue radici nel mondo greco; poi, dopo la seconda guerra mondiale, superati secoli di oblio si afferma stabilmente in Occidente. L’epoca moderna è caratterizzata da un lato da un sentimento di distacco profondo e di sfiducia verso le istituzioni, dalla crisi finanziaria, dalla crisi dei partiti; dall’altro lato si ha il dilagare della tecnologia che entra prepotentemente sia nella vita pubblica che in quella privata. Il filosofo Heidegger aveva individuato il­ ruolo fondamentale della tecnica come elemento determinante di elaborazione delle idee e dei processi economici.

La tecnologia è importante per l’informazione e per la comunicazione. Tuttavia, sull’informazione dovremmo soffermarci, riflettendo sulla veridicità delle notizie, come afferma A. Baricco nel suo “Next”, “digeriamo di tutto in un’orgia di pressapochismo che non sconcerta più nessuno”. Il digitale sta influenzando anche il pensiero politico e il libero accesso alla maggior parte delle informazioni fornisce a tutti la capacità di rapportarsi con gli altri e crea un clima favorevole per la circolazione delle idee e per la possibilità di indagare i vari aspetti della realtà umana. Si dà vita ad un nuovo contesto sociale, in cui la persona virtuale acquisendo una propria una propria identità virtuale promuove un nuovo “modo di fare società” caratterizzato da forme di pluralismo politico e sociale. Internet, come affermava Stefano Rodotà, non è solo il più grande spazio pubblico, ma anche il luogo in cui cambia la qualità di vita, in cui sono possibili l’anonimato, la moltiplicazione delle identità e l’ubiquità; in rete si può veramente essere, come direbbe Luigi Pirandello, “uno, nessuno e centomila”. I social media sono uno strumento irrinunciabile per il dibattito politico moderno e hanno sovvertito la comunicazione monodirezionale, tipica di radio, tv e stampa. “La politica” sa di dover ricevere il consenso durante la sua quotidianità, sa di doversi necessariamente avvicinare al cittadino. Sotto questo punto di vista occorre agire con la massima prudenza: non tutti i soggetti politici sono dotati dello stesso carisma. La scelta di protendere verso una comunicazione che punti sulla ricerca della popolarità non produce sempre effetti positivi.

I SOCIAL NETWORK PORTANO DAVVERO VOTI?

E’ possibile condizionare il voto con un bombardamento di opinioni sui social network? La risposta dipende, probabilmente, dalla sensibilità personale. Invece, alla domanda “in Italia quanto hanno influito i social network sul risultato elettorale?”, la risposta varia da zero a catastrofe.

La caratteristica interessante del partito-piattaforma è che ad una presunta orizzontalità corrisponde al tempo stesso una forte verticalità. Introducendo forme di procedure democratiche dirette si trascura il fatto che l’efficacia assicurata dalla velocità e dall’immediatezza del web, sul piano della partecipazione giudicante e dello scambio di opinioni, non si ripropone automaticamente sul piano della decisione e della deliberazione, dove devono intervenire tempi di elaborazione più complessi. Queste piattaforme digitali non permettono solo all’iscritto di esprimersi direttamente ma, ad esempio, le votazioni online possono essere proposte anche in maniera arbitraria dai vertici di partito.

Un esempio è la piattaforma Rousseau del Movimento Cinque Stelle, gestita de facto da un’azienda. Fino a pochi anni fa Beppe Grillo e Gianluigi Casaleggio (poi il figlio Davide successogli dopo la scomparsa) erano considerati quasi “il marchio del movimento”. Matteo Salvini è ad oggi il politico più seguito sui social: ad aiutarlo in maniera decisiva c’è l’impegno costante dei social media manager e dello spin doctor Luca Morisi, grazie al quale c’è una grande macchina da guerra creata ad hoc chiamata “La Bestia”, con l’obbiettivo di mirare alla pancia degli elettori; per raccogliere fan è cruciale la scelta dei messaggi: più toccano temi divisivi, più generano partecipazione.

USA E ITALIA: CASI FIN TROPPO SIMILI

La settimana scorsa abbiamo parlato della gestione dei nostri dati affidata ai social network e di come, in occasione delle elezioni USA del 2016 i data points degli utenti si sono rivelati cruciali. L’elettorato infatti viene scansionato a fondo al fine di inviare messaggi mirati. Ebbene, è molto semplice notare come la strategia social utilizzata dall’attuale Presidente degli Stati Uniti non diverge affatto da quella di alcuni partiti nostrani, tra cui la Lega.

Ma qual è il filo conduttore che lega gli Stati Uniti all’Italia?

Secondo molti esperti e relative inchieste tale filo conduttore ha un nome ben preciso: Steve Bannon. Egli era infatti il capo della campagna di Trump per le presidenziali prima, stratega politico poi dopo la vittoria. Ma il 17 Agosto del 2017, subito dopo le deprecabili manifestazioni di razzismo violento andate in scena a Charlottesville, Bannon venne scaricato dal presidente stesso. Da allora egli si è focalizzato sull’esportazione delle tecniche di gestione di dati sensibili verso il Vecchio Continente, con il fine di minare l’establishment politica. Ed è così che lo stratega è entrato in contatto ed ha accresciuto gli strumenti social in mano principalmente ai partiti di destra, specialmente in Italia.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la Lega, da partito quasi inesistente in costante lotta per il 4%, è arrivata a toccare il 40% nei sondaggi e il 34% alle elezioni europee del 2019, segno che la macchina social che non ha risparmiato alcun attacco ha pagato.

Oggi la politica si fa sul web: una diretta Facebook, un post Instagram o un tweet per commentare un evento o per attaccare un avversario raggiungono molte più persone di quanto si immagini; in poche parole i social hanno di fatto trasformato la realtà politica in una perenne campagna elettorale.

(S)VANTAGGI

Purtroppo nel web ci sono notizie fuorvianti in grado di influenzare le opinioni in maniera distorta che causano di conseguenza la creazione di idee, pensieri e convinzioni non corrispondenti alla realtà.

Tuttavia nella nostra Costituzione, articolo 21, emerge uno dei principi più importanti ma anche attuali: la libertà di manifestazione del pensiero. Questo concetto presuppone la capacità dell’uomo non solo di produrre informazioni utili tanto da essere condivise ma anche quella di comprendere adeguatamente le informazioni che riceve per regolarsi di conseguenza. Il digitale consente al cittadino di esprimere la propria singolarità nella società e di partecipare al dibattito politico che è il cuore pulsante di ogni democrazia. Infatti è dal dialogo, dal confronto, e dalla critica anche accesa, che consegue la crescita civile e sociale. Ovviamente anche la libertà di espressione deve trovare un limite nel rispetto reciproco, cardine importantissimo da salvaguardare nell’era digitale.

LA SPERANZA DI UNA NUOVA DEMOCRAZIA

Il digitale potrebbe rafforzare la democrazia rappresentativa, con una circolazione trasparente delle informazioni per avere un’idea più consapevole circa i fatti e le attività dei nostri rappresentanti. Il digitale, in una società e in un mondo che evolve in maniera rapidissima e che sarà sempre più diverso, potrà essere messo al servizio della democrazia per agevolare l’individuazione di un nuovo modello di partito, che non sia né il vecchio partito identitario di massa, oggi improponibile, né il partito “virtuale”, bensì un partito-network di associazioni, gruppi, circoli, ispirato dai valori stessi della rete: libertà, condivisione e partecipazione.

Antonella Consoli

Bibliografia:

Alessandro Baricco,Next, Feltrinelli, Milano 2002                                                                                       Stefano Rodotà, Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Laterza, Bari 2004

Nadia Urbinati, Democrazia in diretta. Le nuove sfide alla rappresentanza, Feltrinelli, Milano 2013

IMMAGINE DI COPERTINA:

Immagine primo paragrafo: