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Di Alessandro Zuglian

Tra le polemiche che si sono scatenate quest’estate c’è da evidenziare una campagna di disapprovazione, a tratti quasi denigratoria, dell’operato delle ONG operanti nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo; dai toni duri ed aspri quasi fosse una crociata. Anche in questo caso si ripete questa specie di esercizio ricorrente di individuare un capro espiatorio su cui scaricare frustrazioni e responsabilità in situazioni problematiche in cui la soluzione appare incerta da raggiungere. Al dibattito si aggiunge l’intervento dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi che lo scorso 17 agosto in Sicilia alla presentazione del suo libro ‘Il piano inclinato’ ha dichiarato: “Le ONG? Credo sia indispensabile la regolamentazione ma il salvataggio delle vite umane non deve essere messo in secondo piano”. Per fare chiarezza in questa situazione caotica e sgonfiare le polemiche è stato predisposto dal ministero dell’interno, un codice di comportamento per le ONG che con il loro impegno coprono circa il 40% delle ricerche e dei salvataggi umanitari. Ma in che cosa consiste questo codice? Da notare che i dettagli non hanno avuto il risalto necessario dai media, si tratta di 13 regole:

1) Non entrare nelle acque libiche, “salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo” e non ostacolare l’attività della Guardia costiera libica.
2) Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione.
3) Divieto di effettuare comunicazioni o inviare segnalazioni luminose per agevolare la partenza e l’imbarco di natanti che trasportano migranti.
4) Attestare l’idoneità tecnica per le attività di soccorso. In particolare, viene chiesto alle ong anche di avere a bordo “capacità di conservazione di eventuali cadaveri”.
5) Informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita.
6) Tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull’andamento dei soccorsi.
7) Non trasferire le persone soccorse su altre navi, “eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo (Mrcc) e sotto il suo coordinamento anche sulla base delle informazioni fornite dal comandante della nave”.
8) Informare costantemente lo Stato di bandiera dell’attività intrapresa dalla nave.
9) Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni.
10) Ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, “eventualmente e per il tempo strettamente necessario”, funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico.
11) Dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità dello Stato in cui l’ONG è registrata.
12) Cooperazione leale con l’autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.
13) Recuperare, “una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile”, le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini.

Da queste regole emerge il desiderio di collaborazione con tutti i partner attivi nel Mediterraneo. Tra le ONG suscita perplessità la presenza di poliziotti sulle navi per lo screening dei migranti ma si tratta di una preoccupazione ingiustificata: perché non si vogliono degli agenti a bordo che aumentino la sicurezza? C’è l’errore di ritenere umanità e legalità incompatibili. Come se la legalità fosse un ostacolo all’obbligo, innanzitutto morale, di difendere il primato della dignità di ogni vita umana messa in pericolo nei “viaggi della speranza” nel Mediterraneo. La sicurezza, invece, offerta dal codice, serve proprio a sgombrare il campo da ogni sospetto di possibili collusioni tra i “trafficanti di carne umana” che alimentano una forma di schiavitù moderna e le ONG. In questa ottica il codice va visto esattamente all’opposto di certi luoghi comuni: è innanzitutto nell’interesse delle ONG questo quadro di norme da rispettare. L’obiettivo è evitare che la doverosa umanità verso i migranti, a volte disprezzata bollandola come “buonismo”, si trasformi ingenuamente, anche se a torto, in un assist alle attività criminali degli scafisti.
Infine ci tengo a ricordare la pratica virtuosa da incentivare dei corridoi umanitari. Abbiamo l’esempio di quanto realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio con la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Tavola Valdese in accordo con lo stato italiano. Offre vantaggi per tutti: i migranti non rischiano la vita perché evitano il viaggio con i barconi e non c’è nessun costo per lo stato poiché l’accoglienza è a carico delle associazioni. Tra febbraio 2016 e luglio 2017, sono già arrivate circa 850 persone.