Paolo Di Falco

Paolo Di Falco

Direttore del blog La Politica Del Popolo, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano nella mente di alcune persone.

E' il sesto giorno
adesso dormo, pure mamma e un tipo magro
qualcosina più in là grida che vede la Madonna
e questa barca adesso puzza di benzina e di morte
e mamma ha detto di non farci caso
e di essere forte
e di fare il bravo bambino
e star seduto qua
che mamma adesso s'addormenta
e raggiunge papà
però piangeva e si sforzava di sorridere
forse era proprio tanto stanca pure lei    
    (Mirkoeilcane stiamo tutti bene)

L'altro ieri è stata la giornata mondiale del rifugiato e il nostro pensiero va alle 43 persone che sono a bordo della Sea Watch 3 da ormai una settimana. Il Ministro Salvini e il ministro Toninelli si ostinano a ribadire una linea dura da parte dell'Italia. Toninelli ha inoltre precisato che la nave non può approdare in Italia perché “aveva ricevuto da parte della Guardia costiera libica il segnale di coordinamento delle operazioni e l'equipaggio della nave ha deciso di voltarsi dall'altra parte e di andare a nord verso l’Italia”.

Il ministro, come ha ribadito la Ong, dimentica che la Libia non può essere ritenuto un porto sicuro perché le persone a bordo della nave sarebbero state riportate nei centri di detenzione dove quotidianamente avvengono violenze, estorsioni, torture e omicidi. Posizione per altro condivisa anche dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Quello che nessuno dei due ministri capisce è che chiudere i porti non aiuterà a risolvere il problema dell'immigrazione ma anzi al contrario provocherà ancora più morti e il Mediterraneo si tingerà nuovamente di rosso. Ricordiamo ancora cosa successe l'11 ottobre del 2013? Una nave con almeno 480 persone, quasi tutti medici in fuga dalla guerra in Siria, lasciò le coste libiche. Poco dopo vennero attaccati, a colpi di mitra, da una motovedetta della guardia costiera libica che voleva sequestrarli. Così la neve iniziò a imbarcare l'acqua.

La nave si trova a 61 miglia a sud da Lampedusa e a 118 miglia  a sud-ovest di Malta  e allora iniziarono ad arrivare sia in Italia che a Malta le richieste di aiuto. Di quel 11 ottobre ricordo le parole di un medico, Mohamed Jammo, che cercò di chiedere aiuto per salvare la sua famiglia. Ricordo trasparire, dalle registrazioni delle chiamate, la sua voce disperata, la sua straziante richiesta d'aiuto, quel suo “ Per favore, fate in fretta. L'acqua sta entrando” di fronte  alle continue domande della capitaneria di Roma. Ricordo la responsabilità scaricata tra Lampedusa e Roma. Ricordo ancora quella  sua ultima chiamata alla capitaneria di Roma, mi rimbomba in testa la sua ultima frase:” Stiamo morendo per favore non abbandonateci, il credito è finito”  e dall'altra parte del telefono, il sentirsi rispondere freddamente:”Chiama Malta”.

Il pomeriggio dell’11 ottobre 2013 la nave Libra viene lasciata cinque ore in attesa di ordini ad appena un’ora e mezzo di navigazione dal barcone affondato perché i comandi militari italiani erano preoccupati di dover poi trasferire i profughi sulla costa più vicina. Il pomeriggio dell’11 ottobre 2013 morirono 268 persone tra cui ben 60 bambini. Tra quei bambini annegati c’erano anche le due figlie rispettivamente di 6 anni e di 9 mesi del dottor Mohamed Jammo. Quelli ufficiali italiani, quelle risposte fredde dinanzi le richieste di aiuto non rappresentano sicuramente la nostra Italia.

Noi non ci sentiamo certamente rappresentanti dai quei ministri che con lo slogan dei “porti chiusi” cercano di distogliere l’attenzione invece di risolvere il problema. Non dimentichiamoci che quelle persone sulla Sea Watch, le tante che sono annegate non erano e non sono semplicemente migranti ma sono prima di tutto esseri umani e devono essere trattati da tali. Dal nostro punto di vista l'Italia non è certamente quel tipo di Paese dipinto da loro, l'Italia è rappresentata quest'oggi dalle tante associazioni, dai tanti volontari che cercano di aiutare gli altri.

L'Italia è in questo momento rappresentata dalle persone del Forum Lampedusa solidale che hanno deciso di dormire sul sagrato della parrocchia san Gerlando a Lampedusa fino a quando i naufraghi e l'equipaggio a bordo della Sea-Watch non verranno fatti scendere a terra. Lì in quelle persone rivediamo la nostra cara Italia. La nostra cara Italia che per molte persone rappresenta la meta sognata, l'unica speranza per ricominciare una vita nuova lontana dalla guerra, lontana dalla violenza.

Chi siamo noi per rubare ad un uomo la speranza?

La speranza è come una strada nei campi: non c’è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma.
(Yutang Lin)