Millennials

Millennials

Leggi altri post di questo autore

Di Giulia Barbieri

“Abbiamo tante misure per i commercianti, tante misure per i piccoli imprenditori, per i medi e per i grandi. Approveremo la legge che impone lo stop nei weekend e nei festivi nei centri commerciali[..] l’orario degli esercizi non può più essere liberalizzato come fatto dal governo Monti.”

Sono parole del Ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di maio, il quale davanti alla stampa ha affermato l’intenzione del governo Di maio- Salvini.

Ora se non fosse comico sarebbe un film da fantascienza.

Da anni la domenica è il giorno in cui si consuma di più: centri commerciali, cinema, eventi sportivi, negozi, bar.

Le stime parlano chiaro: 19 milioni e mezzo di persone fanno la spesa nei negozi. La grande distribuzione organizzata ha dichiarato inoltre che le aperture domenicali sono state un grande successo, un rilevante sostegno ai consumi.

Perché fermarsi ora? Perché non fare il tifo per l’Italia che cresce?

Con questo provvedimento la grande distribuzione è in pericolo: oltre 50 000 posti a rischio.

E a pagarne le conseguenze, siamo noi.

Se i giovani hanno problemi evidenti con il mondo del lavoro (sottopagati, sfruttati, senza contratti regolari o con pochi diritti) la soluzione non è chiudere l’attività lavandosene le mani. La soluzione è sedersi attorno a un tavolo ascoltando le nostre esigenze, delle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro con timore verso il futuro, garantendoli stabilità. La soluzione è farsi un esame di coscienza e chiedersi cosa i giovani si aspettano e pretendono da questo esecutivo.

Perché va bene chiudere i negozi la domenica proclamandosi dalla parte del popolo, ma non puoi governare a slogan promettendo loro un reddito di cittadinanza che, semplicemente, non c’è e non ci sarà mai.

So cosa significa lavorare la domenica, e come me migliaia e migliaia di ragazzi lavorano, magari part time per mantenersi gli studi o semplicemente per essere più indipendenti.

Questa scelta è assurda. Possiamo condividere il fatto che la domenica sia giorno di riposo. Ma è anche il giorno in cui si spende di più, indubbiamente anche per una necessità di tempo; la trasformazione della società ha portato l’ingresso della donna nel mondo del lavoro e quindi a una “rivoluzione” delle faccende domestiche.

Ministro Di maio, ci ripensi. C’è una generazione che non vede l’ora di essere trascinata nel futuro, che non smette di credere in un paese dove i diritti siamo diritti e non utopia. Dove il lavoro è lavoro, non 780€ per starsene a casa. E la chiusura delle attività domenicali non è il giusto rimedio: è giocare contro l’Italia.