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A cura di Federico Luchi

Ormai è divenuto il tema del momento, vediamo di capire meglio di cosa si tratta.

Per Corona virus si intende una famiglia di virus a RNA (Coronaviridae) dotati di pericapside a singolo filamento così definiti poiché strutturalmente nella loro forma infettiva ricordano una ghirlanda. Tale famiglia di virus è stata considerata non fatale sino agli anni 2002/03 quando si è diffusa dalla provincia cinese di Guangdong fino a paesi come Vietnam, Thailandia, USA una forma che ha causato nell’uomo sindrome respiratoria tanto grave e acuta (Severe Acute Respiratory Syndrome, SARS) da raggiungere un elevato indice di mortalità.

La nuova forma di coronaviridae, 2019-nCoV, è stata osservata presentare somiglianze significative con una sequenza appartenente al virus SARS di pipistrello isolato nel 2015 in Cina supportando quindi l’ipotesi per cui la catena di trasmissione abbia avuto origine da tale animale per poi raggiungere l’uomo. Ulteriori studi suggeriscono inoltre il serpente come serbatoio del virus per l’infezione umana in quanto un’analisi di quali codoni vengono preferenzialmente utilizzati nel processo di codifica di amminoacidi ha evidenziato similarità. Stando però a quanto comunicato recentemente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO), non è certa la fonte animale di contagio ma ciò che è acclarato è una somiglianza sintomatica con SARS; rispetto a quest’ultima però 2019-nCoV presenta una maggiore capacità infettiva e patogenicità ma una inferiore letalità, cioè il rapporto percentuale morti/contagiati (si attesta attorno al 2-3%, mentre per SARS moriva in media 1 persona su 10). Questo è dovuto al fatto che 2019-nCoV strutturalmente possiede un sito di legame con recettore simile a SARS-CoV, ma variazioni amminoacidiche a livello di alcuni residui chiave.

Facendo riferimento ad uno studio epidemiologico condotto su 99 pazienti affetti da 2019-nCoV, il 49% di essi è entrato in contatto con il mercato di pesce e animali vivi di Wuhan (provincia di Hubei, Cina) fulcro di origine del contagio umano; l’età media di tali pazienti è di circa 55 anni ed il 51% di loro presentava già malattie croniche. I sintomi più frequentemente osservati sono febbre, tosse, difficoltà respiratorie, stato di confusione.

L’interpretazione offerta da esperti in merito ai dati ottenuti è che il rischio di contagio è maggiore per individui anziani di sesso maschile con già disturbi cronici e che i morti presentavano già un elevato livello di criticità secondo la classificazione MuLBSTA (modello predittivo di mortalià in caso di polmonite virale).

L’attenzione dei mass-media e del mondo scientifico riservata a 2019-nCoV è quindi dovuta al potenziale pandemico superiore rispetto ad altri virus del passato poiché è capace di trasmissione inter-umana. Ciò però non deve giustificare allarmismi da psicosi collettiva inutili e pericolosi, basti pensare infatti che il tasso di infettività, cioè quante persone possono essere contagiate da un individuo affetto da tale virus, è di circa 1.4-2.5 mentre ad esempio per il morbillo (malattia infettiva sottovalutata) è attorno a 15 persone.

L’atteggiamento giusto da seguire in questa situazione è quindi quello di adottare semplici misure preventive quali evitare viaggi in paesi ad alto rischio, evitare il contatto con persone provenienti da zone a rischio, lavarsi spesso e bene le mani. È inoltre importante riporre fiducia nella ricerca scientifica e nelle organizzazioni sanitarie; l’OMS ha infatti recentemente dichiarato lo stato di emergenza internazionale di salute pubblica, i vari Stati sono quindi vigili nel monitorare la situazione ed attuare le misure preventive che in Italia già erano state prese da regioni come la Toscana che da qualche giorno ha istituito una task-force di esperti di igiene e prevenzione. Sicuramente la politica avrebbe potuto facilitare la gestione di situazioni del genere omogenizzando i livelli minimi di assistenza sanitaria a livello nazionale, ma questa è un’altra storia.

Fonti:
The history and epidemiology of Middle East respiratory syndrome corona virus - Aisha M. Al-Osail and Marwan J. Al-Wazzah - Multidisciplinary Respiratory Medicine
The 2019-new coronavirus epidemic: evidence for virus evolution - Domenico Benvenuto, Marta Giovannetti, Alessandra Ciccozzi, Silvia Spoto, Silvia Angeletti, Massimo Ciccozzi – Journal of Medical Virology
Updated understanding of the outbreak of 2019 novel coronavirus (2019-nCoV) in Wuhan, China - Weier Wang, Jianming Tang, Fangqiang Wei – Journal of Medical Virology
Genomic characterisation and epidemiology of 2019 novel coronavirus: implications for virus origins and receptor binding - Roujian Lu, Xiang Zhao, Juan Li, Peihua Niu, Bo Yang, Honglong Wu, Wenling Wang, Hao Song, Baoying Huang, Na Zhu, Yuhai Bi, Xuejun Ma, Faxian Zhan, Liang Wang, Tao Hu, Hong Zhou, Zhenhong Hu, Weimin Zhou, Li Zhao, Jing Chen, Yao Meng, Ji Wang, Yang Lin, Jianying Yuan, Zhihao Xie, Jinmin Ma, William J Liu, Dayan Wang, Wenbo Xu, Edward C Holmes, George F Gao, Guizhen Wu, Weijun Chen, Weifeng Shi, Wenjie Tan – The Lancet
Epidemiological and clinical characteristics of 99 cases of 2019 novel coronavirus pneumonia in Wuhan, China: a descriptive study - Nanshan Chen, Min Zhou, Xuan Dong, Jieming Qu, Fengyun Gong, Yang Han, Yang Qiu, Jingli Wang, Ying Liu, Yuan Wei, Jia’an Xia, Ting Yu, Xinxin Zhang, Li Zhang – The Lancet