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Uno showman sotto i riflettori, i capelli arruffati di un giallo canarino, l’inconfondibile accento britannico. È lui: Boris Johnson, Primo Ministro inglese, salito alla ribalta delle cronache negli ultimi giorni per il suo speech alla Nazione in riferimento al Covid-19.
Ma qual è stato il cuore del suo famigerato discorso del 12 marzo 2020? Siamo sicuri sia stato veramente colto nella sua essenza oppure i media hanno snaturato il suo discorso con un sunto malriuscito?

Il discorso

Basterebbe ascoltare per intero la conferenza stampa di Johnson per rendersi conto che la sua teoria -condivisibile o meno, certo- non è così infondata, come alcuni media hanno voluto far sembrare, né può essere risolta con un: “Abbiamo deciso di non fare un bel nulla, aspettando che la natura faccia il suo corso”.

Le premesse

Il leader conservatore apre la conferenza dichiarando senza giri di parole che il mondo intero si trova di fronte ad una pandemia globale.
Purtroppo -dice- non si tratta di un’influenza stagionale ed il sistema immunitario di nessuno di noi ha mai sviluppato anticorpi per questo nuovo virus: pertanto, è verosimile che molte più persone contrarranno la malattia. Va inquadrata in quest’ottica la frase: “More families, many more families are going to lose loved ones before their time”, poi tradotta grossolanamente in: “Abituatevi a perdere i vostri cari”, parole di fatto mai uscite dalla sua bocca.

Johnson’s plan

Boris, coadiuvato dai due chief scientists Chris Whitty e Patrick Vallance, presenta un piano ispirato al principio del  “doing the right thing at the right time”, ovverosia di adottare misure restrittive con gradualità, senza il fervore del tutto e subito.
La strategia di contenimento ed intervento mirato, il 12 marzo, infatti, prevedeva che soltanto chi avesse sintomi di coronavirus (anche se miti, come tosse continua o febbre) dovesse restare a casa per almeno 7 giorni. La chiusura delle scuole e la sospensione di eventi sportivi, ancora, non venivano contemplati tra i provvedimenti da fare propri nell’immediato.

Le ragioni


Patrick Vallance proiettò un grafico che mostrava l’andamento seguito dalle epidemie nella storia dell’umanità.


(Immagine tratta da: ilmeteo.it)

Si tratta di un grafico dalla forma di un sombrero, suddivisibile in 3 porzioni: fase piatta-fase picco-fase piatta.

Il chief scientist disse che l’Inghilterra si trovava ancora all’inizio, nella fase piatta, e che la fase picco sarebbe arrivata tra le 10 e le 14 settimane seguenti.
Quello che si poteva fare in questa fase preparatoria, a suo avviso, era da un lato rallentare il picco, dall’altro abbassare il livello della quota raggiunta da tale picco. Il tutto in vista degli obiettivi finali quali:
-contenere la malattia;
-ritardare la diffusione del virus;
-salvare vite.

Chris Whitty, ai giornalisti che con domande incalzanti gli chiedevano come mai adottassero misure tanto blande, rispose: “Le persone iniziano con le intenzioni migliori, ma ad un certo punto l’entusiasmo inizia ad affievolirsi. Se inizi troppo presto con le restrizioni, poi l’entusiasmo delle persone si esaurisce quando si è alla fase picco, che è esattamente il periodo in cui vogliamo che le persone applichino queste misure e che avverrà fra le 10 e le 14 settimane”.

Anche Johnson, sulla chiusura delle scuole, precisò che le scuole allora rimanevamo aperte, perché per ora il consiglio degli scienziati era quello, ma nei giorni successivi con la diffusione della malattia probabilmente questo sarebbe cambiato. Infatti, come ci si poteva aspettare, anche dall’altra parte della Manica hanno  ricorso alla chiusura delle scuole ed alla quarantena a livello nazionale. Ma il Governo inglese non ha invertito la rotta: ha semplicemente seguito in maniera lineare il suo piano.

Vallance, infine, chiosò: “Il ritardo non  è un ritardo fine a se stesso, ma un ritardo finalizzato a massimizzare gli effetti”.

Conclusioni

Alla luce di questo, colpisce molto leggere commenti su vari quotidiani, italiani e stranieri, di un Johnson che con le sue parole ha raggelato l’Inghilterra decidendo di agire alla cieca, quando dalla conferenza stampa si sentono parole come: “The government will do all we can to help you and your family” e “Everything is guided by science”.

Il fatto che Boris abbia fatto un discorso disegnando una strategia politica ben precisa è un’evidenza. Certo, questa è condivisibile o meno, e Johnson, come tutte le persone che osano, può trovare alternativamente consenso o critiche. In questa sede non è interessante né biasimarlo né tantomeno di lodarlo.

Piuttosto, risulta stimolante constatare come l’Inghilterra, alla stregua di molti altri Paesi europei, sia stata in un primo momento riluttante ad adottare una strategia di interruzione radicale della vita ordinaria di fronte al bivio tragico tra vita ed economia, e come una notizia riportata, in Italia così come all’estero, possa completamente stravolgere il cuore di un discorso, sì, anche quando chi lo pronuncia è un sovranista spettinato dai capelli giallo canarino.

Giulia Bedoni