“In una società dove i crimini contro l'umanità si relativizzano o si giustificano con eufemismi, è necessario mantenere viva la parte più oscura della memoria. Niente deve essere dimenticato" (Luis Sepùlveda, scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista cileno).

Le cause del golpe

Nel 1970 Salvador Allende vinse le elezioni presidenziali con il 36,3 %, e perseguì una politica che egli stesso chiamò “La via cilena al socialismo” (considerata per molti una manovra di emulazione del regime cubano), che comportava la nazionalizzazione di grandi imprese (come ad esempio quella del rame) e il tentativo di ristrutturare l’economia: questa linea d’azione causò il contrasto con il partito nazionale, il ceto medio, la Chiesa Cattolica e i cristiani-democratici. Nell’ottobre 1972 ci fu la prima ondata di scioperi di alcuni sindacati, piccoli imprenditori e anche gruppi di studenti, in seguito ai quali ci fu un declino economico dovuto al crollo dell’esportazione del rame e un incremento del prezzo dei beni di prima necessità, situazioni che portarono alla formazione del partito di opposizione al governo Allende: la confederaciòn democratica (partito nazionale e cristiani-democratici).

La crisi raggiunse l’apice con i due colpi di stato del 1973: quello del 29 Giugno (il cosiddetto Tanquetazo) che non si concretizzò, a cui seguì quello dell’11  Settembre. Quella mattina a Santiago le forze armate cilene, guidate da Pinochet, tramite l’operazione silenzio, bombardarono le sedi di tutte le stazioni radio e tv tranne radio Magallanes, del partito comunista, attraverso la quale Allende parlò per l’ultima volta al popolo cileno: «Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento».

L’11 Settembre è definito il giorno più nero della storia del Cile: la Moneda venne assediata e bombardata, e a difesa di essa rimasero solo un piccolo gruppo di poliziotti socialisti fedeli ad Allende, il presidente stesso, e il GAP, ossia le sue guardie del corpo (GAP= Gruppo di amici del presidente), tra cui anche Luis Sepùlveda.

Il presidente Salvador Allende, arrendendosi all’evidenza dell’imminente disfatta, si suicidò con un AK-47 all’interno del suo ufficio nella Moneda: a capo del paese si insediò il generale Augusto Pinochet, che governò fino al 1988.

Cile di Pinochet

Non appena Pinochet divenne capo della giunta militare, attuò immediatamente dei radicali cambiamenti economici, sociali e soprattutto politici: sciolse infatti molti partiti politici , mirando ad adottare un governo completamente liberista e anticomunista; questo orientamento politico era in netto contrasto con il precedente governo del Cile, che, grazie alle elezioni presidenziali del 1970, era diventato il primo stato al mondo con un presidente marxista democraticamente eletto (Salvador Allende).  La dittatura di Pinochet condusse a una grave crisi economica e un'impennata dell'inflazione. Il suo governo fu da subito incentrato sulla soppressione sistematica di tutti gli avversari politici di sinistra: secondo le stime si contano ufficialmente 3508 morti, tra cui anche sparizioni forzate, desaparecidos -anche nei voli della morte (pratica di sterminio volta ad eliminare i dissidenti politici gettandoli in mare vivi e sotto effetto di droghe da appositi aerei). Lo Stadio Nazionale divenne un vero e proprio campo di concentramento, in cui avvenivano torture, stupri, interrogatori violentissimi: sono circa 130.000 le vittime arrestate nei tre anni seguenti, soprattutto ex sostenitori del Presidente Allende. I bambini degli oppositori venivano strappati alle loro famiglie e consegnati nelle mani del regime, migliaia di persone vennero uccise, disperse, cancellate dai registri. Villa Grimaldi, la tenuta di campagna a sud-est di Santiago fu trasformata da Pinochet nel principale luogo di detenzione, tortura, omicidio degli avversari politici.

Il Regime terminò nel 1990, dopo un plebiscito contro Pinochet nel 1988 e le libere elezioni del 1989. Il presidentesi dimise dal suo ruolo l'11 marzo 1990, quasi 17 anni dopo il golpe.

Il ruolo di Luis Sepulveda

Nella terribile prigione dell’orrore di Villa Grimaldi, vennero reclusi più di cinquemila cileni. Tra questi ci fu anche Sepùlveda , che venne torturato, condannato all’ergastolo (poi liberato grazie alle pressioni di Amnesty International), ulteriormente imprigionato e infine espulso dal Cile nel ‘77. Anche sua moglie fu vittima del regime di Pinochet: Carmen Yáñez, poetessa, cadde anche lei nelle mani della polizia e rinchiusa a Villa Grimaldi. Venne salvata quasi per caso, dopo essere stata gettata in un bidone moribonda e recuperata da un semplice passante. Sepulveda scrive a riguardo di questo tragico evento della sua vita parole cariche di sofferenza: “Sono morto tante volte: la prima quando il Cile fu stravolto dal colpo di Stato, la seconda quando mi arrestarono, la terza quando imprigionarono mia moglie"

Sepùlveda, in un’intervista a Repubblica, descrive il sentimento di vendetta che caratterizza coloro che sono stati imprigionati, torturati, che hanno subito ogni tipo di violazione e sono sopravvissuti, ma che viene rapidamente sostituito da quel desiderio di giustizia, di punizione giusta e inesorabile: “Abbiamo dimenticato rapidamente la vendetta e l'abbiamo sostituita con un ardente desiderio di giustizia”.

Spesso ci si ricorda di Luis Sepulveda solo come celebre scrittore, ma questa straordinaria personalità ha anche fortemente influito nelle battaglie storico-politiche del Cile, e ha subito grandi sofferenze in difesa dei suoi valori e del suo Paese.

Alice Pavarotti & Margherita Della Penna