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La conoscenza non ha categorie: la cultura è una sola

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”: siamo nati per conoscere, per approfondire, per ragionare, per studiare: lo diceva Dante, vale a maggior ragione nella società odierna. Dobbiamo sollecitare in noi la curiosità di conoscere e la fame di sapere, un sapere che derivi da uno studio personale adeguato e appassionato, da una consultazione consapevole di strumenti di divulgazione scientifica universalmente riconosciuti e che rappresenti l’unica strada percorribile per farsi un’opinione personale corretta di qualsiasi argomento, per basarsi sempre e comunque su una vera “cultura del sapere”. Non bisogna cadere nella mistificazione degli “apprendisti stregoni”, che con le loro assurde teorie pretenderebbero di sopraffare anni e anni di studi e sacrifici. Sapere come realizzazione massima dell’essere cittadino, sapere come mezzo per ritagliarsi un posto importante nella società, sapere come speranza e libertà: solo chi sa, infatti, può vivere la realtà consapevole di ciò che lo circonda; solo chi sa può essere artefice del proprio destino senza essere guidato e influenzato dagli altri; solo chi sa può dirsi veramente libero e chi più sa, più può.
Gaetano Salvemini, storico, politico e antifascista, definì la cultura “ciò che resta dopo aver dimenticato tutto ciò che si è studiato”, alludendo a quel substrato di idee, a quella capacità di riflettere, di ragionare, di avere un’opinione personale che la conoscenza ci lascia.
Computer quantistico, digitalizzazione genetica in medicina, stoccaggio delle batterie, uso dell'idrogeno, modelli predittivi: questa è già oggi, e sarà sempre di più domani, la rivoluzione tecnologica che influenzerà le nostre vite, una rivoluzione che non spaventerà solamente se capiremo che l’unica via percorribile non è la chiusura verso un futuro inesorabile, ma un profondo cambiamento culturale, che dovrà passare necessariamente dallo studio e dal sapere. Dovremo, giovani e meno giovani, studiare tanto e avere curiosità di conoscere per “domare” il nuovo mondo che ci aspetta.  
Il mondo del futuro sarà terribilmente difficile perché terribilmente diverso da quello conosciuto fino ad ora, ma sarà anche pieno di opportunità meravigliose e nuove se saremo in grado di riqualificarci attraverso lo studio e la conoscenza. Se da un lato negli ultimi anni scienza e tecnologia sono diventate elementi centrali della nostra vita grazie al massiccio progresso dell’informatica e delle biotecnologie, dall’altro non dobbiamo mai perdere di vista i capisaldi della nostra società, la conoscenza del nostro ieri per interpretare l’oggi e preparare il domani.
Facciamo fatica oggi a capire bene cosa siano i confini, le dogane, i dazi,  i muri, la guerra, dando per scontata la libertà di circolazione, la libertà di commercio, la libertà di studio, di lavoro, di viaggiare senza passaporto: dobbiamo tenere a mente che non sempre è stato così, che di questi privilegi godiamo grazie ai nostri antenati, grazie al sacrificio di tanti nostri giovani, italiani ed europei in generale, che hanno dato la loro vita per trasformare il sogno di un mondo migliore in realtà. Quando troppo spesso si parla di diminuire le ore di Storia nelle scuole, bisognerebbe ricordarsi che non studiare il proprio passato, non conoscere da dove siano nati il mondo e la società di oggi, non stimolare negli studenti la curiosità e la fame di sapere quali siano le loro origini, da dove si siano originati quei valori oggi imprescindibili della nostra educazione è il più grande furto di futuro.  Fabrizio Polacco, infatti, scrive che “noi non siamo nati liberi, tolleranti, democratici e disposti alla ricerca del bello e del vero: se alcuni di noi lo diventano è solo perché queste qualità ci sono state insegnate e trasmesse (1)”.
Allo stesso tempo la cultura scientifica è importante perché rende il cittadino consapevole di sé, della realtà del proprio corpo e della natura. La Scienza è un “complesso organico e sistematico delle conoscenze, determinate in base a un principio rigoroso di verifica della loro validità, attraverso lo studio e l’applicazione di metodi teorici e sperimentali”, così recita il Gabrielli, vocabolario della lingua italiana (Il grande italiano 2008 – Hoepli).


Perché la scienza ?

È Tommaso Maccacaro dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a darci una risposta esauriente ed illuminante. Egli, infatti, dice che “la curiosità è innata nel genere umano; il bisogno di sapere è un bisogno primario, come il cibo, il sonno e la necessità di riprodursi. L’uomo è curioso rispetto a quanto lo circonda, vuole sapere, vuole conoscere, anche perché l’ignoto incute paura, paura così ben riconoscibile nell’ancestrale fobia del buio. È possibile che tutto questo sia il risultato inevitabile delle prime fasi dell’evoluzione quando l’uomo era tanto cacciatore quanto preda. La curiosità porta all’esplorazione, alle scoperte, all’imparare e quindi a migliorare le proprie capacità di sopravvivenza. A un più alto livello le società si sviluppano e prosperano attraverso ricerca, innovazione e la pianificazione del futuro. Il sapere, quindi, va letto come chiave d’accesso al miglioramento delle proprie condizioni, tanto individuali quanto sociali, e la ricerca è il momento di sviluppo del sapere. Ed ecco quindi che la crisi della ricerca è una delle principali cause della crisi economica dell’Italia e che migliorare la qualità della ricerca è cruciale per far ripartire lo sviluppo economico. È sempre più vero che sapere è potere e che il sapere scientifico determina il potere economico (2).”
Mettere in contrapposizione cultura umanistica e cultura scientifica è dannoso, in quanto sono due facce della stessa medaglia: “sono entrambe imprese umane che costruiscono nuovi modi di pensare il mondo, per comprenderlo meglio. Il mondo è complesso, e per cercare di comprenderlo servono strumenti di pensiero ricchi e diversi (3). “

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La cultura classica può dare un’anima alla scienza

In una società come la nostra, inondata di sapere scientifico e tecnologico, è fondamentale una buona formazione umanistica, in quanto strumento indispensabile per orientarsi e gestire al meglio le sfide che lo sviluppo impetuoso della scienza e della tecnica mette oggi di fronte a noi.
Al giorno d’oggi viviamo come in preda ad una follia: vogliamo sempre l’ultimo modello di smartphone, anche se quello che possediamo funziona ancora, ricorriamo a Photoshop per apparire perfetti, chiediamo alla medicina non solo di guarirci dalle malattie, ma anche di eliminare le imperfezioni. Per non rimanere chiusi in questa follia, dovuta alla crescita delle conoscenze scientifiche, bisogna rivolgersi alla cultura classica per progredire e definire gli scopi profondi della nostra esistenza in un connubio classico-digitale, mondo antico-universo di internet, ormai inscindibile.
La scienza progredisce a ritmo incalzante. Ma allora, si domanda ancora il succitato Maccacaro, è la Filosofia (l’amore per la sapienza) la massima espressione dell’elaborazione del pensiero? Oppure è la Fisica con il suo sforzo di comprensione e rappresentazione del mondo? O lo è la Matematica in quanto linguaggio già riconosciuto da Galileo come il linguaggio dell’Universo? La risposta è che lo sono sia le discipline scientifiche che quelle umanistiche, insieme, perché si completano le une con le altre.
Il Professore Guido Tonelli (4), a conferma di questa corrispondenza tra il classicismo e la scienza, si chiede chi, se non i filosofi, gli umanisti, gli artisti, potrà dare senso all’esistenza umana nell’epoca del dominio della scienza e della tecnologia? Chi altri potrà aiutare l’umanità a fare i conti con quei cambiamenti di paradigma che potrebbero essere indotti dalle nuove, inimmaginabili scoperte scientifiche dei prossimi decenni?

Di cultura ce n’è una sola.


Giuseppe Vitolo

Note
1 F. Polacco, La cultura a picco. Il nuovo e l’antico nella scuola, Venezia, Marsilio, 1998, p.9.
2 T. Maccacaro, Cultura, scienza e ricerca, Istituto Nazionale di Astrofisica e Gruppo 2003.
3 C. Rovelli, Scienza e cultura classica, in Terza cultura. Idee per un futuro sostenibile, Milano, Il Saggiatore, 2011.
4 G. Tonelli, Ma la cultura classica può dare un’anima alla scienza, in D. Antiseri, C.Bearzot, C.Carena, V.Magrelli, P.Mastrocola, A.Oliverio, A.Porro, G.Ravasi, C.Scarpati, G.Tonelli (con prefazione di A.Zaccuri), Ritorno ai classici, Vita e Pensiero, 2017.