Paolo Di Falco

Paolo Di Falco

Direttore del blog La Politica Del Popolo, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano nella mente di alcune persone.

Perché si uccidono le persone che hanno ucciso altre persone?
Per dimostrare che le persone non si devono uccidere?

Nelle ultime ore l'amministrazione Trump ha deciso di reintrodurre la pena di morte negli Stati Uniti. Il procuratore generale statunitense William P. Barr ha infatti annunciato che il Governo federale degli Stati Uniti tornerà a ordinare l’esecuzione di condanne a morte, una cosa che non ha fatto negli ultimi 16 anni, dato che a livello federale era stata sospesa dal 2003. Barr ha affermato che questa decisione è stata presa in segno di rispetto nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Ha aggiunto che tra dicembre e gennaio saranno eseguite le condanne a morte di cinque attuali detenuti, condannati per omicidi o stupri. Al momento gli stati statunitensi in cui è prevista la condanna a morte sono 29.

Una notizia che ha indubbiamente un grande impatto emotivo, ma aspettate un momento. Quante persone ogni anno muoiono condannate a morte? In quali Paesi è legale?  Vi sono delle leggi che la vietano? E soprattutto perché a nostro parere andrebbe abolita?

In rete non sono molte le fonti che riusciamo a trovare, forse perché non se ne parla abbastanza. L'unica fonte attendibile è il rapporto sulla pena di morte nel mondo, stilato nel 2018 da Amnesty International. Nel rapporto si legge che sono state almeno 690 le esecuzioni registrate globalmente nel 2018  con una diminuzione nel valore complessivo rispetto al 2017 (almeno 993). Questo dato costituisce il più basso numero di esecuzioni che Amnesty International ha registrato negli ultimi dieci anni. Questo dato naturalmente è puramente indicativo in quanto in alcuni Stati come la Cina vi è un segreto di stato riguardante le condanne a morte annuali.

Fonte: Amnesty International 

Nel 2007 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la moratoria universale della pena di morte. Attualmente Amnesty International riporta che 58 stati continuano ad applicare la pena di morte nei loro ordinamenti, mentre 139 non l’applicano, di diritto o in pratica.  I paesi in cui è in vigore la pena di morte oltre agli stati Uniti sono la Cina, l’Arabia Saudita, il Pakistan, molte zone del Medio-Oriente e dell’Africa.

In materia di legislazione possiamo fare riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti umani dell'Onu, approvata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Sia chiaro questo è uno dei testi, a nostro parere, più bello del mondo per quello che vi è scritto e soprattutto per l'impatto rivoluzionario che il testo ha avuto nella vita di migliaia di persone. Nel preambolo si legge:

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo

Il testo garantisce il diritto alla vita e vieta tortura e pene crudeli, ma non vieta espressamente la pena di morte. Vi sono anche altre norme internazionali inerenti alla pena di morte e possiamo riassumerle dicendo che esse:

  1. Consentono l' uso della pena di morte solamente come fatto eccezionale
  2. La permettono solo per i reati più gravi
  3. Vogliono la riduzione del numero dei reati passibili di pena capitale
  4. Vietano la reintroduzione della pena di morte od un ampliamento del suo utilizzo
  5. Ne vogliono la completa abolizione

Per inciso in Europa la pena di morte è vietata e infatti il primo articolo della convenzione Europea sui Diritti Umani (21 aprile 1983) recita:

La pena di morte sarà abolita. Nessuno sarà condannato a questa pena, nessuno sarà giustiziato

Ritornando al rapporto di Amnesty International leggiamo che nel 2018, in violazione alle leggi della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sono stati molti i minorenni condannati a morte (7 almeno in Iran), persone con disabilità mentali o intellettive sono state condannate o messe a morte in diversi paesi, tra cui Giappone, Maldive, Pakistan e Stati Uniti d’America. Inoltre in diversi paesi, inclusi Arabia Saudita, Egitto, Bahrain, Cina, Iran e Iraq, alcune incriminazioni e sentenze capitali sono state basate su “confessioni” probabilmente estorte con la tortura o con altri maltrattamenti.

Insomma sono molte le violazioni che leggiamo nel rapporto e questo ci fa capire l'importanza dell'abolizione della pena di morte. Innanzi tutto oltre che a violare il diritto alla vita, è una punizione assolutamente disumana e come la storia ci dimostra nelle mani di regimi autoritari è stata usata e viene usata come strumento di repressione degli oppositori politici e ideologici. Non solo: con la pena di morte si può uccidere un'innocente . La pena di morte inoltre non dà nessun conforto ai familiari della vittima: che consolazione può offrire di fronte al dolore veder morire un altro uomo?

Chi è l'uomo per condannare a morte un suo simile?
Se ci riflettiamo bene non siamo nessuno per giudicare chi merita di essere ucciso e chi non lo merita.