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Parlare della mia terra non è facile: nulla da togliere alle altre regioni d’Italia ma in nessuna isola come la Sicilia si trova un concentrato di arte, cultura del genere. La Sicilia, terra di bellezze, di eroi e di quaquaraquà, di storia e di tragicità… Insomma avrete capito un vero e proprio ossimoro vivente. Così complicata che anch’io spesso fatico a capirla. Non starò qui a parlarvi del passato di fuoco e meraviglie di questa terra, dove le dominazioni sono di casa dato che, potremmo dire, ha ospitato “mezzo Mediterraneo” sulle sue coste. Non vi parlerò di Greci, Bizantini, Romani, Ostrogoti, Spagnoli ma di quello che queste civiltà hanno lasciato.

Quest’isola del Mediterraneo è infatti un esempio lampante di come la diversità sia ricchezza, di come ogni civiltà con la sua storia, la sua cultura abbia contribuito a renderla ancora più bella. Scegliere una delle tante bellezze è davvero difficile perché si rischia di estromettere qualcos’altro ma nonostante questo vorrei iniziare questo viaggio della mia isola partendo da una città a me vicina che molte volte è sottovaluta, Siracusa.

Una città dalla storia millenaria: fondata intorno il 734 a.C. , veniva paragonata spesso per potenza e ricchezza ad Atene. Città che accolse diversi volti prestigiosi del tempo, come Platone che sognava di instaurarvi una forma di governo da lui tanto vagheggiata, la Repubblica. Diverse volte la stessa Atene tentò di assoggettarla ma i Siracusani non si lasciavano piegare così facilmente grazie a diversi suoi patrioti eccellenti come Archimede. Per descrivere le sue gesta, i suoi sotterfugi non basterebbero nemmeno cento libri… E attenzione non fu solamente colui che inventò la celebre espressione “Eureka”. Alla fine però cadde e  fu conquistata da Roma, Cicerone nel I secolo a.C. la descriveva come la «più grande e la più bella città greca».

Numerose sono le tracce lasciate dai Greci come il Teatro Greco, il monumento più famoso della città, che anche nell’antichità ebbe grande fama e prestigio internazionali essendo l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale. Quasi dimenticato nel Medioevo, nei secoli successivi il teatro è stato oggetto di trasformazioni, spoliazioni, danneggiamenti e asportazioni che oggi lasciano visibile solo la sua gigantesca impronta ricavata nella roccia che ha affascinato viaggiatori e artisti dal 1700 alla metà del 1800.  Ancora oggi il teatro richiama migliaia di visitatori ma anche di artisti di fama internazionale che si esibiscono nel festival del teatro classico ogni anno organizzato dall’INDA, l’istituto Nazionale del Dramma Antico.

( https://www.indafondazione.org/fondazione-inda/)  Al Teatro Greco si sono esibiti personaggi come Annibale Ninchi, Elena Zareschi, Vittorio Gassman, Valeria Moriconi…E ancora le direzioni di registi del calibro di Irene Papas, Krzysztof Zanussi, Mario Martone….E a lavorare sulle parole dei grandi tragediografi con traduzioni o vere e proprie riscritture sono invece stati studiosi e artisti come Pier Paolo Pasolini, Edoardo Sanguineti, Salvatore Quasimodo e tantissimi altri. Una menzione speciale e doverosa va fatta a Andrea Camilleri che l’11 giugno 2018, prendendo per la prima volta le vesti di attore, impersonò l’indovino cieco Tiresia. Una performance memorabile sul palco, tra le antiche pietre del teatro greco di Siracusa.

“Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia più che secolare che ha avuto una tale quantità di trasformazioni da indurmi a voler mettere un punto fermo a questa interminabile deriva. A Siracusa vi dirò la mia versione dei fatti, e la metterò a confronto con quello che di me hanno scritto poeti, filosofi e letterati. Voglio sgombrare una volta per tutte il campo da menzogne, illazioni, fantasie e congetture, ristabilendo i termini esatti della verità.”
Andrea Camilleri

Testimone immobile della storia travagliata della città è anche “L’Orecchio di Dionigi”, una grotta a forma di S. Questo nome gli è stato attribuito da Caravaggio stesso che ebbe l’occasione di visitarla arrivato nella città durante la sua fuga dal carcere di Malta. Il nome allude anche alla presunta funzione della grotta: grazie alle sue straordinarie qualità acustiche il tiranno avrebbe in tal modo potuto ascoltare, da un piccolo ambiente collocato all'esterno della grotta, ogni parola dei prigionieri in essa rinchiusi.


Non tutti sanno inoltre che a Siracusa si trova anche un’opera dello già citato Caravaggio. La presenza del pittore a Siracusa però è avvolta nel mistero: non si sa infatti perché venne a rifugiarsi proprio in questa città né perché realizzò uno dei suoi più grandi capolavori proprio per la Basilica di Santa Lucia al Sepolcro. Il seppellimento di santa Lucia è la prima opera siciliana di Caravaggio, Il dipinto (cm 408x300) è stato eseguito su un supporto costituito da quattro teli di canapa cuciti in verticale. A differenza degli altri pittori egli non ritrae il martirio di Santa Lucia ma il momento del suo seppellimento. Tutto nel quadro appare come fosse sospeso, lento: il gruppo di personaggi sulla destra assiste alla scena, ma è sulla sinistra il fulcro della composizione, dove le due enormi figure dei seppellitori, lentamente, scavano la fossa.

Passeggiando tra le vie di Siracusa è impossibile non arrivare alla cosiddetta “terra delle Quaglie “più semplicemente U’ Scogghiu (lo scoglio), come viene chiamata in dialetto dai suoi abitanti, cioè l’isola di Ortigia che nel corso dei secoli ha assunto nomi e coloriture diverse. Percorrendo i suoi vicoli labirintici e attraversando le sue innumerevoli piazzette, è possibile vivere un’esperienza unica e respirare tutto il profumo del Mediterraneo. Palazzi, cortili, chiese e conventi cedono il passo a templi, castelli e fontane, componendo un mosaico abilmente cucito in pietra bianca, le cui tessere preziose risplendono al sole.

Passeggiando tra le vie di Ortigia si arriva inoltre al Duomo di Siracusa, il cui impianto architettonico cela al suo interno uno dei più celebri e meglio conservati monumenti in stile dorico della Sicilia: il tempio di Atena. Del tempio greco, voluto dal tiranno di Siracusa Gelone nel 480 a.C., per ringraziare la dea della Sapienza della vittoria conseguita ad Imera contro i cartaginesi, si possono ancora vedere quasi tutte le colonne del peristilio e parti della mura della cella. Queste, nel VI secolo d.C., furono inglobate alla chiesa bizantina che si sovrappose all’originaria struttura templare dell’edificio. I Bizantini innalzarono delle mura solide nello spazio tra le colonne e aprirono otto archi sulle pareti dell’antica cella, trasformando, così, il tempio in una basilica cristiana a tre navate che consacrarono alla Vergine Maria.

Naturalmente queste sono solamente alcune meraviglie che potrete trovare a Siracusa, una città che non smette mai di sorprendere, una città parte della storia del Mediterraneo, una città tutta da scoprire!

Paolo Di Falco