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Di Giorgio Ferrigno

“GENTILE CLIENTE… ti comunichiamo che è in vigore la legge che impone che vengano utilizzati sacchetti compostabili e biodegradabili idonei al contatto alimentare in sostituzione dei sacchetti di plastica”. È bastato un semplice cartello affisso all’entrata dei supermercati e si è scatenato il panico.

Neanche abbiamo stappato la bottiglia di champagne per l’Anno Nuovo che già condanne ed accuse vengono sferrate a destra e a manca. In molti però non sono riusciti a trovare risposte concrete e reali motivazioni dietro questa nuova legge.

Sembra di ritornare nella Francia borbonica quando c’è chi parla di “tassa occulta” e ancora peggio per chi incrimina a buste da 0,02€ l’una, la prossima catastrofe economica delle famiglie italiane.

Il vero motivo dietro questa legge è l’inquinamento delle nostre acque dovuto all’eccessivo uso di plastiche non biodegradabili: le continue ricerche dell’ ENEA mostrano che i nostri mari, laghi e fiumi versano in condizioni allarmanti per la quantità di microplastiche immerse.

Il colmo è che se tanti si spaventano di un aumento dei costi, la realtà dei fatti mostra che l’uso dei nuovi sacchetti biodegradabili nei supermercati porterà risparmio nelle case degli italiani: infatti queste buste saranno riutilizzabili per la raccolta dell’umido che fino allo scorso anno necessitava di buste prodotte dal Comune e di costo tra i 10 e i 15 centesimi.

Oltre alla necessità etica di rispettare l’ambiente, questa legge è figlia della Direttiva Europea 2015/720 che ha rimesso in discussione l’uso delle plastiche all’interno dell’Unione Europea. Invece di essere visto come un dictatum, dovremmo interpretarla come un’opportunità. Il tema era già stato discusso nel 2008 (Direttiva Europea 2008/98) e da allora i sette Paesi virtuosi dell’UE sfiorano a malapena il 20% dell’utilizzo di plastiche non biodegradabili di tutto il continente. Il cambiamento può sembrare impercettibile ed inutile ma invece dimostra quanto l’UE sia un grande ideale che si trasforma in azioni. Azioni che migliorano la nostra vita quotidiana e assicurano un futuro migliore per le prossime generazioni.

A tre anni dalla direttiva del 2015, solo Italia, Francia, Croazia e alcune regioni di Spagna e Grecia, l’hanno effettivamente applicata e ci fa onore essere per una volta tra i primi anziché tra gli ultimi. Specialmente in un contesto così importante per il Paese come il Mediterraneo.

Per queste ragioni mi schiero personalmente con chi ha voluto questa legge. Questo 2018 è iniziato con un passo avanti e non con uno indietro.