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Di Marco Sicbaldi

Ieri durante la seduta plenaria del Parlamento europeo è stata approvata la mozione sulla riforma del copyright da schieramenti bipartisan. Una legge che, dopo essere stata ferma in aula per tre anni, garantisce libertà di stampa e diritto d’autore insieme.

Piattaforme opensource, come Wikipedia o GitHub, sono state giustamente escluse dalla legge, e viene esteso il diritto d’autore per i big. La difesa per un internet libero può essere correlata alla difesa di un patrimonio intellettuale, editoriale, culturale, artistico da tutelare.

Per il Sì abbiamo forze quali Forza Italia e il Partito Democratico. Per il No Lega e Movimento 5 Stelle.

Ma questa semplificazione non è del tutto corretta, troviamo infatti sensibilità differenti all’interno degli stessi Partiti del Parlamento europeo: Prima dell’esclusione di alcuni punti (link e controllo preventivo delle fonti) c’erano perplessità tra alcuni delle forze del Sì.

Altra importante eccezione è quella che riguarda le attività di ricerca, di insegnamento o per la conservazione del patrimonio culturale. La nuova norma secondo Mariya Gabriel, commissaria UE al digitale, “permetterà di adeguare il diritto d’autore al Ventunesimo secolo […]”.

Sicuramente è un passo avanti verso un nuovo giornalismo di qualità e un mondo editoriale consapevole e indipendente. Un giornalismo dove un articolo non viene pagato quanto carta straccia o un film piratato su programmi peer to peer. E in un momento storico dove i giganti del web ci bombardano di notizie, molte delle quali basate su fake news, dove la politica usa i social per influenzare campagne elettorali e dove regna il relativismo totale, credo che questa norma, se pur con i suoi limiti, possa aiutare chi lavora tutti i giorni per un’informazione giusta e indipendente.