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Con l'epidemia di Covid-19 sotto controllo, i manifestanti stanno tornando a protestare negli spazi pubblici di Hong Kong. La scorsa settimana, due manifestazioni a favore della democrazia hanno attirato centinaia di persone. Da ormai più di 4 giorni Hong Kong non registra più nuovi casi di infezioni da Covid-19.

Il movimento di protesta antigovernativa aveva sospeso momentaneamente le sue attività tra febbraio e metà aprile a causa dello scoppio del Covid-19, tuttavia, le tensioni politiche sono aumentate da quando la polizia, il 18 aprile, ha arrestato 14 democratici per presunta partecipazione a "assemblee illegali", che si riferivano a manifestazioni non autorizzate tenutesi il 18 agosto e l’1 ottobre dello scorso anno.
Martedì sera, diverse centinaia di manifestanti si sono radunati nel centro commerciale dell'International Finance Centre, cantando lo slogan "cinque richieste, non una in meno”.

Accenno storico

Hong Kong appartiene alla Cina, ma è una regione autonoma. Ha una sua moneta, e un suo sistema politico. Questo tipo di rapporto è previsto dalla formula “Una Cina, due sistemi”, accordo siglato nel 1997 che prevedeva il ritorno di Hong Kong sotto la giurisdizione cinese, dopo che per oltre 150 anni era stata una colonia inglese. La costituzione della Regione amministrativa speciale cinese prevede stabilisce che la città abbia “un alto grado di autonomia” in tutti i campi eccetto la politica estera e la difesa e assicura “la salvaguardia dei diritti e le libertà dei cittadini" per 50 anni dopo la riconsegna alla Cina (fino al 2047). Ma molti residenti sostengono che Pechino stia già iniziando a violare in modo più o meno percettibile questi diritti.

[Margaret Thatcher e Deng Xiaoping durante la firma degli accordi]

L’origine delle proteste

Le cinque richieste sono state proposte lo scorso giugno, quando il governo di Hong Kong ha lanciato la legge di estradizione che avrebbe consentito di trasferire sospetti criminali in Cina. Esse richiedevano: ritirare definitivamente il disegno di legge che prevede l’estradizione verso la Cina e che rappresenterebbe un primo passo verso l’ingerenza cinese nel sistema giuridico di Hong Kong; le dimissioni del capo dell’esecutivo, Carrie Lam; un'inchiesta sulla brutalità espressa dalla polizia durante le proteste, il rilascio di coloro che sono stati arrestati e maggiori libertà democratiche.

Le proteste

Centinaia di poliziotti antisommossa sono stati schierati per disperdere la folla. Hanno isolato una parte dell'atrio e hanno affermato che le persone avevano violato le regole di distanziamento sociale che vietano le riunioni pubbliche composte da  più di quattro persone a causa della pandemia di Covid-19.
Ted Hui Chi-fung, un legislatore del Partito Democratico, ha affermato che la polizia ha usato le regole di allontanamento sociale come una scusa per violare il diritto del popolo di Hong Kong di riunirsi. Kwok Ka-chuen, capo della sezione di pubbliche della polizia, ha detto martedì in un programma radiofonico che aveva consultato i dipartimenti del movimento di protesta prima di applicare le regole di distanziamento sociale. Ha detto che la gente "non dovrebbe mentire a se stessa" e che era chiaro che centinaia di persone si erano radunate nel centro commerciale allo scopo comune di protestare.

Anche se ormai le manifestazioni in nome della democrazia sono iniziate un anno fa non sembrano terminare anche perché i cittadini di Hong Kong sanno perfettamente che se non riescono a far cambiare i trattati nel 2047 (se non prima) diventeranno a tutti gli effetti cittadini cinesi.

Francesco Ceroni

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