Simone Corrado

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Dalla caratterizzazione dei personaggi lettori Calvino ricostruisce la realtà dei lettori di ogni tempo. Afferma per mezzo di essi l’indipendenza e la parzialità della letteratura.

Riscoprire la letteratura: i rischi della seduzione romanzesca

Scrisse una volta Proust:

[Il ruolo della lettura nella nostra vita] diventa tuttavia pericoloso quando, invece di ridestarci alla vita personale dello spirito, la lettura tende a sostituirvisi, quando la verità non ci appare più un ideale che possiamo raggiungere soltanto con l’intimo progredire del nostro pensiero e lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, depositato tra i fogli dei libri come un miele preparato dagli altri e che noi dobbiamo soltanto fare lo sforzo di raggiungere negli scaffali della biblioteca per gustarlo poi passivamente in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.i

Stabilito con Proust il sirenico problema della seduzione romanzesca, la quale cattura in finzione gli ingenui lettori, bisognava a quel punto in letteratura la riscoperta del significato intrinseco del narrare, del suo valore e del primo scopo. Calvino, allora, tentò la strada, ristabilì le giuste proporzioni tra uomo e letteratura affinando lungo la produzione la sua percezione del problema lettura. E cioè che è la letteratura ad esistere per l’uomo e non l’uomo a dovere annullare la propria vita per godere del piacere di lettura. Che si tratti di un lettore impreparato e attratto dalla formula della letteratura come trasporto del «brigante dei briganti» Gian dei Brughi, o di uno più istruito e concentrato come Amedeo, i personaggi lettori di Calvino hanno spesso la colpa di un rapporto sbagliato col testo, nell’occasione mancata di un perfezionamento morale o di uno stimolo a ricercare il senso completo della propria esistenza.

Dalla ricerca del valore primitivo che l’uomo ha accordato all’arte del raccontare, sarebbe derivata la scoperta elementare e tuttavia non banale (specie in un’epoca dominata da sovrastrutture ideologiche qual è quella in cui vive Calvino), della narrazione come funzione del conoscere. Asserendo che «le fiabe sono vere», Calvino supporta l’idea che anche la letteratura sia vera, cioè sia il vero ed «eterno rispecchiamento della condizione umana», «una spiegazione generale della vita».ii

Letteratura come trasporto: Gian dei Brughi e la critica alla poetica del rispecchiamento

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Se dunque l’estetica della ricezione, o il problema della lettura, è parte integrante della visione letteraria di Calvino è chiaro allora che proprio i personaggi lettori possono offrirci una chiave di interpretazione per sciogliere i tanti nodi intrecciati nelle riflessioni critiche dell’autore. Il primo tassello del discorso di Calvino riguarda la critica al romanzo tradizionale di impianto realista e, più in particolare, alla poetica del rispecchiamento. Si guardi alla triste capitolazione di Gian dei Brughi - nella cui caratterizzazione si rintraccia forse la descrizione più intensa, paradossale, divertente e divertita dei poteri che Calvino offre della passione per la lettura. In questo personaggio la celebrazione dell’idea di lettura come passione vorace e disarmante disegna, all’interno del romanzo, il suo culmine e l’inizio di una parabola discendente. Dall’incontro con Cosimo in poi, Gian dei Brughi vedrà mutarsi da famoso e crudele brigante di Ombrosa in un lettore casalingo, instancabile e perfino ossessionato dalla lettura. Il bandito dei banditi, passando tutte le sue giornate a leggere, «s’era rimminchionito». E non è certo un’evoluzione positiva quella che il narratore intende sottolineare, descrivendo il brigante come un «rammollito» e «imminchionito», «cosa questa» ultima «più grave e dolorosa, perché la pazzia è una forza della natura, nel male o nel bene, mentre la minchioneria è una debolezza della natura, senza contropartita».iii Culmine della vicenda e dell’intonazione parodica della rappresentazione è la scena in cui il brigante, ormai prossimo all’impiccagione, si dichiara rinfrancato dalla notizia che Jonathan Wild, il criminale del romanzo di Fielding, sia destinato alla sua stessa fine. Ma tornando a noi, gli autori prediletti dal novello lettore erano Richardson e Fielding, vale a dire i veri padri fondatori del romanzo moderno. Appare dunque immediata la correlazione tra l’isolamento fisico e mentale del brigante e la solitudine delle lettrici inglesi descritte da Wattiv, le quali, per meglio assaporare Richardson, si rifugiavano nei piccoli gabinetti di lettura degli appartamenti borghesi di epoca vittoriana. Che si tratti della clandestinità di un brigante o del rifugio domestico delle lettrici inglesi, l’intimità del lettore con i romanzi di Richardson comporta, in entrambi i casi, la “penetrazione” della pagina scritta nella vita “affettiva” del lettore.

Alla «giusta distanza», il lettore ideale Cosimo Piovasco di Rondò

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La caratterizzazione di Cosimo è sotto questo aspetto antitetica rispetto a quella di Gian dei Brughi per scelte di lettura e modalità di ricezione, gli stessi parametri che fanno di questo personaggio figura nuova e punto di svolta nel panorama narrativo dell’autore. Mentre la vita di Gian dei Brughi si annulla in funzione di un’osmosi pressoché totale tra lettore e finzione narrativa, nell’esperienza di Cosimo l’atto della lettura mantiene un rapporto dialettico e costruttivo con la realtà.

«Con questo spirito, il discorso sui libri dovrebbe tendere non a restringere ma ad allargarsi […]. Discorso sui libri e discorso sulla vita devono il più possibile diventare un unico discorso; e ogni articolo essere la battuta di un dialogo che ne chiami altre».

Il costo è che per quanto sia avvalorata l’idea della possibilità di un miglioramento morale e civile attraverso la lettura, le vie di azione della letteratura sull’uomo risultano, tuttavia, nel loro complesso ridimensionate. La prima facoltà che viene a perdersi è quella consolatoria: al contrario del brigante che trova nella lettura una compensazione allo stato di prigionia e un conforto nel momento dell’esecuzione, la lettura di Cosimo, invece, riflette e, se possibile, amplifica gli stati d’animo che mutano con l’avvicendarsi delle esperienze di vita. Ciò risulta evidente nella scelta di interrompere l’abitudine di lettura, proprio come farà Enrico Gneiv, data dalla partenza di Viola e per traslato del primo amore: «nulla gli dava più la contentezza piena, né la caccia, né i fugaci amori, né i libri». Ma da questa rivincita vorace della vita sulla letteratura può nascere la nuova consapevolezza della parzialità stessa di questa nostra letteratura. Il suo essere principio indipendente e tuttavia, al contempo, subordinato alla vita.

La letteratura può insegnare la durezza, la pietà, la tristezza, l’ironia, l’umorismo, e tante altre di queste cose necessarie e difficili. Il resto lo si vada a imparare altrove, dalla scienza, dalla storia, dalla vita, come noi tutti dobbiamo continuamente andare ad impararlo.vi

Inoltre, se la predilezione di Gian dei Brughi per il romanzo sentimentale aggrava la sua attitudine all’isolamento, nel caso di Cosimo è, viceversa, proprio la scelta della Enciclopedia e l’attenzione per la manualistica a preservarlo da questa fine. Tra i libri che si faceva arrivare, cominciarono a figurare anche manuali d’arti e mestieri, per esempio d’arboricoltura, e non vedeva l’ora di sperimentare le nuove cognizioni. Cosimo infatti riserva per sé un ampio ventaglio di generi. Dal 1960 Calvino avrebbe di lì a poco progettato una collana poliedrica, aperta proprio alla commistione dei diversi generi letterari: dalle memorie degli esploratori ai trattati storici sino, per l’appunto, alla proposta di «libri di scienziati», in cui «la scienza, modo esemplare del confronto con la natura, […] diventa via di conoscenza totale, reintegrazione d’un umanesimo completo» in perfetta coerenza col modello esperito nel Cosimo Piovasco di Rondò. Le sue scelte di lettura manifestano allora un aspetto della sua ricezione: che il suo “amor di libro” sa dosare opportunamente distacco critico, passione e curiosità. Lo appassionavano le storie «di Rousseau che passeggiava erborizzando per le foreste della Svizzera, di Beniamino Franklin che acchiappava i fulmini cogli aquiloni, del Barone de la Hontan che viveva felice tra gli Indiani dell’America», senza tuttavia dimenticare l’insegnamento dei classici, «Tacito e Ovidio» e altri ancora, anticipa quell’ideale della giusta alternanza tra classici e attualità, che poi Calvino compiutamente suggerirà:

«Ecco dunque che il massimo rendimento della lettura dei classici si ha da parte di chi ad essa sa alternare con sapiente dosaggio la lettura d’attualità. […] Forse l’ideale sarebbe sentire l’attualità come il brusio fuori della finestra, che ci avverte degli ingorghi del traffico e degli sbalzi meteorologici, mentre seguiamo il discorso dei classici che suona chiaro e articolato nella stanza.»vii

Lettura con finalità educativa: il contromodello di Cosimo

Sentiva «il bisogno di commentare le scoperte che andava facendo sui libri» e «seppelliva di domande e spiegazioni il vecchio precettore». Alla versione parodica di magister dell’abate Fauchelafleur - sulla scorta del Don Abbondio manzoniano che se va in giro col breviario e la mente distratta da tutt’altri pensieri - si contrapponeva un recalcitrante Cosimo coi suoi ripetuti tentativi di movimentare la lezione promuovendo contro un’immagine statica e noiosa di lettura l’aspirazione del discepolo lettore a una più movimentata e dinamica. Orchestra un nuovo modello pedagogico o di lettura – apprendimento distinto appunto per l’eterogeneità della materia considerata e ancora per la modalità di ricezione: se «il vecchio prete fuor che un po’ di grammatica e un po’ di teologia annegava in un mare di dubbi e di lacune», Cosimo, invece, si appassiona ai classici (Tacito, Plutarco, Ovidio), ma anche alle «leggi della chimica» e agli esperimenti scientifici, e, soprattutto, ai grandi pensatori dell’Illuminismo.

Letteratura come divertimento: la scoperta di Brecht

Decisiva fu la scoperta della poetica del divertimento di Brecht, come più volte ricordato dallo stesso autore, che si definì una volta «sbrigativo assioma della sua estetica», tutto votato alla causa del delectare. Affermare che il teatro ha per fine il divertimento, e in ultima la narrativa stessa nel tentativo di trasposizione calviniano, «suona come la professione di fede non certo di un evasivo edonismo, ma della sua moralità concreta, del suo “umanesimo”. Individuata nel divertimento la propria «funzione sociale», Calvino afferma l’indipendenza della scrittura narrativa, e l’autonomia dell’azione letteraria, la quale, riacquista così la libertà di impegnarsi «sul piano poetico e gnoseologico e morale e storico insieme».viii «Io credo che il divertire sia una funzione sociale, corrisponde alla mia morale».ix

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È chiaro dunque che se da un lato si afferma il diritto al divertimento del lettore, si evidenziano anche i rischi connaturati in una ricezione autoreferenziale e votata al mero edonismo. Rivendicare l’indipendenza della letteratura dai vincoli pedagogici e politici non significa, quindi, per Calvino, rinunciare alla prospettiva umanistica, ma cercare, altresì, una via alternativa, in cui lo «scarto salvifico» della fantasia non sia disgiunto dal senso della lettura come «controcanto esistenziale necessario alla cognizione del vivere». E da questa convergenza, come ultimo atto del rinnovamento letterario di Calvino, è il passaggio da un’«ottica tradizionale del rapporto letteratura-società» a una «più feconda, del rapporto fra produzione e fruizione dei testi, fra scrittura e lettura, nonché un nuovo e più moderno modo di concepire la letteratura».

Simone Corrado


[i]Proust, Sulla lettura, cit., p. 24.
[ii]Piazza, Isotta. I personaggi lettori nell’opera di Italo Calvino. Unicopli, 2009.
[iii]Calvino, Il barone rampante, cit., p. 737
[iv]Ian Watt, The Rise of the Novel. Studies in Defoe, Richardson and Fielding, London, Chatto & Windus, 1957, tradotto in italiano con il titolo Le origini del romanzo borghese. Studi su Defoe, Richardson e Fielding, Milano, Bompiani, 1976.[v]È il protagonista de L’avventura di un impiegato.
[vi]Il midollo del leone, cit., p. 22.
[vii]Perché leggere i classici, cit., p. 1822.
[viii]Pavese, Carlo Levi, Robbe-Grillet, Butor, Vittorini…, cit., p. 2721
[ix] Calvino, Intervista con gli studenti di Pesaro, poi come Presentazione, cit., pp. VI-VII