Time to go man, il volto degli Stati Uniti dopo il voto e la vittoria democratica

Esteri dic 02, 2020

L’elezione di Joe Biden segna l’inizio di una svolta per tutti e, allo stesso tempo, la rinascita di una Nazione divisa, che ha abbandonato i suoi alleati in tutto il mondo.

Fonte, CBS News

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Vittoria per un soffio

Il neoeletto Presidente degli Stati Uniti ha ottenuto un risultato che per lungo tempo verrà ricordato anche per i numeri. Questa vittoria, seppure storica, è stata conseguita per una manciata di voti rispetto al numero dei votanti e il fenomeno del “trumpismo” sembra aver influenzato profondamente l’elettorato repubblicano più di quanto si creda. Non dobbiamo dimenticare che, malgrado la sconfitta, Donald Trump ha ottenuto in queste elezioni sette milioni di voti in più rispetto alle precedenti del 2016 contro Hilary Clinton.

La passata elezione ha dimostrato come l’orientamento politico dei cittadini statunitensi tenda sempre più a polarizzarsi su posizioni estreme, spesso contraddittorie, che si sono riflettute nella vita quotidiana di tutti i cittadini. Tale fenomeno non ha riguardato unicamente gli elettori repubblicani, ma anche quelli democratici, che all’inizio delle primarie sembravano sostenere il programma fortemente progressista di Bernie Sanders piuttosto che quello maggiormente moderato di Biden.

Il compito di sanare una frattura

Il Paese che esce dal voto sembra tutt’altro che una Nazione coesa, tanto dal punto di vista politico quanto da quello razziale.

Il contrasto, prima tacito, si è scatenato improvvisamente con le proteste di piazza a seguito della triste e ingiusta morte di George Floyiddurante l’estate. Gli Stati Uniti hanno mostrato al mondo intero fratture mai sanate, anzi, aggravate dalla gestione della Nazione negli ultimi quattro anni, ma questo scontro ha avuto anche il merito di mostrare come nessuno degli schieramenti possa definirsi privo di colpe.

L’orribile ondata iconoclasta da un lato e l’incredibile impunità con la quale alcuni soggetti si sono sentiti in potere di intervenire privatamente con la forza contro i manifestanti dall’altro, hanno lasciato tutti attoniti. A fronte del fatto che il denominatore comune di questi fenomeni sia stato tanto la debolezza quanto l’evidente accondiscendenza di alcuni membri delle forze dell’ordine, dobbiamo chiederci come sia possibile che la più grande democrazia della storia sia arrivata al punto di vergognarsi delle proprie origini storiche per abbattere il muro della disuguaglianza.

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Fonte, New York Post

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Un Capo di Stato….

In un clima nel quale i risultati della vittoria hanno tardato ad essere pienamente confermati, mentre l’attuale inquilino della Casa Bianca non è intenzionato a lasciare, Joe Biden ha già iniziato quello che può essere considerato il suo programma presidenziale.

Pur non essendosi ancora pienamente insediato, il neoeletto Presidente degli Stati Uniti mira ad ottenere un netto cambio di rotta rispetto al suo predecessore repubblicano sia sul fronte interno sia su quello estero.

….molte sfide

La lotta al Covid-19, con il numero dei contagi e delle morti nel Paese in crescita costante, rimane l’obiettivo numero uno per la nuova amministrazione. L’intenzione è non solo di bloccare la diffusione del virus senza falsi proclami, l’aver riconvocato Anthony Fauci ne è un esempio, ma anche di reintrodurre l’applicazione di misure più efficaci come l’Obama Care.

Fin dalle primarie, tra i punti salienti del programma elettorale del candidato democratico figurano l’impegno a migliorare le condizioni economiche della classe media e il proseguimento degli impegni legislativi ed esecutivi lanciati dall’amministrazione Obama.

Come dice lo slogan di Biden, “build back better”, sono proprio le piccole e medie imprese insieme alle grandi masse di lavoratori, dipendenti ed operai, a costituire il cuore della macchina economica statunitense. I democratici ne hanno riguadagnato la fiducia dopo aver perso il loro sostegno nel 2016, dopo che Trump non è stato capace di farne tesoro, a seguito dell’ultima riforma fiscale.

Infatti, è proprio in questo ambito che vogliono intervenire i Democratici, ridimensionando il taglio delle imposte societarie attuato dal Tax cuts and jobs act nel 2017. L’aliquota ordinaria passerebbe così dal 21% al 28%, inasprendo allo stesso tempo il contrasto alla delocalizzazione di beni immateriali in Paesi con regimi fiscali meno duri.

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Fonte, Aljazeera English

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Vecchi amici, non solo alleati

Dal 20 gennaio 2021 gli Stati Uniti torneranno ad essere un simbolo dei valori liberali e pluralisti e della cooperazione internazionale. Joe Biden è un fervente atlanticista e ci si aspetta che presto ricostruirà con l’Europa l’assetto nato dopo la Seconda Guerra Mondiale, migliorandolo. La vittoria democratica rappresenta non solo unareazione all’ascesa del populismo, ma anche un’inversione di tendenza che dà speranza al Vecchio Continente.

Mentre Trump vedeva l’Europa come un rivale economico, Biden la considera come un partner fondamentale. Questa alleanza, oggi, si esplica tanto attraverso relazioni di reciproca difesa, militari ed economiche, quanto nella condivisione di obiettivi comuni, come la lotta ai cambiamenti climatici e al coronavirus. Gli Stati Uniti però dovranno compiere una serie di step fondamentali per ricostruire questo rapporto di mutua assistenza, come il rientro negli Accordi sul Clima di Parigi, nell’Organizzazione Mondiale della Sanità e una ridefinizione degli oneri di ciascun membro della NATO.

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Fonte, NATO

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Joe Biden non sembra assolutamente intenzionato a fermare la strategia di disimpegno dal Medio Oriente e questo lascia un grande vuoto nella regione, di cui ad esempio hanno approfittato i Turchi invadendo i territori siriani difesi dalle milizie kurde. Per impedire il ripetersi di questi eventi è necessario che il ritiro statunitense sia accompagnato da un maggiore intervento europeo, volto a mantenere la stabilità in zone come la Libia, il Mediterraneo orientale, la Siria e il Nagorno-Karabakh. Ciò implica che sarà necessario un aumento delle spese per la difesadel nostro e di altri Paesi europei.

Mentre non sappiamo quali siano le intenzioni del Presidente neoeletto nei confronti dell’Iran, è fondamentale che l’Unione Europea e gli Stati Uniti ricostruiscano un solido asse del mondo Occidentale per contrastare le sfide poste da Russia e Cina. Tale convergenza però sarebbe a rischio qualora le relazioni con Pechino dovessero peggiorare: l’Europa, infatti, potrebbe dissociarsi per mantenere i propri legami economici con i Cinesi. Per tale motivo è necessario che i dazi tra il Vecchio e il Nuovo Continente vengano abbassati, così da trovare un valido mercato alternativo e rallentare la crescita cinese.

Rise America, rise again

Durante la campagna elettorale era chiaro che gli Stati Uniti avrebbero presto cambiato volto, qualunque fosse stato il risultato. Ora Europei e Statunitensi devono collaborare strettamente, se il risultato delle Presidenziali porta maggiore fiducia nei partiti tradizionali anche in Europa, questo trend sarà garantito riducendo l’incertezza a livello economico, aggravata dalla crisi pandemica. La vittoria di Joe Biden certamente ha allontanato il populismo e l’estremismo violento, ma il contrasto a queste correnti deve essere efficacie nei prossimi quattro anni. Altrimenti, il rischio di un nuovo capovolgimento diventerebbe più che un’opzione concreta e questo mandato risulterà solo una tregua, prima del ritorno dell’autocrazia e del sovranismo.

Vittorio Repetto

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Vittorio Repetto

Ciao, sono Vittorio Repetto, scrivo per il blog Generazione Millenials nella sezione esteri e, in particolare, mi occupo dell’analisi degli eventi che si verificano nel continente americano.